Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

I pomodori non sanno più di nulla: lettera aperta sul perchè noi siamo convinti del contrario

WhatsApp X Telegram
di Chiara Compagnucci pubblicato il

La qualità dei pomodori tra sapore, gusto ed elementi a favore della salute: una ulteriore riflessione di un esperto che risponde ad un nostro precedente articolo

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera e riflessioni sulla qualità del pomodoro di cui avevamo parlato in un nostro precedente articolo

Gentilissimi,

ho letto con interesse l'articolo "Il 93% dei pomodori non sa di nulla, soprattutto al supermercato", pubblicato sul vostro sito.

Il tema della qualità del pomodoro da mensa è di grande interesse per i consumatori e merita certamente di essere discusso. Proprio per questo ritengo utile offrire alcune considerazioni che possano contribuire ad arricchire il dibattito con il supporto delle conoscenze scientifiche oggi disponibili.

Una ricostruzione storicamente fondata ma incompleta

L'articolo propone una lettura secondo cui il pomodoro moderno avrebbe progressivamente perso sapore e qualità nutrizionali a causa delle esigenze della distribuzione commerciale e del miglioramento genetico orientato alla produttività.

Si tratta di una ricostruzione che contiene elementi storicamente fondati ma che, nel suo complesso, non rappresenta adeguatamente lo stato attuale della ricerca.

È noto che, in una fase della storia del breeding del pomodoro, alcuni programmi di selezione abbiano privilegiato caratteri quali uniformità di maturazione, conservabilità e resistenza alla manipolazione. Sarebbe tuttavia riduttivo estendere quella stagione della ricerca alla situazione odierna.

Il miglioramento genetico ha cambiato obiettivi

Negli ultimi vent'anni il miglioramento genetico ha infatti modificato profondamente i propri obiettivi.

Oggi la selezione varietale integra contemporaneamente qualità organolettica, contenuto nutraceutico, resistenza alle principali avversità, adattamento ai cambiamenti climatici, efficienza nell'impiego delle risorse naturali e sostenibilità economica delle aziende agricole. Questa evoluzione è ampiamente documentata nella letteratura scientifica internazionale.

Come evidenziato da Klee e Giovannoni (2011), il gusto del pomodoro è un carattere biologicamente complesso, determinato dall'interazione tra centinaia di composti aromatici, zuccheri, acidi organici, patrimonio genetico, ambiente di coltivazione, maturazione del frutto e tecniche agronomiche. Successivamente, Tieman e collaboratori (2017), in uno studio pubblicato sulla rivista Science, hanno dimostrato come la moderna conoscenza della base genetica dell'aroma consenta oggi di selezionare varietà capaci di coniugare elevata produttività e migliore qualità sensoriale.

Attribuire quindi l'eventuale perdita di sapore esclusivamente alla genetica, al trasporto o alla grande distribuzione rappresenta una semplificazione che non riflette la complessità del fenomeno.

Le proprietà nutraceutiche: quello che la ricerca dice davvero

Analoga prudenza dovrebbe essere adottata quando si affrontano le proprietà nutraceutiche.

Le concentrazioni di licopene, vitamina C, carotenoidi, polifenoli e altri composti bioattivi dipendono dall'interazione tra varietà, ambiente pedoclimatico, tecniche colturali e grado di maturazione. La ricerca scientifica non supporta l'affermazione secondo cui i pomodori da mensa oggi commercializzati siano, in termini generali, meno ricchi di tali sostanze rispetto a quelli coltivati alcuni decenni fa. Al contrario, numerosi programmi di miglioramento genetico hanno proprio questi caratteri tra i loro obiettivi prioritari.

Il tema che l'articolo ha ignorato: la sostenibilità

Vi è poi un aspetto che sorprendentemente rimane ai margini dell'articolo: la sostenibilità.

Negli ultimi trent'anni la coltivazione del pomodoro da mensa ha conosciuto una trasformazione radicale grazie alla convergenza tra innovazione genetica e innovazione agronomica. Le moderne varietà consentono una migliore efficienza nell'uso dell'acqua, una maggiore resistenza alle malattie e agli stress climatici e una riduzione dell'impiego di prodotti fitosanitari attraverso l'introduzione di resistenze genetiche. Parallelamente, tecniche quali la fertirrigazione di precisione, la difesa integrata, il controllo biologico, il monitoraggio digitale delle colture e la gestione razionale delle risorse hanno significativamente ridotto l'impatto ambientale delle produzioni.

