Il restyling delle lattine Coca-Cola, tra colori quasi identici per la Zero e la classica, rappresenta una svolta visiva e strategica. Un cambio di rotta tra marketing, sostenibilità e impatto sulle scelte.
Negli ultimi mesi, il paesaggio delle bibite analcoliche ha subito un cambio significativo, segnalato da un nuovo approccio iconografico e commerciale. Le confezioni di Coca-Cola Zero Zero e Coca-Cola classica, una volta nettamente differenti, oggi risultano sorprendentemente simili. Il restyling delle lattine si traduce non in una semplice scelta estetica, ma in una mossa strategica che anticipa motivazioni di mercato ben precise.
Questa trasformazione coinvolge sia la percezione visiva che il posizionamento del prodotto sugli scaffali: per molti consumatori, questa vicinanza cromatica tra le due versioni produce domande sulla natura del prodotto, sulle sue reali differenze e sulle intenzioni future del brand. In un momento in cui consapevolezza e trasparenza sono richieste dagli utenti, la scelta di adottare un look essenziale e minimalista in nero e oro non passa inosservata e rappresenta molto più di una semplice operazione di marketing.
Per anni Coca-Cola Zero è stata associata al nero. La scelta serviva a comunicare immediatamente che si trattava di un prodotto differente dalla Coca-Cola classica, riconoscibile invece per la confezione rossa. Anche quando il rosso è entrato progressivamente nel packaging della Zero, il nero ha mantenuto un ruolo dominante.
Con il nuovo progetto grafico questa gerarchia viene ribaltata. Il rosso e il bianco diventano i colori principali di entrambe le versioni, mentre il nero assume la funzione di indicatore secondario. Sulle lattine identifica la Zero attraverso il nastro nella parte bassa; sulle bottiglie compare anche nel tappo. La scritta “Zero Zuccheri” è stata ingrandita per evitare che le due bevande risultino completamente indistinguibili.
Il nuovo sistema recupera alcuni elementi storici del marchio, tra cui il Dynamic Ribbon introdotto nel 1969 e il celebre logo in scrittura Spencerian. Il risultato combina richiami al passato e una semplificazione pensata per funzionare sugli scaffali, nei distributori automatici, sulle piattaforme digitali e nelle campagne pubblicitarie.
Il messaggio più interessante riguarda la posizione assegnata alla Coca-Cola Zero. La bevanda senza zucchero non viene più presentata come un’alternativa laterale riservata a chi vuole limitare calorie e zuccheri. Viene portata visivamente dentro il cuore del marchio, quasi allo stesso livello dell’Original Taste.
In termini di marketing, la differenza è sostanziale. Il consumatore non dovrebbe più percepire la Zero come una versione distante o penalizzata rispetto all’originale, ma come una delle due espressioni principali della stessa Coca-Cola. Prima viene il marchio, con il suo rosso storico; soltanto dopo arriva la distinzione tra ricetta classica e ricetta senza zucchero.
È il compimento della strategia “One Brand” avviata già nel 2016, quando l’azienda cominciò a uniformare la comunicazione delle diverse varianti sotto un’unica identità. Dieci anni dopo, l’integrazione diventa molto più spinta: persino il colore che per generazioni identificava esclusivamente la Coca-Cola classica viene condiviso con la Zero.
Dietro il cambiamento grafico ci sono risultati commerciali difficili da ignorare. Nel 2025 i volumi globali di Coca-Cola Zero Zuccheri sono cresciuti del 14%, con incrementi in tutte le aree geografiche. Nel secondo trimestre del 2026 la crescita ha raggiunto il 16%, ancora una volta distribuita su tutti i mercati operativi. Sono percentuali molto superiori a quelle registrate da numerose altre bevande del gruppo.
La Zero è quindi uno dei principali motori di sviluppo del marchio. Continuare a confinarla in un’identità nera e separata avrebbe significato trattare da prodotto secondario una bevanda che sta acquistando un peso sempre maggiore nelle vendite.
Il mercato delle bevande gassate sta cambiando sotto la spinta di consumatori più attenti agli zuccheri, sistemi di etichettatura nutrizionale e imposte applicate in diversi Paesi alle bibite zuccherate. Per le grandi aziende del settore, aumentare il peso delle ricette senza zucchero consente di adeguare il portafoglio senza rinunciare alla forza dei marchi storici.
