A dieci anni dalla loro introduzione, le unioni civili sono al centro di un bilancio sui diritti acquisiti e sulle sfide ancora aperte: lavoro, Legge 104, eredità, tutela familiare e prospettive di riforma.
Nel corso dell’ultimo decennio l’ordinamento italiano ha compiuto passi rilevanti nel riconoscimento e nella tutela delle unioni tra persone dello stesso sesso e delle convivenze di fatto. L’approvazione della cosiddetta Legge Cirinnà (Legge 76/2016) ha rappresentato un punto di svolta, introducendo un quadro regolamentare per la vita familiare delle coppie non coniugate. Analizzare oggi lo stato dei diritti riconosciuti significa porre attenzione non solo alle disposizioni originarie, ma anche ai successivi sviluppi normativi, alle prassi giurisprudenziali e agli strumenti di tutela affermatisi a favore di queste famiglie. In ambito lavorativo, nelle successioni, nella gestione patrimoniale e nella cura della persona convivente fragile, sono emersi spazi di protezione e diritti specifici che si sono evoluti negli anni. Questo scenario merita di essere indagato in modo organico, con uno sguardo ai risultati raggiunti e alle questioni ancora aperte per garantire e consolidare i diritti delle coppie legate da unioni civili.
L’approvazione in Italia della Legge 76/2016 rappresenta una tappa decisiva: per la prima volta, l’ordinamento italiano ha riconosciuto in via formale le unioni civili tra persone dello stesso sesso, attuando una equiparazione significativa rispetto al matrimonio per quanto concerne diritti e doveri. Oltre alla celebrazione dell’unione davanti all’ufficiale di stato civile, la legge disciplina gli effetti patrimoniali, i doveri reciproci di assistenza morale e materiale, nonché l’obbligo di contribuzione alle necessità della vita in comune. In parallelo, si è affermato il riconoscimento delle convivenze di fatto tra persone eterosessuali o omosessuali, introdotte nella stessa legge, dotate di strumenti come i contratti di convivenza per regolare aspetti patrimoniali. Le principali garanzie riconosciute includono l’assistenza nell’ambito della salute, anche presso presidi ospedalieri, la partecipazione alle decisioni sanitarie, la successione nei contratti di locazione della casa di comune residenza e l’estensione, in buona parte dei casi, dei benefici riconosciuti ai coniugi in materia fiscale e lavorativa. Tuttavia, alcune differenze permangono, specie con riferimento all’adozione e alla filiazione. Il percorso giurisprudenziale e le modifiche legislative di questi anni hanno rafforzato la base normativa, pur lasciando aperti margini di miglioramento, soprattutto nella piena parità dei trattamenti in ogni settore.
L’ambito lavorativo ha visto in questi dieci anni una progressiva estensione delle tutele previste per le famiglie tradizionali anche alle unioni civili e alle convivenze di fatto. Un passaggio centrale riguarda i permessi retribuiti per l’assistenza ai familiari in situazione di disabilità grave, disciplinati dall’art. 33 della Legge 104/1992, così come riformulati dopo il D.Lgs. 105/2022. Dopo le innovazioni legislative, possono oggi usufruire di tali permessi non solo il coniuge, ma anche la parte di un’unione civile o il convivente di fatto, previa certificazione della situazione di handicap grave secondo la procedura INPS. In particolare:
La disciplina delle successioni ereditarie ha conosciuto adattamenti importanti a seguito dell’introduzione delle unioni civili. La parte unita civilmente acquisisce, ai sensi della normativa vigente, diritti successori simili a quelli spettanti al coniuge. Questo include il diritto a una quota di legittima e, in caso di morte, il diritto di abitazione sulla casa di residenza familiare. Allo stesso modo, la successione nei contratti di locazione è espressamente riconosciuta. Tuttavia, alcune differenze permangono rispetto alla disciplina matrimoniale: in materia di filiazione, ad esempio, la condizione degli eventuali figli nati da uno solo dei componenti dell’unione può dare origine a specifici problemi di riconoscimento e tutela, specie quando vi siano progetti genitoriali non previsti espressamente dalla legge (come nel caso delle famiglie omogenitoriali). In assenza di testamento, i rapporti patrimoniali tra conviventi di fatto possono risultare meno lineari: per questo motivo si raccomanda spesso il ricorso a strumenti quali i contratti di convivenza e le disposizioni testamentarie personalizzate. Per quanto concerne la casa familiare, si segnala che la Corte di Cassazione ha ribadito (ordinanza n. 13138/2025) l’importanza di valutare l’interesse della prole nei casi di assegnazione dell’abitazione dopo la crisi della coppia, richiedendo un approccio personalizzato che tenga conto anche delle situazioni delle unioni civili e delle convivenze di fatto. La tutela patrimoniale del partner superstite, specialmente in assenza di matrimonio, richiede pertanto attenzione particolare nella pianificazione successoria e patrimoniale.
L’applicazione della Legge 104/1992, aggiornata da interventi recenti, è stata determinante per strutturare un sistema di tutele omogenee per chi vive in unione civile o convivenza di fatto, soprattutto in presenza di disabilità nella famiglia. Al di là dei permessi retribuiti, sono previste agevolazioni fiscali per l’eliminazione delle barriere architettoniche (ad esempio detrazioni IRPEF fino al 75%-80% per lavori specifici, con importi che possono arrivare a 96.000 euro per unità abitativa).
Anche le opportunità di accesso a mutui agevolati tramite fondi come il Plafond Disabili sono estese alle famiglie con almeno un membro disabile, inclusi partner di unione civile e conviventi more uxorio. D’altra parte, la normativa si è fatta più stringente nell’evidenziare i rischi di abuso dei permessi: la giurisprudenza considera illecita l’assenza di nesso causale tra la fruizione dei permessi e l’assistenza al familiare disabile. In caso di comportamenti impropri, sono previsti sanzioni che arrivano al licenziamento per giusta causa e alla restituzione di somme indebitamente corrisposte dall’INPS. Il rispetto della trasparenza documentale e l’utilizzo dei permessi per fini diversi dall’assistenza legittima sono quindi sotto stretta sorveglianza sia dagli enti datori che dagli organi di controllo pubblici, a garanzia della sostenibilità del sistema e della fiducia pubblica.
Tra gli strumenti maggiormente utilizzati per la protezione delle persone fragili all’interno delle unioni civili e delle convivenze si segnala l’amministrazione di sostegno, disciplinata dalla Legge 6/2004. Questa misura, applicata in presenza di gravi condizioni psico-fisiche o d’infermità, consente di nominare un amministratore che supporti la persona nella gestione degli interessi patrimoniali e personali, mantenendone il più possibile l’autonomia residua. Tale azione può essere attivata dal partner, anche in unione civile o convivenza, a testimonianza dell’estensione delle tutele anche oltre la famiglia tradizionale. Dal punto di vista della pianificazione patrimoniale, strumenti come trust, fondi patrimoniali e polizze assicurative sono sempre più diffusi per assicurare che i bisogni futuri delle persone fragili siano coperti, tutelando i beni da aggressioni esterne e, in alcuni casi, destinandoli a uno scopo specifico su misura per la famiglia. Un ulteriore presidio è dato dalla legge “Dopo di noi” (112/2016), che introduce fondi speciali e agevolazioni a beneficio delle persone con disabilità prive di sostegno familiare. Questi strumenti giuridici sono ormai adottati anche nel contesto delle nuove formazioni familiari, a conferma della crescente attenzione per la protezione dei soggetti deboli all’interno delle unioni civili e convivenze.
Gli ultimi anni hanno visto l’avvio di ulteriori riforme nel diritto delle famiglie, con particolare attenzione alle esigenze delle nuove forme di convivenza. Tra le principali innovazioni spiccano:
L’applicazione delle norme introdotte dal 2016 ad oggi ha favorito una progressiva equiparazione dei diritti tra unioni civili, convivenze di fatto e famiglie tradizionali, soprattutto in ambito lavorativo, patrimoniale e di tutela delle persone fragili. Il bilancio è ampiamente positivo, sebbene restino alcune differenze di trattamento e la necessità di colmare residuali lacune in materia di filiazione, successioni e previdenza sociale. Le riforme e i recenti orientamenti giurisprudenziali mostrano una crescente attenzione ai diritti e alle esigenze delle nuove famiglie, aprendo spazi per ulteriori progressi. Le sfide future consistono nell’assicurare una piena parità di trattamento, promuovendo uguaglianza, inclusione sociale e valorizzazione dell’esperienza familiare, a prescindere dalla forma giuridica della relazione, in linea con le direttive nazionali e internazionali in materia di diritti umani e sociali.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...