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Antenne 5G e problemi di salute: i risultati dei più recenti e autorevoli studi e chiarimenti Ordine nazionale dei medici

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Tra timori e certezze scientifiche, il tema delle antenne 5G suscita dibattiti su rischi reali e sicurezza. Funzionamento delle antenne, normative, limiti di esposizione e le evidenze sulla salute.

Le antenne per le reti di quinta generazione destano un crescente interesse tra i cittadini italiani per via della diffusione delle nuove tecnologie. Sui social network si moltiplicano le domande e le perplessità, spesso alimentate da informazioni non sempre verificabili, riguardo la possibile correlazione tra queste infrastrutture e i rischi per la salute, come rivelato dalle ricerche di Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, OMS, Swinburne University e gli studi sperimentali del National Toxicology Program (USA) e dell'Istituto Ramazzini (Italia). Tumori cerebrali, effetti acuti o cronici sulla salute e timori di esposizione continua ai campi elettromagnetici sono i quesiti che più frequentemente emergono nella società. Nonostante queste preoccupazioni, la comunità scientifica e le istituzioni sanitarie ribadiscono che gli impianti conformi alla normativa vigente non rappresentano un pericolo.

Come funzionano le antenne 5G e la differenza tra radiazioni

Le antenne destinate alla trasmissione di segnali 5G utilizzano onde elettromagnetiche nella fascia delle radiofrequenze, in particolare tra alcune centinaia di megahertz e circa 27 gigahertz. Rispetto alle reti mobili precedenti, dispongono di tecnologie avanzate che permettono la trasmissione ad alte velocità e con bassa latenza, attraverso il cosiddetto beamforming e un maggiore numero di frequenze operative, comprese quelle delle onde millimetriche. La differenza tra queste onde e le radiazioni più conosciute nella medicina diagnostica è sostanziale:

  • Radiazioni ionizzanti (come raggi X, gamma): sono dotate di energia sufficiente per rompere i legami chimici delle molecole biologiche, provocando potenzialmente danni al DNA e dunque effetti riconosciuti sulla salute se l'esposizione è eccessiva.
  • Radiazioni non ionizzanti (onde radio di telefoni cellulari, Wi-Fi, antenne 5G): non hanno energia sufficiente per alterare le molecole biologiche o il materiale genetico. L'effetto principale noto è un lieve riscaldamento dei tessuti, che avviene solo a livelli di esposizione notevolmente superiori a quelli quotidiani.
L'esposizione reale dovuta alle antenne, già a distanze di poche decine di metri, risulta infatti una minima frazione dei limiti di sicurezza. Questi meccanismi di trasmissione e le tipologie di onde impiegate sono stati oggetto di studio per decenni, offrendo basi solide per le attuali valutazioni di rischio.

Cosa dice la scienza sulle onde 5G e i rischi per la salute

La letteratura scientifica internazionale negli ultimi anni ha cercato di chiarire se esista una correlazione tangibile tra l'esposizione a campi elettromagnetici generati dalle reti 5G e problemi di salute, con particolare focus sui tumori cerebrali, l'insorgenza di tumori in età pediatrica e altri effetti a lungo termine. Nel 2011, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito le radiofrequenze tra i possibili cancerogeni (gruppo 2B), evidenziando che la categoria include oltre 300 agenti per cui le prove sono considerate limitate ma non conclusive.

Tra le ricerche si segnala la revisione sistematica commissionata dall'OMS (ARPANSA, 2024) basata su oltre 5.000 studi, che ha concluso: l'uso di telefoni cellulari e l'esposizione alle reti mobili non è associato a un aumento di tumore al cervello, meningi, nervo acustico, ipofisi o ghiandole salivari, né nei bambini né negli adulti. Parallelamente, i dati analizzati dall'IARC in Scandinavia mostrano che, nonostante la crescita esponenziale dell'uso dei dispositivi mobili dagli anni Novanta in poi, non si osservano incrementi nei tassi di incidenza dei gliomi nella popolazione adulta. Studi su animali e in vitro, come quelli pubblicati dal National Toxicology Program (NTP, USA) e dall'Istituto Ramazzini di Bologna, hanno segnalato talvolta lievi incrementi di tumori cardiaci in ratti, ma in condizioni sperimentali differenziate rispetto all'esposizione tipica umana.

La stragrande maggioranza delle revisioni, tra cui quella a cura di Chiaraviglio, Elzanaty e Alouini (IEEE, 2021), sottolinea l'assenza di prove convincenti di effetti nocivi nelle condizioni di vita reale, raccomandando comunque il monitoraggio a lungo termine per colmare le ultime aree di incertezza scientifica.

Effetti biologici e risultati degli studi sulle antenne 5G

Gli effetti biologici dovuti all'esposizione a radiofrequenze, nelle condizioni tipiche della rete 5G, sono stati indagati sia su modelli animali che cellulari. La maggior parte degli studi, come quelli condotti dal team di Andrew Wood presso la Swinburne University, evidenzia che l'effetto rilevante è un leggero aumento della temperatura dei tessuti.

Tuttavia, l'esposizione umana ordinaria è molto più bassa rispetto ai livelli necessari per indurre effetti termici misurabili. Ricerche (Sannino et al., 2025; Haidar et al., 2025) su cellule umane e animali dimostrano che esposizioni a segnali 5G sia a 3,5 GHz che nelle bande millimetriche (26,5 GHz) non alterano significativamente il ciclo cellulare, la vitalità, la genotossicità né lo stress ossidativo nelle cellule della pelle o nervose.

