Il gruppo Stellantis si trova di fronte a scelte cruciali: tra portafoglio marchi sovrapposti, crisi del mercato auto e nuove strategie, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Jeep, Citroen, Peugeot e Opel rischiano ridefinizioni o cancellazioni.
L’industria dell’auto europea, compressa tra transizione elettrica, pressione competitiva globale e ripetute crisi finanziarie, si trova oggi di fronte a un bivio mai così complesso. In questo contesto, il conglomerato Stellantis deve affrontare la sfida di gestire un portafoglio di 14 marchi automobilistici, ereditato dalla fusione FCA-PSA, tra grandi nomi storici e brand nati per esigenze di marketing. Gli scenari più recenti testimoniano un clima di significativa incertezza: il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha scelto di rinviare il piano strategico a metà 2026 proprio per approfondire la sostenibilità di ciascun brand. Le discussioni in corso riguardano il futuro stesso di alcune icone dell'automobilismo, sospese tra gloriosi trascorsi e nuove difficoltà di mercato, mentre le ipotesi di razionalizzazione e probabili cancellazioni di alcuni marchi si fanno concrete. Il destino di marchi come Lancia, DS, Maserati e Alfa Romeo appare tuttora incerto, con analisi che spaziano dai dati di vendita alle strategie di rilancio, in un quadro dove la priorità sembra essere la sopravvivenza del gruppo nel medio-lungo termine.
La costituzione di Stellantis ha portato sotto un unico tetto brand storici italiani e francesi, ma anche americani e inglesi provenienti da famiglie industriali consolidate. Accanto a Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati, si trovano infatti Peugeot, Citroën, Opel, DS, Jeep, Dodge, Chrysler, Ram, Vauxhall, oltre a marchi di nicchia come Abarth. L’ampiezza di questa gamma, nell’attuale stagnazione del mercato continentale, espone Stellantis al rischio sia di cannibalizzazione interna sia di dispersione degli investimenti.
La strategia di Antonio Filosa evidenzia la delicatezza del momento: il rinvio del piano industriale non è semplice tattica, ma deriva dall’urgenza di una valutazione approfondita sulla sostenibilità a lungo termine di ciascun marchio. Tra i motivi di preoccupazione:
Tra i marchi generalisti, Fiat, Peugeot, Citroën e Opel restano pilastri di Stellantis per volumi e copertura commerciale nel continente europeo. Secondo i più recenti dati sulle immatricolazioni, Peugeot ha registrato circa 469.000 unità nel 2025, ottenendo una quota superiore al 5%. Citroën e Opel (inclusa Vauxhall) viaggiano rispettivamente su 277.000 e 264.000 unità, mantenendo una ripartizione di mercato stabile e rassicurante dal punto di vista finanziario.
Tuttavia, il segmento generalista deve fronteggiare sfide notevoli:
I marchi premium e di nicchia di Stellantis sono oggi oggetto delle maggiori attenzioni, a causa di vendite in forte contrazione e difficoltà strutturali di collocamento sul mercato mondiale. Nel 2025 si sono registrati i seguenti dati, estremamente emblematici:
| Marchio | Immatricolazioni 2025 | Quota di mercato UE |
| Maserati | ~3.500 | <0,1% |
| Alfa Romeo | ~47.700 | 0,5% |
| DS | ~25.200 | 0,2% |
| Lancia | ~9.800 | 0,1% |
Questi numeri evidenziano uno scenario di fragilità strutturale. Per Maserati, la situazione è aggravata da pesanti tagli agli investimenti, con numerosi progetti di modelli elettrici cancellati o rinviati. DS affronta scelte strategiche radicali, come l'interruzione dei modelli di segmento B e C e la concentrazione sulla fascia più alta. Lancia, nonostante il lancio della nuova Ypsilon, resta fortemente sotto pressione da vendite scarse e una percezione commerciale ancora da ricostruire. Questa motorizzazione ridotta fortemente legata alla gamma PureTech sembra aver ulteriormente complicato la posizione del marchio nel segmento premium di accesso.
