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Il fenomeno del workaholism sul lavoro e l'allarme Inail: che cos'è, perchè preoccupa e soluzioni

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di Marcello Tansini pubblicato il

Il workaholism, la dipendenza dal lavoro, minaccia salute fisica e mentale, riduce il benessere in azienda e allarma l’Inail. Analizziamo cause, fattori di rischio e soluzioni efficaci per prevenirlo e affrontarlo

Il rischio della dipendenza da lavoro sta crescendo in modo silenzioso, trascinato dalla velocità imposta dalle nuove tecnologie, dall’iperconnessione e dalla pressione per la performance. Le ultime pubblicazioni dell’Inail allertano aziende e lavoratori sull’emergere di una patologia spesso sottovalutata ma dalle ricadute profonde, tanto nella sfera privata quanto in quella organizzativa. Molte aziende premiano, direttamente o indirettamente, chi sacrifica tempo ed energie al lavoro, trascurando il confine fra impegno professionale e dipendenza compulsiva. Una realtà che rischia di erodere la salute, minare l’equilibrio emotivo e compromettere la produttività.

La dipendenza da lavoro, nota con il termine workaholism, si distingue dalla semplice passione lavorativa perché implica una perdita di controllo sulle ore spese in attività professionali e una costante preoccupazione verso il risultato. Gli effetti di questa dinamica non sono circoscritti solo alla persona coinvolta, ma si riflettono negativamente su famiglia e colleghi, oltre a gravare sull’organizzazione stessa.

L’Inail, nel suo recente Fact Sheet, enfatizza come ambiente, carichi di lavoro sproporzionati e mancanza di politiche di conciliazione favoriscano la manifestazione di questa patologia. Un’evidenza che impone riflessioni puntuali e azioni concrete, soprattutto all’interno di contesti lavorativi moderni, in cui l’iperconnessione rischia di cronicizzare l’abitudine al sovraccarico e rende più sfumati i limiti del tempo privato.

Ignorare l’allarme, oggi, significa sottovalutare una componente che può compromettere la salute dei dipendenti e la solidità aziendale, fino a configurare un vero e proprio rischio psicosociale.

Cos'è il workaholism: cause, caratteristiche e fattori di rischio

Introdotto dal termine inglese workaholism, il concetto rimanda a una vera e propria dipendenza psicologica dal lavoro. Non è sufficiente analizzare le ore svolte per riconoscere la problematica: il discrimine fondamentale risiede nella dimensione compulsiva e ossessiva della relazione che l’individuo instaura con le proprie mansioni.

I tratti distintivi del workaholism si manifestano attraverso:

  • Comportamento lavorativo compulsivo, che spinge la persona a riempire ogni spazio libero con impegni professionali, anche al di fuori dei normali orari d’ufficio.
  • Pensiero costante orientato agli obiettivi professionali, con difficoltà a distanziarsi mentalmente dalle questioni lavorative persino durante momenti di svago.
  • Ansia o senso di colpa associati all’inattività, che genera disagio intenso quando non si lavora.
  • Tendenza a trascurare relazioni, interessi e salute per dare priorità ad attività lavorative.
  • Sostituzione delle pause e del riposo con continue attività produttive.
Origine e cause multifattoriali
Le cause all’origine di questa patologia risultano essere molteplici e spesso intrecciate:
  • Fattori organizzativi: ambienti lavorativi competitivi, carichi di lavoro sproporzionati, leadership orientata esclusivamente alla performance e assenza di politiche di conciliazione fra lavoro e vita privata.
  • Fattori sociali: la precarietà nel mercato del lavoro, l’impatto delle tecnologie digitali, l’iperconnessione e la richiesta costante di reperibilità, anche fuori dall’orario contrattuale.
  • Fattori individuali: eccessiva ambizione, bisogno di controllo, perfezionismo, scarsa autostima, costante ricerca di approvazione.
Alcuni dati recenti, riportati dall’INAIL, indicano come la progressiva digitalizzazione abbia ridotto il confine fra tempo libero e orario produttivo, aumentando la vulnerabilità di lavoratori già inclini a mettere il lavoro al centro delle proprie esistenze.

Una dipendenza ben celata: il rischio maggiore di questa condizione è spesso la sua maschera sociale. L’ambizione e la dedizione lavorativa sono premiate sul piano aziendale, portando il soggetto a godere di avanzamenti di carriera, prestigio e riconoscimenti economici. Questo comportamento è stato definito come una dipendenza “ben vestita”, proprio perché mascherato da passione e senso di responsabilità. La conseguenza è che l’organizzazione spesso non solo non vede la patologia, ma la sostiene indirettamente, rendendo più difficile per l’individuo riconoscere il problema e chiederne aiuto.