Questi progressi hanno effetti concreti:

  • Per i consumatori significano disponibilità di prodotto durante gran parte dell'anno, maggiore sicurezza alimentare e un'offerta varietale estremamente più ampia rispetto al passato
  • Per l'ambiente significano minore consumo di acqua, fertilizzanti ed energia per chilogrammo di pomodoro prodotto
  • Per gli agricoltori significano produzioni più stabili, maggiore resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici e una redditività indispensabile per mantenere competitiva la produzione italiana
In altre parole, una filiera complessivamente più sostenibile.

La scienza che guarda al futuro

Su questi temi appare particolarmente significativo il contributo della professoressa Vittoria Brambilla, docente di Genetica Agraria presso l'Università degli Studi di Milano, che insieme al professor Fabio Fornara ha recentemente pubblicato il volume La speranza verde (Bompiani, 2026).

Nel libro gli autori illustrano come il miglioramento genetico delle piante, dalle tecniche convenzionali fino alle più recenti Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), costituisca uno strumento essenziale per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, riduzione dell'impatto ambientale e qualità delle produzioni. Gli autori sottolineano inoltre come il dibattito pubblico sull'innovazione in agricoltura sia spesso condizionato da semplificazioni e luoghi comuni che finiscono per oscurare il contributo della ricerca scientifica.

Questa riflessione appare particolarmente pertinente anche nel caso del pomodoro da mensa.

Naturalmente nessuno sostiene che tutti i pomodori oggi presenti sul mercato siano eccellenti. Come per qualsiasi prodotto agricolo, la qualità dipende dalla varietà, dalle tecniche colturali, dall'ambiente di produzione, dal momento della raccolta e dalla gestione della filiera. Tuttavia, trasformare questa naturale variabilità in una narrazione secondo cui "i pomodori non sanno più di pomodoro" rischia di trasmettere ai lettori un messaggio non coerente con il quadro scientifico attuale.

Il problema del metodo: un dato senza fonte

Un'ultima osservazione riguarda il metodo.

L'affermazione riportata nel titolo — secondo cui "il 93% dei pomodori non sa di nulla" — è proposta come un dato oggettivo, ma nell'articolo non vengono indicati lo studio di riferimento, la metodologia utilizzata, la numerosità del campione o la significatività statistica del risultato. In ambito scientifico, la forza di un'affermazione dipende sempre dalla qualità delle prove che la sostengono. Sarebbe pertanto auspicabile che dati di tale impatto fossero accompagnati da riferimenti verificabili e contestualizzati.

Tradizione e innovazione non si contrappongono

L'innovazione in agricoltura non è un processo perfetto né privo di criticità. È, tuttavia, il risultato di decenni di ricerca che hanno consentito di migliorare contemporaneamente sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale, disponibilità dei prodotti, resilienza delle colture e qualità complessiva delle produzioni.

Come ricordano Brambilla e Fornara ne La speranza verde, la sfida non consiste nel contrapporre tradizione e innovazione, ma nel mettere la conoscenza scientifica al servizio di un'agricoltura capace di produrre alimenti migliori, riducendo al tempo stesso il consumo di risorse naturali e l'impatto ambientale.

È su questo terreno — quello delle evidenze scientifiche e del confronto basato sui dati — che riteniamo possa svilupparsi un dibattito realmente utile ai consumatori, agli agricoltori e all'intera società.

Cordialmente,
Massimo Scacco
Agronomo Libero Professionista

Bibliografia essenziale
• Brambilla V., Fornara F. (2026). La speranza verde. Bompiani.
• Klee H.J., Giovannoni J.J. (2011). Genetics and Control of Tomato Fruit Ripening and
Quality Attributes. Annual Review of Genetics, 45, 41–59.
• Tieman D. et al. (2017). A chemical genetic roadmap to improved tomato flavor. Science,
355(6323), 391–394.
• CREA. Biodiversità del pomodoro: varietà più resistenti ai patogeni, ai cambiamenti
climatici e più ricche di vitamina C.
• FAO (2022). The State of Food and Agriculture 2022 – Leveraging automation in
agriculture for transforming agrifood systems.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...