L’apicoltore francese Eric Manaud ha trovato 50 chili di miele verde in tre alveari. Non sa di menta e nessuno sa spiegarne il colore. La storia.
Ci sono scoperte che un apicoltore sogna di fare e altre che preferirebbe non fare mai. Quella di Eric Manaud, apicoltore francese, rientra nella seconda categoria, almeno all’inizio. Alla fine dell’estate, aprendo i suoi alveari per il raccolto, ha trovato circa 50 chili di miele verde. Non un riflesso di luce o una sfumatura particolare, ma un verde netto, tanto che il primo pensiero è stato quello di uno scherzo. A distanza di settimane, l’origine di quel colore resta un mistero.
Eric Manaud fa l’apicoltore da una decina di anni a Montesquieu-Avantès, piccolo comune del dipartimento dell’Ariège, nel sud della Francia, ai piedi dei Pirenei. È una zona rurale, lontana dai grandi poli industriali, dove la produzione di miele segue il ritmo delle stagioni e delle fioriture locali.
In dieci anni di lavoro con le api, Manaud aveva visto miele chiaro, ambrato, quasi scuro, cristallizzato o liquido. Mai, però, un miele verde. È proprio questo a rendere la sua storia un caso curioso e a farla circolare sui media francesi e italiani: non si tratta di un hobbista alle prime armi che si lascia impressionare, ma di un professionista con un’esperienza consolidata.
Il momento è quello della raccolta, a fine estate. In questa fase l’apicoltore rimuove le melari, i piani superiori dell’alveare dove le api immagazzinano il miele in eccesso, quello che non serve alla colonia per sopravvivere all’inverno. Sollevando i telaini di tre dei suoi alveari, Manaud ha notato subito qualcosa di anomalo: le cellule di cera erano piene di un nettare di colore verde.
Il totale ammonta a circa 50 chili, una quantità tutt’altro che trascurabile. Non si tratta quindi di qualche cella isolata, ma di una produzione consistente, concentrata in tre alveari. Gli altri della stessa postazione, stando al racconto, non hanno mostrato lo stesso fenomeno, ed è un dettaglio importante: se il colore dipendesse da una fioritura diffusa nella zona, ci si aspetterebbe di trovarlo ovunque.
La reazione iniziale, come lui stesso ha raccontato, è stata di sorpresa non necessariamente piacevole. Prima ancora di chiedersi cosa fosse successo, Manaud ha pensato che qualcuno gli avesse fatto un brutto scherzo. Poi è subentrata la preoccupazione, e infine la curiosità.
L’aspetto del miele richiama immediatamente uno sciroppo alla menta, di quelli che si diluiscono nell’acqua durante l’estate. È anche per questo che la prima ipotesi, quasi spontanea, è stata che le api avessero bottinato qualcosa di artificiale, come un prodotto zuccherino colorato.
Manaud ha però assaggiato il miele e il risultato ha smontato in parte questa idea: non ha un sapore particolare di menta. Il gusto non offre quindi un indizio che confermi la pista dello sciroppo. Un dettaglio che, anziché chiarire, infittisce il mistero: se il colore non è accompagnato da un aroma riconoscibile, da dove arriva?
Per cercare risposte, Manaud ha fatto ciò che farebbe chiunque: ha cercato online. Ha scoperto che un miele verde esiste davvero ed è addirittura molto ricercato, ma proviene dall’isola della Réunion, territorio francese nell’oceano Indiano. Si tratta di una produzione legata alla flora tropicale locale, apprezzata dagli intenditori proprio per la sua rarità.
Il punto, ha spiegato lui stesso, è che nella Francia metropolitana non esistono fiori noti capaci di produrre naturalmente un miele verde. Questo esclude, o almeno rende poco probabile, una spiegazione botanica semplice, quella cioè di una fioritura insolita che avrebbe colorato il nettare. Se l’origine fosse floreale, sarebbe una novità assoluta per l’apicoltura continentale.
Al momento nessuna spiegazione è stata confermata. Gli esperti consultati da Manaud non hanno saputo dare una risposta definitiva ed è corretto sottolineare che quanto segue sono solo ipotesi di lavoro, non conclusioni:
Una cosa è certa: Manaud ha deciso di non mettere in vendita questi 50 chili di miele. È una scelta prudente e corretta dal punto di vista commerciale e di sicurezza alimentare. Finché non si sa cosa contenga quel nettare, commercializzarlo sarebbe un rischio, per i consumatori e per la reputazione della sua azienda.
Quanto alle analisi, il miele potrebbe essere sottoposto a esami di laboratorio, ma l’apicoltore non ha ancora deciso se procedere. È comprensibile: far analizzare il prodotto ha un costo e i risultati potrebbero anche essere scomodi. Se emergesse una contaminazione, si aprirebbero questioni delicate sulla sicurezza delle sue api e dei suoi altri prodotti. Se invece non emergesse nulla di anomalo, il mistero resterebbe comunque senza risposta.
Senza analisi non è possibile stabilire se il colore derivi da una sostanza innocua o da un contaminante. Per questo motivo non ha alcun senso, per ora, parlare di un prodotto da consumare. Il fatto che il sapore sia normale non è una garanzia di sicurezza, perché molte sostanze non alterano il gusto.
C’è poi la questione delle api. Il miele delle melari è destinato alla raccolta, ma una parte di quello stoccato serve alla colonia durante l’inverno. Un’eventuale sostanza estranea potrebbe quindi avere conseguenze anche sulla salute degli alveari, un timore già espresso dagli apicoltori dell’Isère nel 2013.
Il miele verde esiste in natura?
Sì, ma è un prodotto raro. Il caso più noto è quello della Réunion, legato alla flora tropicale dell’isola. In Francia metropolitana non sono noti fiori che lo producano.
Quanto miele verde ha trovato Eric Manaud?
Circa 50 chili, distribuiti in tre alveari, scoperti alla fine dell’estate a Montesquieu-Avantès, in Ariège.
Perché sembra sciroppo di menta?
Per via del colore intenso. Il sapore, però, non ricorda la menta, come ha verificato lo stesso apicoltore.
Il miele sarà venduto?
No. Manaud ha deciso di non commercializzarlo in attesa di capire di cosa si tratti.
Sono state fatte analisi?
Non ancora. L’apicoltore sta valutando se farle eseguire.
La storia di Eric Manaud ha tutti gli ingredienti di un piccolo giallo rurale: un professionista esperto, una scoperta inattesa, un colore che non dovrebbe esistere e una zona senza fabbriche a cui dare la colpa. Le ipotesi sono diverse, ma nessuna è dimostrata, e gli esperti interpellati finora non hanno saputo indicare una direzione sicura.
Per il momento, i 50 chili di miele verde restano chiusi nei contenitori dell’apicoltore dell’Ariège, in attesa che qualcuno, forse un laboratorio, forse un botanico, forse un altro apicoltore con un’esperienza simile, riesca a spiegare come sia possibile. Finché non arriveranno risposte, quel verde resterà uno dei piccoli misteri più curiosi di questa fine d’estate.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...