Una volta si usavano le classifiche stuffette per riscaldare case e ambienti in autunno e inverni, oggi ci sono sistemi e prodotti più nuovi ed innovativi.
Con l’inverno alle porte, la stufetta elettrica è il rimedio più rapido per scaldare una stanza: costa poco, si compra ovunque e si accende subito. È anche una delle soluzioni meno efficienti. Esistono oggi sistemi alternativi, alcuni di diffusione recente e altri più tradizionali, che promettono di scaldare meglio e spendere meno nel tempo, con prezzi di ingresso che partono da circa 150 euro. Ecco otto soluzioni da conoscere, con costi, pro e contro.
Una guida di inizio 2026 sulle stufette portatili le definisce utili per piccole stanze e periodi brevi, ma avverte che “non sostituiscono un impianto domestico efficiente”. Il motivo è semplice: un apparecchio a resistenza consuma in base alla potenza e al tempo, non alla tecnologia. Una stufetta da 2.000 W accesa per un’ora consuma circa 2 kWh, e la potenza non dice quanti metri quadri riesca a scaldare. Per riscaldare in modo continuo, la stessa guida consiglia pompe di calore o climatizzatori inverter, insieme a un migliore isolamento.
La differenza si vede nel costo del calore. Con i prezzi di ottobre 2026, un chilowattora di calore prodotto da una resistenza elettrica costa circa 43 centesimi, contro circa 17 di una caldaia a metano e circa 11 di una pompa di calore con rendimento (SCOP) pari a 4. Vale per una stufetta, ma anche per un pannello a infrarossi, che resta un apparecchio a resistenza. In pratica una stufetta da 2.000 W accesa un’ora costa circa 86 centesimi (nostro calcolo su quel prezzo), e in otto ore sfiora i 7 euro.
C’è poi il tema della sicurezza: i rischi principali delle stufette sono incendio, ustioni e surriscaldamento dei materiali vicini, e chi ne sceglie una dovrebbe cercare la protezione da surriscaldamento, lo spegnimento automatico in caso di ribaltamento e un cavo adatto alla potenza.
1. Climatizzatore monosplit a pompa di calore (inverter). È la soluzione che gli esperti indicano per sostituire le stufette quando il riscaldamento è continuo. Scalda e raffresca, non richiede la caldaia e l’installazione è relativamente rapida. Un monosplit da 9.000 BTU con unità interna ed esterna si trovava a giugno 2026 in offerta a circa 259 euro, e a un prezzo vicino ai 280 euro ad agosto con un codice sconto, ma questi importi escludono l’installazione e le offerte cambiano di continuo. Il limite è che dipende dalla rete elettrica.
2. Pannelli a infrarossi. Sono pannelli o “quadri” da parete o soffitto, con potenze tra 300 e 800 W, che scaldano le persone e le superfici senza muovere l’aria. Costano da 150 euro fino a oltre 1.000, più il montaggio. Hanno una potenza regolabile e un termostato che li spegne a temperatura raggiunta, ma restano apparecchi a resistenza. Con i prezzi di ottobre 2026, un pannello da 600 W costa circa 26 centesimi all’ora, cioè circa 46 euro al mese con sei ore al giorno (calcolo nostro): una fonte del 2023 parlava di 20 euro al mese con un prezzo dell’energia più basso.
3. Stufa a pellet. Costa tra 1.500 e 2.000 euro, è programmabile e adatta a spazi fino a 350 metri quadri. Se affianca il metano fa risparmiare circa 100 euro l’anno, ma se sostituisce il GPL il risparmio può superare i 1.000 euro. Esiste anche la termostufa, che scalda anche l’acqua ma va collegata all’impianto idraulico.
4. Stufa o caminetto a bioetanolo. Non richiede opere murarie e spesso si installa da soli, ma è adatta solo a stanze di metratura contenuta. Come tutti i riscaldatori a combustione consuma ossigeno, produce anidride carbonica e umidità e richiede ventilazione: non è consigliata nelle camere da letto.
5. Pompa di calore aria-acqua a propano (R290). È una pompa di calore con un refrigerante naturale, il propano, a basso impatto sul clima: una tecnologia ormai matura, con un’offerta ampia, e raggiunge temperature abbastanza alte da alimentare i termosifoni esistenti. Si può quindi sostituire la caldaia senza cambiare i radiatori. Più alta è la temperatura dell’acqua, meno rende: a 65 °C il costo del calore si avvicina a quello del gas, mentre a 35-45 °C è molto più basso. Il propano è infiammabile, per cui l’installazione segue regole precise.
6. Radiatori ventilati e fan coil a bassa temperatura. Sono radiatori con piccoli ventilatori che aumentano la resa anche con acqua tiepida, e si montano sugli attacchi già presenti. I ventilatori sono sempre più silenziosi alle velocità minime. Funzionano bene insieme a una pompa di calore.
7. Radianti a basso spessore (pavimento, soffitto, parete). Si posano anche sopra il pavimento esistente con uno spessore di 2-3 centimetri, contro i 7-10 di un impianto tradizionale. Rispondono più in fretta e sono adatti alle ristrutturazioni. Per raffrescare serve controllare l’umidità, per evitare la condensa.
8. Sistemi ibridi e pompa di calore con fotovoltaico. Un impianto ibrido abbina pompa di calore e caldaia a condensazione, e nelle versioni recenti sceglie quale far funzionare in base ai prezzi di luce e gas impostati. È la scelta più sicura quando la casa non è ancora pronta per la sola pompa di calore. Con il fotovoltaico, la pompa usa l’energia prodotta di giorno e un accumulo termico conserva il calore per la sera, anche se d’inverno la produzione è più bassa.
La scelta dipende da quanto si usa il riscaldamento e da come è fatta la casa. Per una stanza usata poche ore, una soluzione economica può bastare. Per un uso quotidiano, la pompa di calore, sotto forma di split o di impianto, è quella con il costo del calore più basso. Il pellet conviene soprattutto a chi oggi usa il GPL. In una stanza piccola e usata di rado, il bioetanolo può bastare, purché si aerei e non lo si usi in camera da letto. Per una casa intera, o per una famiglia che sta in casa tutto il giorno, conviene guardare a un impianto con pompa di calore e a un termostato programmabile. Il bioetanolo e i pannelli a infrarossi sono comodi ma, per consumi continui, costano come una stufetta o poco meno.
Qualunque sistema si scelga, vale la regola dell’Enea: 19 °C bastano per stare bene, e ogni grado in meno può far risparmiare fino al 10% di combustibile, insieme a un’umidità tra il 40% e il 60%. Tenere i radiatori liberi da tende e mobili e chiudere tapparelle o tendaggi di notte aiuta a non sprecare il calore prodotto, a prescindere da come lo si produce.
Il costo più basso resta quello della regolazione: teste termostatiche elettroniche, zone e controllo dei consumi migliorano il rendimento dell’impianto già presente senza cambiare tecnologia. Prima di scegliere conviene anche controllare gli incentivi disponibili presso Enea, Gse e Agenzia delle Entrate.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...