I segnali convergono verso un’ipotesi realistica di razionalizzazione attraverso chiusure, accorpamenti o spin-off. Non solo i numeri, ma anche la difficoltà di posizionamento identitario di brand come Lancia e DS suggeriscono che il loro futuro sia fortemente legato alle prossime decisioni del gruppo, in particolare ai risultati finanziari attesi dal nuovo piano strategico.
Le strategie di rilancio adottate per Lancia e DS hanno mostrato risultati insufficienti nel corso dell’ultimo triennio. Nonostante la presentazione della nuova Ypsilon come modello simbolo di rinascita, Lancia ha subito un calo di vendite superiore al 68% nel 2025, attestandosi a meno di 10.000 vetture. Tali numeri sono ben lontani dalla soglia minima per garantire la sostenibilità industriale e finanziaria di un marchio nel competitivo panorama europeo.
Nel caso di DS, il marchio ha registrato una flessione del 21% circa, con 25.195 immatricolazioni. La rinuncia a proporre nuove utilitarie e la concentrazione sulla berlina DS N°7 rivelano difficoltà di penetrazione nei segmenti chiave e una debolezza strutturale nel costruire valore percepito. Il marchio, pur nato per contrastare i premium tedeschi, fatica a convincere una clientela disposta a pagare il prezzo richiesto, specie considerando la mancanza di una chiara identità distinta da Citroën.
Lo scenario per Alfa Romeo e Maserati si caratterizza per difficoltà croniche e nuovi ostacoli geopolitici. Nel 2024 e 2025 entrambe hanno risentito dell’impatto dei dazi USA sulle importazioni di auto dall’Europa, con una riduzione ulteriore delle vendite oltreoceano. Maserati, colpita dai tagli agli investimenti (oltre 1,5 miliardi di euro cancellati), ha visto svanire la promessa di nuovi modelli elettrici, ponendo in dubbio la sopravvivenza di progetti strategici come MC20 Folgore e la Quattroporte a battery electric vehicle. Anche Alfa Romeo soffre pesanti riduzioni nelle immatricolazioni USA e difficoltà di posizionamento fra i SUV prestazionali, ormai sovrapposti a quelli di altri marchi del gruppo.
Stellantis ha incaricato McKinsey di valutare il posizionamento dei due brand, incluso lo scenario di possibile spin-off in caso di permanenza delle attuali difficoltà, fino a ipotesi di vendita o partnership, anche se la cessione ai gruppi cinesi è per ora esclusa dalla governance. La sopravvivenza di queste due icone, quindi, appare subordinata non solo al rilancio nei mercati chiave ma anche a una netta revisione della gamma, all’adattamento delle politiche industriali e all’eventuale ingresso di capitali esterni per lo sviluppo futuro.
Sullo sfondo delle strategie interne, il mercato globale dell’auto attraversa un periodo definito dagli analisti come "crisi nera". Le cause affondano sia nel post-pandemia sia nell’incremento dei costi delle materie prime, nella fine degli incentivi pubblici all’acquisto di veicoli termici ed elettrici e in una crescente selettività della domanda. I produttori europei e americani hanno perso quote di mercato rispetto ai concorrenti asiatici, soprattutto alle case cinesi, dinamica che in Europa si traduce in margini assottigliati e tagli occupazionali.
In Cina, le previsioni della più importante azienda nazionale, BYD, indicano che solo una piccola percentuale dei 130 marchi oggi attivi sopravvivrà al 2030, innescando un’ondata di fallimenti mai vista prima. In Europa, invece, la concentrazione resta alta ma la competizione si esplica più che altro nella transizione tecnologica (dall’endotermico all’elettrico) e nella compliance normativa, dai limiti di CO2 agli standard Euro 7, con continui investimenti in gigafactory e sviluppo di nuove tecnologie. Gli effetti sul sistema Stellantis sono evidenti in:
I segnali emersi da analisi finanziarie, dati di mercato e scelte strategiche, evidenziano che il futuro di alcuni brand automobilistici sotto la galassia Stellantis è sempre più in bilico. I marchi maggiormente osservati rimangono: