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Cosa è successo ai prezzi carburanti dopo il tetto fissato e i distributori meno famosi che battoni i colossi

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Benzina a 2,064 euro e gasolio a 2,261 dopo i tetti di Eni, IP, Q8 e Tamoil: le pompe bianche non sono più le più convenienti, ma Staroil batte i colossi con 1,979 euro. Ecco dove conviene fare il pieno.

Dopo mesi di rincari, i prezzi dei carburanti hanno finalmente cambiato direzione. Secondo i dati dell'Osservatorio del Ministero delle Imprese rilevati venerdì 2 ottobre, la benzina self service costa in media 2,064 euro al litro e il gasolio 2,261 euro, mentre in autostrada si pagano 2,085 euro per la verde e 2,293 per il diesel. Fino a pochi giorni fa la situazione era diversa: il 30 settembre la media era di 2,111 euro per la benzina e di 2,316 per il gasolio, mentre a inizio settembre la benzina era a 2,039 euro e il diesel a 2,147, segno che il rialzo delle ultime settimane è stato rapido. Dal sabato precedente, la benzina è scesa di circa 7,5 centesimi al litro e il gasolio di oltre 9.

Per capire cosa significa in concreto, basta fare i conti sul pieno. Con i prezzi medi di venerdì, 50 litri di benzina costano circa 103 euro e 50 litri di gasolio circa 113, calcolo nostro sui dati ufficiali. Nei mesi scorsi, secondo una ricostruzione pubblicata in questi giorni, il pieno di benzina era arrivato a toccare i 106 euro contro gli 86 del 2025, e quello di diesel a sfiorare i 117. Il calo è reale e si vede su tutta la rete, perché i prezzi medi sono scesi sia sulle strade ordinarie sia in autostrada, ma la strada per tornare ai livelli di un anno fa resta lunga: le tariffe sopra i 2 euro al litro per il diesel restano comunque gravose per il bilancio delle famiglie.

I tetti ai prezzi: chi li applica e quanto durano

A far scendere i prezzi è stata, in buona parte, la mossa delle grandi compagnie. Eni ha introdotto un tetto nazionale a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel nelle stazioni Eni Live, seguita da IP, poi da Q8 dal 1° ottobre, con un tetto rilevato a 1,994 euro per la benzina e 2,194 per il gasolio, e infine da Tamoil. Il tetto ha una durata iniziale di 30 giorni e, secondo le ultime ricostruzioni, resterà in vigore fino al 31 ottobre. Il governo ha rivendicato la risposta delle compagnie come un segnale positivo, mentre il Ministero ha sottolineato che il taglio sta ampliando il divario rispetto ai prezzi delle compagnie che ancora non lo hanno introdotto.

Nel frattempo, il peso della misura è stato anche logistico. A Roma, nelle ore successive all'annuncio, ci sono state lunghe code davanti ai distributori Eni, con forti rallentamenti sulla via Aurelia. In altre zone, il tetto ha provocato i primi esaurimenti di scorte nelle stazioni aderenti. C'è poi un dettaglio da non trascurare: i tetti spiegano solo una parte del calo. Le quotazioni internazionali sono arretrate di circa 7 centesimi sulla benzina e 9 sul gasolio, un movimento che contribuisce a far scendere i prezzi alla pompa, quindi non tutto il merito è dei tetti. Resta aperto anche il nodo delle accise: lo sconto sul diesel è ormai ridotto a circa 6,1 centesimi al litro, e il ministro Pichetto ha fatto sapere che continuerà anche dopo il 5 ottobre.

Le pompe bianche non sono più le più convenienti

Per anni la regola è stata semplice: i distributori senza marchio costano di meno. Prima della crisi, il loro vantaggio sul self service era contenuto, di 1,3 centesimi al litro sulla benzina e 1,9 sul gasolio, e con l'inizio del conflitto era salito a 2,5 e 3,6 centesimi. Poi sono arrivati i tetti, e il quadro si è ribaltato. Secondo le rilevazioni più recenti, sul self service la benzina costa in media 2,091 euro alle compagnie contro 2,146 alle pompe bianche, e il diesel 2,296 contro 2,338. Le pompe bianche restano più economiche soltanto al servito, con la benzina a 2,186 euro contro 2,252 delle compagnie e il diesel a 2,375 contro 2,463.

