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I nuovi modelli di Porsche per raggiungere ogni tipologia di cliente: dalle supercar ai Suv il piano strategico

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di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Porsche ridisegna la propria strategia per parlare a ogni cliente: nuove 718 elettriche, SUV anche termici, supercar esclusive e motorizzazioni flessibili. Al centro, più valore, costi sotto controllo e il rilancio entro il 2035.

La strategia Porsche cambia passo: dopo aver rallentato la transizione elettrica, la Casa di Zuffenhausen vuole tornare a mettere le auto sportive al centro senza rinunciare a clienti con esigenze diverse. Il piano combina nuove vetture a batteria, motori tradizionali e ibridi, insieme a SUV aggiuntivi e all’ampliamento delle versioni più esclusive. L’obiettivo dichiarato è ampliare l’offerta con maggiore disciplina, puntando sul valore generato da ogni automobile più che sulla crescita dei volumi. Alla guida c’è Michael Leiters, amministratore delegato dal 1° gennaio, chiamato a correggere la rotta e rilanciare redditività e identità del marchio.

Sportwagenschmiede 2035: più sportività e valore al centro della strategia

Il nome del programma, Sportwagenschmiede, significa “fucina di auto sportive” e riassume l’intenzione di presidiare ogni segmento con modelli dal carattere dinamico, senza trascurare artigianalità e pragmatismo. Leiters, ingegnere con esperienze in Ferrari, McLaren e Porsche, presenta la sportività come criterio comune alla futura offerta, non come prerogativa delle sole coupé a due posti.

La direzione segna anche una correzione rispetto all’espansione che aveva reso più ampia la gamma, ma meno immediata da leggere. Porsche non annuncia un ritiro dal mercato premium né una riduzione generalizzata della presenza commerciale: mira piuttosto a recuperare una percezione di esclusività attraverso una selezione più accurata di prodotti e versioni. La parola d’ordine è valore prima dei volumi, con maggiore attenzione al posizionamento, al mix di vendita e alla redditività unitaria.

Il piano, indicato anche come Sportwagenschmiede 35, unisce quindi tre direttrici: rafforzare il DNA sportivo, servire fasce di clientela diverse e semplificare l’organizzazione. La promessa di “costruire le auto che i clienti sognano” dovrà tradursi in scelte verificabili: modelli coerenti con il marchio, qualità più alta e una struttura industriale capace di adattarsi alla domanda. Non è un ritorno puro al passato, ma un tentativo di conciliare l’identità storica con tecnologie e preferenze in trasformazione.

Nuovi modelli Porsche: 718 elettriche, SUV termica e ampliamento della gamma

La prima fase di prodotto conferma le versioni elettriche di 718 Boxster e Cayman, nonostante le indiscrezioni su una possibile cancellazione. Porsche conta di farle contribuire alle vendite una volta raggiunto il pieno regime produttivo, previsto nel 2028. La sfida sarà conservare reattività, leggerezza percepita e coinvolgimento di guida in due modelli la cui reputazione dipende in larga misura dalla loro natura sportiva.

Nello stesso anno è attesa la presentazione di una nuova SUV del segmento D, identificata internamente come segmento B nella classificazione del gruppo Volkswagen. Non sostituirà la Macan: le due vetture saranno proposte in parallelo, ma con impostazioni propulsive differenti. La Macan resterà elettrica, mentre il nuovo modello adotterà motori termici e ibridi plug-in, così da intercettare mercati e automobilisti che non sono ancora pronti a scegliere esclusivamente la batteria.

Questa scelta amplia la copertura della gamma, ma introduce anche una complessità da governare: piattaforme, componenti e linee produttive dovranno permettere di offrire alternative senza moltiplicare eccessivamente le varianti. La SUV aggiuntiva è pensata per colmare uno spazio commerciale preciso, non per replicare senza distinzione modelli già presenti. Accanto ai lanci più vicini, Porsche valuta inoltre nuove sportive e una SUV collocata sopra la Cayenne, con l’intento di rafforzare la presenza nei segmenti D ed E, dove margini e prezzi medi possono essere superiori.

Il peso complessivo di questi segmenti nel portafoglio prodotti dovrebbe salire dal 32% al 45%, secondo gli obiettivi comunicati. La programmazione prevede almeno una novità all’anno fino al 2030; il calendario, tuttavia, non equivale a una garanzia di domanda. Perché l’ampliamento funzioni, ogni modello dovrà distinguersi per missione e clientela, mantenendo riconoscibile il linguaggio Porsche anche fuori dai segmenti storicamente associati alle sportive.

