La storia di Giovanni Nughes, da Santu Lussurgiu a Robecco sul Naviglio: il primo dado con il 13% di estratto di carne, il brevetto ceduto per poche lire e l’eredità del figlio Francesco, padre dell’Estathé.
Quasi ogni cucina italiana ha custodito, prima o poi, una confezione di Dado Star. Molti ricordano anche il sugo Pummarò o la tazza di Camomilla Sogni d’oro prima di dormire. Pochissimi sanno che dietro la nascita di questi prodotti c’è un farmacista sardo, Giovanni Nughes, la cui intelligenza ha arricchito un’industria intera senza che lui ne ricavasse una fortuna. È una storia di ingegno, scelte contrattuali discutibili e talento che si tramanda, e passa per un piccolo paese della Sardegna, per il porto di Genova e per le campagne lombarde lungo il Naviglio.
Giovanni Nughes nasce nel 1908 a Santu Lussurgiu, borgo del Montiferru, circa 30 chilometri a nord di Oristano. È un paese di montagna, fatto di pietra scura, boschi di lecci e tradizioni artigiane, dove la curiosità di un giovane brillante poteva trovare sbocco solo lasciando l’isola. Come molti sardi della sua generazione, Nughes capisce presto che per costruirsi un futuro bisogna attraversare il mare.
La destinazione è Genova, città portuale e crocevia di commerci, dove l’università offre una solida formazione scientifica. Qui Nughes si iscrive a Farmacia. Sono anni in cui la figura del farmacista è ancora quella di un vero chimico artigiano, capace di preparare in bottega unguenti, sciroppi e rimedi. Quella formazione, a metà tra la precisione del laboratorio e la manualità del preparatore, sarà la sua forza per tutta la vita.
Terminati gli studi, Nughes approda in Lombardia, a Robecco sul Naviglio, in provincia di Milano, un comune agricolo a ovest del capoluogo, attraversato dal Naviglio Grande. Nel dopoguerra, mentre il Paese si rimette in piedi e l’industria cresce, decide di mettersi in proprio e fonda un laboratorio farmaceutico.
Sono anni di fermento. La penicillina, scoperta pochi anni prima, ha cambiato la medicina e tutti vogliono capirne le applicazioni pratiche. Nughes è tra quelli che ci provano: nel suo laboratorio mette a punto una pomata alla penicillina, uno dei primi preparati topici di questo tipo, destinato a combattere le infezioni della pelle in un’Italia dove l’igiene e le cure erano ancora precarie.
Ma l’inventiva di Nughes non si ferma alla farmacia tradizionale. Il suo sguardo è quello dello scienziato che osserva la vita quotidiana e si chiede come migliorarla.
Il brodo, nelle case italiane di allora, richiedeva tempo, ossa, carne e fuochi accesi per ore. Nughes pensa a un modo per concentrare il sapore in un cubetto pratico, stabile e conservabile. Nasce così il primo dado da brodo con una formula precisa: 13% di estratto di carne, verdure e sale.
La ricetta è semplice, ma l’idea è rivoluzionaria per il mercato italiano. Il dado permette di preparare un brodo in pochi minuti, rende la cucina quotidiana più veloce e porta il sapore di casa nelle famiglie che iniziano a vivere il boom economico, con le donne sempre più impegnate fuori dalle mura domestiche. È il tipo di innovazione che cambia le abitudini senza che nessuno se ne accorga, finché non diventa indispensabile.
Qui la storia prende una piega amara. Nughes, cedette il brevetto del suo dado e in cambio ottenne royalty di 3,50 lire per ogni dado venduto. Sulla carta poteva sembrare un accordo ragionevole, perché una piccola somma moltiplicata per milioni di pezzi dovrebbe far fortuna. In pratica fu un contratto che lo penalizzò: la cifra restò fissa mentre il valore del marchio, la distribuzione e la pubblicità facevano crescere il giro d’affari dell’azienda che commercializzava il dado.
Mentre il Dado Star conquistava le cucine di tutta Italia, a beneficiarne davvero fu l’impresa che lo produceva. L’inventore restava sullo sfondo, un nome sconosciuto dietro un prodotto famosissimo. È una dinamica che si ripete spesso nella storia dell’industria: chi ha l’idea non sempre possiede gli strumenti, il capitale o la lungimiranza contrattuale per trattenerne il valore.
Dopo la cessione, Nughes prende una decisione coerente con il suo carattere di tecnico più che di imprenditore. Chiude il suo laboratorio di Robecco sul Naviglio ed entra in Star come direttore tecnico. L’azienda, nata nel dopoguerra e guidata dalla famiglia Fossati, stava diventando uno dei grandi nomi dell’alimentare italiano e aveva bisogno di competenze come le sue.
In Star Nughes mette a disposizione la sua doppia anima di farmacista e di inventore. La formazione chimica gli consente di curare formulazioni, stabilità e sicurezza dei prodotti, mentre la fantasia gli permette di immaginare soluzioni nuove. Attorno a lui cresce la reputazione di un reparto tecnico capace di trasformare le idee in prodotti da scaffale. Le linee che hanno reso familiare il marchio, dai brodi ai sughi pronti come Pummarò, fino alle bevande rilassanti come la Camomilla Sogni d’oro, nascono in un ambiente in cui il rigore scientifico incontrava il gusto popolare.
Il talento dei Nughes non si ferma con Giovanni. Il figlio Francesco Nughes segue le orme del padre e lavora in Star fino al 1982, partecipando a un periodo di forte espansione dell’azienda. Poi lascia, ma il suo percorso non è finito: tornerà negli anni Duemila, richiamato da un’azienda che riconosceva il valore della sua esperienza.
La sua seconda stagione in Star si interrompe in modo drammatico. Francesco resta nell’azienda fino alla tragica morte di Luca Fossati nell’incidente aereo di Linate, il disastro dell’8 ottobre 2001 che sconvolse l’Italia e lasciò l’azienda senza uno dei suoi protagonisti. Per Star fu un colpo durissimo, e anche un passaggio che chiuse un’epoca.
Al talento di Francesco Nughes si devono invenzioni che hanno cambiato le abitudini degli italiani:
La vicenda di Giovanni Nughes è un piccolo manuale di imprenditoria italiana del Novecento. Insegna che l’invenzione da sola non basta, perché servono tutela dei diritti, visione commerciale e contratti ben costruiti. Il caso dei 3,50 lire a dado è emblematico: una somma che sembrava una rendita e che invece lo lasciò ai margini del successo che aveva generato.
Ma racconta anche altro. Racconta di un ragazzo di Santu Lussurgiu che attraversa il mare per studiare, di un farmacista che nel dopoguerra inventa una pomata alla penicillina e il primo dado con il 13% di estratto di carne, di un tecnico che sceglie di mettere il proprio sapere al servizio di un’azienda, e di un figlio capace di raccogliere il testimone portando sugli scaffali Estathé, succhi in tetrapack e cibi liofilizzati.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...