Tumore bloccato da classico farmaco economico per curare ipertensione

Un farmaco di pochi euro si rivelerebbe molto efficace per contrastare l'avanzata del cancro. Lo studio porta la firma italiana ed è già in arrivo il seguito.

Tumore bloccato da classico farmaco econ

Tumore bloccato da classico farmaco economico


Ci sono almeno due ragioni per cui questa scoperta è essere destinata a lasciare il segno nel mondo della medicina e del contrasto ai tumori. La prima è la sua portata rivoluzionaria. Sarebbe infatti sufficiente un farmaco economico per frenare l'avanzata del melanoma, anche aggressivo. Uno di quelli, per intenderci, solitamente somministrato ai pazienti che soffrono di ipertensione. Il secondo motivo è invece tutto di orgoglio patriottico perché la scoperta porta una firma italiana. Se è ragionevolmente prematuro parlare di svolta, lo studio scientifico pubblicato da Jama Oncology apre nuove prospettive sul terreno della lotta ai tumori. E lo fa partendo da ottime basi.

La lotta al tumore con un medicinale economico

I dati che arrivano dal dipartimento di Scienze Dermatologiche dell'Università degli studi di Firenze sono decisamente sorprendenti accendono le speranze per il futuro: la diffusione del melanoma è stata frenata dell'80 per cento nei pazienti sottoposti allo studio. E, dettaglio nient'affatto di secondo piano, senza che fossero stati registrati effetti collaterali. Ma quali sono le ragioni di questa scoperta? Perché un semplice medicinale economico si rivela così efficace per un male tanto duro quanto apparentemente imbattibile? Siamo ancora nel campo delle ipotesi poiché gli stessi medici dell'ateneo toscano avanzano più teorie per giustificare gli effetti.

Una delle più condivise, ragionano, è che lo stress a cui sono sottoposti i pazienti provoca il rilascio di adrenalina che favorisce la comparsa dei tumori, con i recettori bloccati dal propanololo. Questi farmaci impediscono la vascolarizzazione del tumore e il risultato è che diventa una malattia cronica. Diventa perciò necessario utilizzare il betabloccante per un lungo periodo senza gli effetti negativi dei farmaci biologici. Entrando nei particolari della ricerca, son sono stati tenuti sotto osservazione 53 pazienti, di cui 19 trattati proprio con il propanololo, uno dei principali beta bloccanti. Tra pochi mesi, è stato ufficialmente annunciato, inizierà un trial randomizzato in doppio cieco ovvero uno studio in tutta Italia in cui i pazienti coinvolti saranno circa 400 pazienti, 200 trattati con propranololo e 200 con placebo. A quel punto potrebbero arrivare conferme alla scoperta o smentite, definitive o parziali che siano.

Quali prospettive per combattere i tumori

Eppure non è stato semplice riuscire a trovare i finanziamenti per approfondire la ricerca: il propranololo è un farmaco così economico che interessa poco o pochissimo i grandi produttori farmaceutici. Ma facciamo un passo indietro: di sorprendente c'è anche la genesi che ha portato a questo risultato. Il geriatra Niccolò Marchionni, il farmacologo Pierangelo Geppetti e il dermatologo Vincenzo De Giorgi, medici del Policlinico Universitario Careggi di Firenze, si erano accorti che i pazienti con melanoma che per altri motivi erano stati in cura con beta-bloccanti avevano una prognosi migliore degli altri. Come dire, si stavano occupando di tutt'altro quando è emersa questa evidenza. Già sei anni fa avevano acceso un faro di luce sulle prospettive di questa scoperta, adesso fortificata dai rinnovati studi secondo cui nel 41,2 per cento dei pazienti che non avevano assunto il farmaco è stata osservata una progressione della malattia, contro il 15,8 per cento di chi aveva invece ricevuto il beta-bloccante. I fondi ottenuti dall'Istituto Toscano Tumori consentiranno forse di ottenere la prova conclusiva e comprendere il fondamentale meccanismo di azione del Propranololo.