Esperimenti in vitro confermano che brevi esposizioni non inducono danni al DNA nelle cellule di neuroblastoma umano, né potenziano gli effetti di agenti esterni noti per causare stress ossidativo. Questi risultati sono coerenti con le valutazioni degli esperti internazionali, secondo cui i campi elettromagnetici a radiofrequenza non provocano effetti dannosi rilevabili sul metabolismo cellulare o sulla capacità di riparazione del DNA.

D'altro canto, studi epidemiologici di ampia scala non hanno individuato associazioni statisticamente significative tra l'esposizione a radiofrequenze ambientali, comprese quelle generate dai ripetitori, e un rischio accresciuto di patologie tumorali nei bambini o negli adulti.

I limiti di esposizione e il sistema di controllo italiano

In Italia, la protezione della popolazione dall'esposizione ai campi elettromagnetici è affidata a uno dei quadri normativi più cautelativi d'Europa. L'aggiornamento delle Linee Guida ICNIRP del 2020, condivise dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti e riconosciute dall'OMS, costituisce la base scientifica per la definizione dei limiti. Il DPCM 8 luglio 2003 e successivi aggiornamenti (Legge 214/2023) prevedono:

  • Limite di esposizione assoluto (20 V/m fino a 3 GHz, valori maggiori per le bande più alte),
  • valore di attenzione e obiettivo di qualità (15 V/m) per ambienti con permanenza continuativa.
Non sono più in vigore distanze minime obbligatorie tra antenne e abitazioni: ciò che conta è il controllo e il rispetto dei limiti di emissione in ogni punto accessibile al pubblico.
Le ARPA effettuano valutazioni preventive e monitoraggi successivi sulle emissioni dei nuovi impianti, certificando la conformità alle soglie legali e attivando controlli sistematici in caso di segnalazioni. Il rispetto delle soglie, ben inferiori agli standard internazionali, garantisce l'assenza di effetti certi sulla salute per esposizioni croniche e intermittenti.

Normativa italiana: limiti di legge e ruoli di Comuni e ARPA

Il quadro normativo nazionale disciplina con precisione le modalità di installazione, controllo e gestione delle antenne per la telefonia mobile. La Legge 36/2001 affida allo Stato la determinazione dei limiti, mentre gli enti locali sono chiamati esclusivamente a regolamentare la localizzazione delle stazioni radio base e a favorire una distribuzione urbanistica adeguata, senza introdurre divieti assoluti o distanze arbitrarie. I Comuni possono adottare piani per individuare aree preferenziali o sensibili, ma non possono derogare ai limiti fissati dalla legge.

Le ARPA, prima dell'avvio di ogni impianto, valutano il progetto e le simulazioni delle emissioni elettromagnetiche, eseguendo poi misurazioni in campo reale dopo la messa in attività. Questo duplice controllo istituzionale mira a minimizzare l'esposizione collettiva, soprattutto presso aree sensibili come scuole e ospedali. In presenza di dubbio o contestazione, i cittadini possono accedere agli atti e richiedere accertamenti, anche indipendenti. Anche il Codice delle Comunicazioni Elettroniche prevede il coinvolgimento obbligatorio delle amministrazioni locali, il parere dell'ARPA e, in caso di installazione su edifici condominiali, un'apposita maggioranza assembleare.

Tumori e onde elettromagnetiche: evidenze ericerche

Le principali agenzie scientifiche internazionali, tra cui IARC, OMS, ICNIRP, e diversi gruppi di ricerca indipendenti hanno analizzato in modo approfondito il tema dei tumori in relazione alle esposizioni a campi elettromagnetici generati da dispositivi mobili e antenne. In particolare, lo studio ARPANSA (2024) e l'indagine europea GOLIAT sono tra le fonti più aggiornate e rigorose.
Secondo la revisione ARPANSA su più di 5.000 pubblicazioni, non emerge alcun aumento significativo di tumori cerebrali o di altro tipo legato all'uso dei telefoni mobili o alla vicinanza di antenne. L'analisi dei registri tumori scandinavi (IARC, 2016), su popolazioni esposte per decenni a reti mobili, non mostra incrementi nei tassi di gliomi.

Studi sperimentali del National Toxicology Program (USA) e dell'Istituto Ramazzini (Italia) hanno rilevato in alcuni casi aumenti di Schwannomi cardiaci nei ratti, ma queste condizioni non sono estendibili agli umani, a causa dei livelli di esposizione molto più elevati degli esperimenti e delle differenze di specie.

Le sentenze di tribunali, come quella italiana del 2012 sul tumore al nervo trigemino, pur avendo dato spazio a richieste di invalidità, non rappresentano una prova di causa ed effetto. Le principali review scientifiche e i dati epidemiologici più aggiornati (progetto GOLIAT, studio MOBI-KIDS) confermano che, alle dosi ordinarie e nel rispetto dei limiti, non si ravvisa un aumentato rischio oncologico in bambini, adulti o lavoratori. Le uniche raccomandazioni riguardano la sorveglianza degli effetti a lungo termine e ulteriori studi, specialmente per le nuove bande di frequenza introdotte con la rete 5G.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...