Coca-Cola non sta eliminando la versione classica e non ha annunciato di volerlo fare. La ricetta originale conserva un valore commerciale e simbolico enorme. Il nuovo packaging suggerisce però che la società si sta preparando a un mercato nel quale la Zero potrebbe diventare, in un numero crescente di Paesi e occasioni di consumo, la scelta principale anziché quella alternativa.
Il colore della confezione condiziona il modo in cui un prodotto viene percepito. La vecchia lattina nera segnalava immediatamente una differenza e poteva rafforzare l’idea che il gusto della Zero fosse inevitabilmente lontano da quello classico. La nuova veste riduce questa distanza ancora prima che la lattina venga aperta.
Vestendo la Zero con lo stesso rosso dell’Original Taste, Coca-Cola trasferisce sulla variante senza zucchero una parte dell’eredità, della familiarità e del valore emotivo costruiti dal marchio in oltre un secolo. La promessa implicita è semplice: non una bibita sostitutiva, ma una Coca-Cola a tutti gli effetti.
Una somiglianza così marcata presenta anche un problema pratico. Sullo scaffale, soprattutto osservando rapidamente le confezioni o in presenza di una visibilità ridotta, la distinzione tra le due versioni può diventare meno immediata. Per alcuni consumatori non si tratta di una preferenza secondaria: persone con diabete o altre esigenze alimentari devono poter riconoscere senza dubbi il prodotto con o senza zuccheri.
L’azienda ha cercato di conservare elementi distintivi attraverso la scritta più grande, il nastro nero e il tappo nero delle bottiglie. Resta però da capire se questi segnali saranno sufficienti nella normale esperienza d’acquisto. L’identità unificata rafforza il marchio, ma riduce inevitabilmente la distanza visiva tra prodotti con composizioni molto diverse.
Definire il restyling come la prova di un’imminente eliminazione della Coca-Cola classica sarebbe una forzatura. Non ci sono annunci in questa direzione e la versione con zucchero rimane centrale nell’offerta globale. La svolta riguarda piuttosto il rapporto gerarchico tra i due prodotti.
La Zero non deve più vivere all’ombra della classica. Le due lattine condividono ormai lo stesso patrimonio visivo e si distinguono soltanto attraverso alcuni codici mirati. È come se l’azienda avesse deciso che il vero prodotto da proteggere non fosse più una singola ricetta, ma il marchio Coca-Cola nel suo complesso.
La storica differenza tra la versione classica e quella Zero risiede principalmente nella presenza (o assenza) di zuccheri:
|
Caratteristica |
Coca-Cola classica |
Coca-Cola Zero |
|
Zuccheri aggiunti |
Sì |
No |
|
Dolcificanti artificiali |
No |
Aspartame, Acesulfame K |
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Calorie |
Elevate |
Nulle |
|
Caffeina |
Presente |
Assente in Zero Zero |
|
Coloranti |
E150d |
E150d |
Mentre il gusto delle due versioni tende ad avvicinarsi grazie all'azione dei dolcificanti, le implicazioni dal punto di vista salutistico cambiano. L'assunzione regolare di zucchero tramite la versione classica viene associata a un aumento del rischio di obesità e patologie metaboliche, mentre l'eccessiva ingestione di bibite zuccherate è ampiamente sconsigliata da linee guida di ministeri e autorità sanitarie.
La Zero, pur priva di zuccheri, fa uso di sostanze come aspartame e acesulfame K le cui implicazioni sulla salute, in particolare, potenziali effetti sul microbiota intestinale e sospetti di cancerogeneità (classe 2B IARC), sono ancora oggetto di indagine scientifica. L'attuale quadro normativo (Regolamento UE 1333/2008) ne autorizza l'uso entro limiti specifici, ma per una scelta equilibrata è opportuno privilegiare un consumo saltuario e non sistematico anche delle varianti senza zucchero.
Dal punto di vista della sicurezza alimentare e della trasparenza, entrambi i prodotti dichiarano apertamente i propri ingredienti e rispettano la normativa europea in materia di etichettatura e presentazione (Regolamento UE 1169/2011).
L'evoluzione del mercato e i dati di consumo degli ultimi anni suggeriscono un progressivo spostamento delle preferenze verso le versioni senza zucchero. Il restyling delle lattine e la sovrapposizione visiva tra la linea classica e quella Zero Zero non sono casuali: riflettono la volontà di abituare progressivamente i consumatori alla possibilità che la bevanda priva di zuccheri diventi la referenza principale del brand nel prossimo futuro. Diversi fattori favoriscono questa migrazione:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...