  • Errore comune: confondere l’impegno con la dipendenza. Non si tratta semplicemente di lavorare molto, ma di non poter fare a meno di lavorare, con impatto negativo su salute e relazioni.
  • Scarsa autopercezione: chi soffre di workaholism tende a giustificare i propri comportamenti come se rappresentassero dedizione, senza notare l’impatto negativo complessivo.
Conseguenze per la salute e per l’ambiente lavorativo
Effetti individuali Effetti organizzativi
  • Sintomi da stress e burnout
  • Disturbi del sonno
  • Calamità al sistema cardiovascolare
  • Difficoltà relazionali/familiari
  • Tendenza al presentismo (andare al lavoro anche da malati)
  • Calano performance e qualità del lavoro
  • Clima organizzativo deteriorato
  • Aumento del rischio di errore, infortuni e assenteismo
  • Problemi di turnover e di gestione HR
  • Difficoltà a instaurare politiche efficaci di team working
La normativa e la sicurezza
L’inquadramento della patologia nella valutazione dei rischi stress lavoro-correlato impone ai datori di lavoro una maggiore attenzione. Il fenomeno rientra infatti nella valutazione del rischio psicosociale.

Analisi tecnica delle cause aziendali

  • Mancata regolamentazione delle comunicazioni elettroniche
  • Leadership autoritaria e mancanza di supporto
  • Assenza di programmi di work-life balance
  • Insufficiente formazione su rischi psicosociali
  • Ambiente che premia l’iperlavoro
Cosa rende vulnerabili al fenomeno del workaholism e spiegazione dettagliata delle criticità: il workaholism parte spesso in modo subdolo, accentuato da eventi stressanti della vita o da periodi particolarmente competitivi. In questa fase, le difese psicologiche si abbassano e il comportamento viene rinforzato dall’ambiente esterno. È la combinazione fra vulnerabilità personale, pressione ambientale e disponibilità di strumenti digitali a fare da miccia alla patologia.

Strategie di prevenzione e soluzioni contro la dipendenza da lavoro

Il contrasto a questo modello disfunzionale non può prescindere da un approccio combinato, che coinvolga sia le aziende che i lavoratori. Gli esperti raccomandano la costruzione di un ecosistema in cui siano previste misure preventive e strumenti di supporto costanti.

Prevenzione aziendale

  • Redistribuzione e calendarizzazione equilibrata dei carichi di lavoro.
  • Promozione di ambienti collaborativi, meno competitivi e più orientati al supporto reciproco.
  • Tutela del diritto alla disconnessione tramite politiche aziendali chiare (ad es. stop a e-mail e messaggi fuori orario).
  • Implementazione di software dedicati all’interruzione delle comunicazioni (blocco automatico delle e-mail serali o nei weekend).
  • Incoraggiamento alla formazione su tematiche di salute psicologica.
  • Costruzione di programmi di work-life balance personalizzati, differenziati per ruoli e necessità.
  • Sviluppo di pratiche di leadership partecipativa e mentoring.
Azioni individuali e responsabilità dei singoli
  • Coltivare soft skill come assertività, gestione del tempo e problem solving per rafforzare autonomia e proteggere i propri confini.
  • Formazione continua sui rischi psicosociali legati al lavoro e sviluppo di consapevolezza sui propri limiti.
  • Definizione di limiti personali (pausa da dispositivi e-mail, orari di stacco precisi).
  • Recupero di attività extra-lavorative: sport, hobby, tempo con la famiglia per riequilibrare la giornata.
  • Ridefinizione delle priorità personali e del rapporto con ambizione e successo.
  • Supporto psicologico, coaching, partecipazione a servizi di ascolto organizzativo.
Errori comuni nella gestione della dipendenza
  • Minimizzare i segnali di stress o giustificare il proprio eccesso di operosità come semplice dedizione lavorativa.
  • Mancanza di comunicazione con responsabili e colleghi rispetto al proprio malessere.
  • Ignorare le soluzioni organizzative proposte, come il diritto alla disconnessione, per paura di sembrare poco motivati.
Interventi normativi e best practice
  • Redigere o aggiornare DVR (documento di valutazione dei rischi) con attenzione agli aspetti psicosociali e prevedere monitoraggi periodici.
  • Promuovere la partecipazione a corsi di formazione condotti da esperti del settore, anche in collaborazione con figure come psicologi del lavoro.
  • Valutare l’introduzione dei cosiddetti “digital detox day” aziendali.
  • Favorire la diffusione di mentoring e coaching interni al fine di sostenere la crescita personale e ridurre l’isolamento tipico delle situazioni workaholic.
Tabella di sintesi: Rimedi aziendali e individuali a confronto
Rimedi aziendali Rimedi individuali
  • Politiche per il work-life balance
  • Disconnessione digitale
  • Leadership partecipativa e mentoring
  • Supporto psicologico in azienda
  • Gestione dei limiti personali
  • Sviluppo soft skills
  • Attività extra-lavorative
  • Supporto specialistico esterno (psicologo o coach)



Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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