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Il cioccolato più famoso al mondo porta in tribunale un 20enne e la sua barretta: il vincitore non è così scontato

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il
Ventenne in tribunale

Una giovane fondatrice e la sua barretta O’bar sfidano in tribunale un gigante del cioccolato, che contesta la forma del prodotto. Tra rischi economici e precedenti celebri, sarà decisiva l’impressione complessiva.

La multinazionale Mondelez ha contestato in tribunale la forma della O’bar, una barretta vegana realizzata dalla piccola impresa britannica Catherine’s Originals, sostenendo che richiami il profilo del Toblerone. La fondatrice Catherine Dodd, ventenne secondo il titolo della vicenda e imprenditrice fin dall’adolescenza, difende le curve del prodotto: sono un riferimento alla lettera O del nome aziendale. La disputa ruota attorno al design della barretta e alla sua possibile associazione con il marchio svizzero e l'esito, al di là dell'incertezza, può creare un importante precedente.

Le dimensioni delle due aziende sono molto diverse. Catherine’s Originals contava dieci persone, amministratori compresi, e circa 105mila sterline in banca alla fine di dicembre 2025. Mondelez, proprietaria di Toblerone, Oreo e Cadbury, ha invece circa 91mila dipendenti. La causa porta davanti al giudice il profilo della O’bar e il possibile collegamento che i consumatori potrebbero stabilire con il prodotto più noto.

La forma della O’bar sotto contestazione

Al centro della disputa c’è il profilo esterno della barretta. Il Toblerone è riconoscibile per una successione di elementi appuntiti, che richiama una catena montuosa; la O’bar di Catherine’s Originals è composta invece da segmenti arrotondati. Secondo Mondelez, il disegno della concorrente sarebbe troppo vicino a una forma distintiva legata al proprio prodotto. È su questa somiglianza che si concentra la contestazione.

Dodd respinge l’accusa. A suo dire, le curve sono state ideate per richiamare la O di Catherine’s Originals, non le punte del Toblerone. L’intenzione della fondatrice è una cosa; la percezione del pubblico, un’altra. Nel confronto contano l’aspetto complessivo della barretta e il collegamento che i consumatori potrebbero fare con il marchio più noto, non un singolo dettaglio isolato.

Prodotta da una società con sede nel West Sussex, la O’bar viene venduta in larga parte attraverso Instagram. Per una piccola attività, il social è un canale che consente di raggiungere i clienti e farsi conoscere senza la rete distributiva di un gruppo internazionale. La stessa visibilità, però, espone il prodotto a un pubblico più ampio mentre l’impresa cresce.

Una giovane fondatrice contro un colosso

Catherine Dodd ha avviato Catherine’s Originals nel 2021, quando era ancora adolescente. Oggi è descritta come ventenne. Il suo progetto imprenditoriale è cresciuto attorno a una barretta vegana e alla vendita diretta, con una struttura aziendale contenuta: dieci persone, amministratori inclusi. Alla fine di dicembre 2025 la società aveva circa 105mila sterline in banca.

Dall’altra parte della causa c’è Mondelez International, gruppo alimentare statunitense proprietario di marchi globali, fra cui Toblerone. Circa 91mila persone lavorano per la multinazionale. La distanza fra le due realtà si riflette anche nelle risorse legali e commerciali a disposizione, un elemento che aiuta a capire il peso concreto di una controversia per una piccola società britannica.

Dodd ha definito spaventoso affrontare una causa dopo aver investito lavoro ed energie nella costruzione dell’attività. Ha raccontato di aver cercato per mesi una soluzione concordata, senza riuscire a raggiungerla. Mondelez ha riferito, a sua volta, di avere tentato di arrivare a un accordo. Le due dichiarazioni descrivono in modo diverso il percorso della trattativa, che non ha chiuso la disputa prima del confronto giudiziario.

Che cosa può costare una disputa sul marchio

Per una piccola impresa, una controversia comporta spese legali, ma anche possibili cambiamenti al prodotto. Potrebbe essere necessario rivedere un design già pronto, rinviare un lancio o intervenire sulla confezione e sulla comunicazione. In alcuni casi, la vendita può fermarsi mentre le parti cercano una soluzione. Ogni modifica richiede nuovi materiali e costi di produzione, e può mettere a rischio ordini e continuità commerciale.

Il problema pesa ancora di più se la barretta è una parte centrale dell’identità aziendale. Un profilo riconoscibile contribuisce a distinguere il prodotto; modificarlo può indebolire quella caratteristica. Mantenere il design contestato, invece, significa affrontare una fase di incertezza e impegnare risorse nella gestione della causa. Per un’impresa che si affida soprattutto ai social, anche una sospensione o un cambiamento improvviso può interrompere la comunicazione con i clienti e la regolarità della propria presenza online.

Nel caso della O’bar, la questione riguarda il rapporto tra la sua configurazione e la forma associata al Toblerone. La contestazione di Mondelez si fonda sulla presunta vicinanza visiva; Catherine Dodd rivendica l’origine autonoma del disegno e il richiamo alla lettera iniziale del nome aziendale. Il giudice dovrà pronunciarsi su questo confronto.

Il precedente della barretta Twin Peaks

Un caso precedente risale al 2017 e riguarda la Twin Peaks, barretta venduta dalla catena britannica Poundland. Mondelez contestò il prodotto per la somiglianza con il Toblerone. Prima di metterlo in vendita, Poundland rinviò il lancio e modificò sia la barretta sia la confezione. La vicenda si concluse con un cambiamento commerciale, dopo il quale il prodotto venne presentato con un design e un packaging rivisti.

Quell’episodio mostra quanto una contestazione possa incidere sulle scelte di un’impresa già prima della conclusione di una causa. Un’azienda può decidere di intervenire sul design o sulla confezione per ridurre il rischio e rispettare il calendario di lancio, anche mentre contesta la posizione del titolare del marchio. Per chi dispone di risorse limitate, una modifica concordata può risultare più sostenibile di una lunga controversia. È una scelta che comporta comunque un costo e può cambiare il prodotto destinato ai clienti.

Nel caso della Twin Peaks era coinvolta una catena commerciale con una capacità operativa diversa da quella di una società composta da dieci persone. La vicenda della O’bar si svolge quindi in condizioni aziendali differenti, pur avendo al centro, come quella precedente, il riconoscimento visivo di una barretta. Per le imprese, il rischio di una causa si intreccia con i tempi e i costi necessari a modificare il prodotto, oltre che con il ruolo che quel prodotto occupa nel marchio.

Il tribunale valuta l’impressione complessiva

La domanda sottoposta al giudice è se le curve della O’bar evochino il profilo distintivo del Toblerone oppure richiamino la O di Catherine’s Originals. Nel confronto entrano l’aspetto complessivo della barretta e il modo in cui la sua forma si presenta al pubblico. La differenza fra segmenti arrotondati e punte è uno degli elementi della disputa.

La causa porta in primo piano una tensione frequente nei mercati dei beni di consumo. Un marchio affermato vuole proteggere i tratti che permettono ai clienti di riconoscere i suoi prodotti; un’impresa emergente cerca invece di costruire un’identità visiva propria. Nel caso della O’bar, Mondelez sostiene che la forma sia troppo vicina a quella del Toblerone, mentre Dodd lega il design alla lettera iniziale del nome Catherine’s Originals.

Le posizioni delle due parti sono dunque distanti. Per Mondelez la somiglianza con il Toblerone è sufficiente a contestare il design; per Dodd le curve appartengono all’identità della sua azienda. La causa dovrà stabilire quale delle due letture trova riscontro nel caso della O’bar.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...