Dalle supercar alle personalizzazioni: modelli halo, derivate e maggiore esclusività

Per aumentare il richiamo del marchio e sostenere i margini, il piano prevede nuove vetture “halo”, cioè modelli di immagine capaci di trasferire prestigio al resto dell’offerta, e un maggior numero di derivate, anche nell'ambito delle supercar. L’obiettivo indicato è portare queste versioni fino al 30% della gamma. È allo studio anche una piattaforma dedicata a una famiglia di sportive a motore centrale, posizionata sopra la 911; il progetto dovrebbe essere anticipato dalla concept Mission S, annunciata per il 15 ottobre 2026. Le caratteristiche tecniche e l’eventuale avvio della produzione non sono ancora definite.

La 911 sarà a sua volta rafforzata con varianti a forte contenuto emozionale. In parallelo, Porsche vuole rendere più rilevanti le personalizzazioni attraverso Sonderwunsch, Exclusive Manufaktur e Heritage, riuniti sotto l’ombrello “Home of Sports Cars”, insieme all’area Performance, che comprende Manthey. La proposta può andare da materiali e finiture su misura a configurazioni particolari e serie limitate: non si tratta soltanto di estetica, ma di offrire un rapporto più diretto tra prodotto, storia del marchio e preferenze individuali.

La Casa punta a sestuplicare i ricavi del business delle personalizzazioni e a far crescere del 20% il prezzo medio di vendita dei modelli al vertice. Sono obiettivi ambiziosi, subordinati alla disponibilità dei clienti a pagare per contenuti realmente distintivi. Nel quadro rientrano anche l’aumento della quota in Manthey Racing dal 51% al 67% e i progetti “few-off”, cioè realizzazioni in pochissimi esemplari, oltre alle riproduzioni di modelli storici. Per queste ultime, i prezzi citati vanno da circa 1,6 a quasi 13,5 milioni di euro. L’esclusività, però, dovrà accompagnarsi a finiture affidabili: Porsche si è posta l’obiettivo di ridurre del 45% i costi di garanzia nel medio termine.

Motori elettrici, ibridi e termici: la flessibilità tecnologica della gamma

La nuova impostazione evita di legare l’intera gamma a un’unica soluzione propulsiva. Alle elettriche si affiancheranno modelli con motori a combustione e ibridi plug-in; la proporzione indicata è di un’elettrica ogni due vetture tradizionali o elettrificate. È una risposta alla domanda disomogenea tra regioni, alle diverse infrastrutture di ricarica e ai tempi non uniformi con cui i clienti adottano l’auto a batteria.

La flessibilità non significa abbandonare gli investimenti elettrici. Porsche prevede di sviluppare la prossima generazione di batterie mentre rinnova le tecnologie termiche e ibride, e intende valorizzare le collaborazioni con Audi sulle piattaforme PPE e PPC. L’approccio consente di condividere architetture e componenti, contenendo parte dei costi, pur lasciando spazio a tarature e caratteristiche specifiche per ciascun marchio.

Restano inoltre vincoli normativi da considerare: gli obiettivi europei sulle emissioni di CO2 e la loro applicazione incidono sulle scelte di prodotto e sugli investimenti. La strategia, dunque, dipenderà anche dalle regole definitive e dalla loro evoluzione, oltre che dalla domanda reale. Il criterio industriale è mantenere più opzioni tecnologiche disponibili, senza confondere la flessibilità con l’assenza di una direzione: ogni propulsione dovrà avere una funzione commerciale e un contributo sostenibile alla redditività.

La crescita dell’offerta dovrà convivere con una riduzione della complessità. Porsche mira a tagliare almeno il 20% delle varianti, così da limitare duplicazioni nella progettazione, negli acquisti e nella produzione. Per i nuovi veicoli prevede inoltre una diminuzione del 20% dei costi di sviluppo, affidandosi a progetti trasversali e a un maggiore impiego delle competenze interne. La condivisione di componenti con altre realtà del gruppo Volkswagen dovrebbe contribuire a contenere la spesa per i materiali.

Anche gli impianti dovranno adattarsi meglio alle oscillazioni della domanda. L’obiettivo è ridurre del 30% i costi del lavoro nelle attività produttive attraverso processi più efficienti e linee capaci di assemblare modelli differenti. Le spese commerciali e distributive dovrebbero calare del 20%. Sono target aziendali, non risultati già conseguiti, e la loro attuazione dipende da investimenti, accordi industriali e capacità di mantenere gli standard qualitativi.




Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...