Il motivo, spiegano gli indipendenti, è nei costi di approvvigionamento: un distributore indipendente non può comprare il carburante alle stesse condizioni di una compagnia integrata come Eni, e di conseguenza fatica a sostenere i margini ridotti imposti dal tetto. Il risultato è un paradosso: chi era abituato a cercare la pompa senza logo per risparmiare, oggi può spendere di più che da Eni o IP. Alcune associazioni di categoria e autotrasportatori protestano, e i piccoli gestori parlano di margini sempre più sottili. Sulla rete autostradale, dove i prezzi medi restano più alti, conviene guardare i cartelli prima di fermarsi.

I marchi poco noti che battono i colossi

Eppure esiste chi riesce a stare sotto il tetto. Il caso più curioso è Staroil, marchio poco conosciuto del gruppo Ludoil, che a Venezia, Vicenza e Verona propone la benzina a 1,979 euro al litro contro 1,999 di Eni, e il diesel a 2,179 euro contro 2,199. Nessuna campagna pubblicitaria, nessun annuncio: i prezzi, semplicemente, sono più bassi. Ludoil appartiene all'imprenditore campano Donato Ammaturo, che di recente ha rilevato il 51% della raffineria siciliana Isab, completando così la filiera con l'ingresso nella raffinazione. Controllare più fasi della catena, dalla logistica allo stoccaggio, è considerato uno dei motivi per cui la rete riesce a praticare prezzi competitivi. Alla rete si affiancano 30 impianti a marchio Iperstaroil, stazioni self service vicino ai grandi centri commerciali, e nel Veronese ci sono impianti a Bussolengo e Salizzole.

C'è poi Italpetroli, che con le stazioni di Albaredo d'Adige e di Roverbella, nel Mantovano, si è allineata ai listini Eni, benzina a 1,999 euro e diesel a 2,199. Non batte i colossi ma li pareggia, e rivendica la scelta come una mossa coraggiosa. Resta però una precisazione importante: il confronto riguarda i prezzi indicati e non significa che questi marchi siano il distributore meno caro in qualsiasi zona d'Italia. Per sapere dove conviene davvero fare il pieno, la strada più sicura è consultare i prezzi aggiornati dell'Osservatorio ministeriale o una delle app che mostrano la mappa dei distributori vicini, confrontando sempre self e servito. Con i tetti in scadenza a fine mese, il quadro potrebbe cambiare di nuovo.

Per chi guida ogni giorno, tre mosse pratiche bastano a ridurre il conto, senza bisogno di inseguire ogni offerta. La prima è scegliere il self service, perché il servito costa sempre di più, anche alle pompe bianche. La seconda è confrontare i prezzi vicino a casa prima di partire, perché anche tra stazioni vicine la differenza di prezzo può essere sensibile. La terza è non farsi prendere dalla fretta: dopo l'annuncio dei tetti ci sono state code e scorte esaurite in alcune stazioni, quindi non conviene mettersi in fila per risparmiare pochi centesimi se il prezzo, nel frattempo, è già sceso altrove. Una cosa va ricordata: i prezzi medi nazionali sono ancora sopra i 2 euro al litro, quindi parlare di ritorno alla normalità sarebbe prematuro, e per chi percorre molti chilometri ogni mese anche pochi centesimi in meno al litro fanno una differenza concreta a fine anno. Quanto durerà il calo, nessuno può dirlo con certezza: dipende dal petrolio, dalle accise e da cosa decideranno le compagnie alla scadenza dei tetti. La regola più semplice resta la stessa: guardare il cartello prima di entrare.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...