Sono andato a Terra Madre Salone del Gusto 2026 a Torino: tra stand, assaggi e laboratori del gusto, ecco cosa mi ha colpito di più e cosa invece mi ha deluso durante questa visita.
Sono andata a visitare Terra Madre Salone del Gusto 2026 a Torino, la manifestazione che quest'anno si chiama proprio così (probabilmente intendevi questa, dato che "Terra Mia" non risulta tra gli eventi in programma a Torino in questi giorni) e che dal 24 al 27 settembre ha trasformato il centro città in un enorme mercato diffuso a cielo aperto. Appena uscita dalla stazione di Porta Nuova mi sono trovata praticamente già dentro l'evento: niente navette, niente quartiere fieristico lontano dal centro, solo i Giardini Sambuy pieni di stand colorati che invitavano a risalire verso via Roma. È stata la prima cosa che mi ha colpito, il fatto che quest'anno il Salone sia tornato nel cuore di Torino dopo le ultime edizioni ospitate a Parco Dora, trasformandosi in un grande evento urbano da attraversare interamente a piedi, tra piazza San Carlo, piazza Castello e infine piazza Vittorio Veneto.
La parte che mi ha entusiasmato di più è stata senza dubbio il Mercato, il cuore pulsante e più immediato di tutta la manifestazione. Con oltre 600 tra produttori, artigiani e birrifici provenienti da ogni parte d'Italia e anche dall'estero, mi sono trovata davanti a una quantità di prodotti che non pensavo fosse possibile vedere tutta insieme in un solo weekend. Ho girato tra i banchi assaggiando formaggi che non conoscevo, mieli particolari e alcuni prodotti da forno tipici di regioni che raramente riesco a visitare di persona.
Uno degli stand che mi ha colpito maggiormente è stato quello di Slow Food Taitung, dedicato a Taiwan, dove ho scoperto l'esistenza della Camellia formosensis, una varietà di tè che cresce spontanea solo sull'isola, oltre i 900 metri di altitudine, tra le foreste di montagna. Non avevo mai sentito parlare di questa pianta prima di quel momento, ed è stato uno di quei piccoli scoperte che rendono un evento come questo davvero prezioso, perché permette di entrare in contatto con tradizioni gastronomiche lontanissime dalla nostra quotidianità senza doversi spostare fuori dall'Italia. Ho anche partecipato a un breve assaggio guidato in uno dei tanti Presìdi Slow Food presenti, che quest'anno erano più di 130, con dodici debutti assoluti per l'Italia, e devo dire che la qualità media di quello che ho provato è stata davvero alta, con produttori spesso disponibili a raccontare in prima persona il proprio lavoro invece di limitarsi a vendere il prodotto.
Oltre al Mercato, quest'anno il tema centrale scelto dagli organizzatori era la biodiversità, declinata attraverso il claim "Biodiversity, Be Diversity", ed è un filo conduttore che ho ritrovato praticamente ovunque nel programma. Ho provato a partecipare a uno dei Laboratori del Gusto, che erano circa 65 nel programma ufficiale insieme a oltre 60 Appuntamenti a Tavola, ma qui ho scoperto la prima piccola nota dolente della mia visita: molte di queste esperienze richiedevano una prenotazione anticipata, che io non avevo fatto, quindi mi sono dovuta accontentare di ascoltare da fuori parte di una conferenza aperta al pubblico in piazza Castello, che con il suo programma di incontri, tra cui gli Stati generali della Cooperazione internazionale degli enti territoriali curati dalla Città di Torino, rappresentava uno dei punti più densi di attività dell'intera manifestazione. Con circa 800 appuntamenti complessivi tra conferenze, laboratori, attività per le scuole e iniziative parallele del programma Terra Madre Off, capisco bene perché il consiglio più utile per chi visita questo evento sia quello di arrivare con già un'idea precisa di cosa vedere, perché altrimenti si rischia di passare l'intera giornata a decidere dove andare invece di vivere davvero l'esperienza. Mi ha colpito molto anche vedere quanto l'evento fosse internazionale nella sua composizione: circa 1500 delegati arrivati da 120 paesi diversi, un numero che si percepisce concretamente camminando tra le piazze, ascoltando lingue diverse e vedendo bandiere e insegne di produttori che arrivano da contesti geografici e culturali molto distanti tra loro, dall'America Latina all'Africa fino all'Asia orientale.
Se devo tirare le somme di questa visita, quello che mi è piaciuto di più è stata senza dubbio la possibilità di girare a piedi tra le piazze del centro storico di Torino, respirando un'atmosfera festosa e allo stesso tempo autentica, ben lontana dalla sensazione un po' fredda che a volte si prova nei classici quartieri fieristici periferici.
L'ingresso gratuito alla manifestazione è un altro punto decisamente a favore, perché permette a chiunque di avvicinarsi almeno al Mercato e alle conferenze pubbliche senza dover programmare in anticipo una spesa per il biglietto, cosa che rende l'evento accessibile anche a chi magari non conosceva bene il movimento Slow Food prima di questa esperienza.
Quello che invece mi è piaciuto meno riguarda proprio le dimensioni della manifestazione: con un programma così ricco, distribuito su quattro giorni e su più piazze distanti tra loro, è facile sentirsi un po' sopraffatti e rendersi conto solo alla fine di aver saltato eventi che sarebbero stati particolarmente interessanti, come alcuni dei Laboratori del Gusto a numero chiuso che ho scoperto essere sold out già nei giorni precedenti alla mia visita. Un altro piccolo aspetto negativo, più legato alla logistica che al contenuto dell'evento, è stata la difficoltà nel muoversi rapidamente tra una piazza e l'altra nelle ore più affollate del weekend, quando il flusso di visitatori diventava piuttosto denso soprattutto nei pressi di piazza Castello, il fulcro simbolico di questa edizione.
Nel complesso, comunque, resta un'esperienza che consiglierei a chiunque abbia un minimo interesse per il cibo, la sostenibilità e la scoperta di culture gastronomiche diverse dalla propria, magari organizzandomi meglio in anticipo rispetto a come ho fatto io, prenotando per tempo i laboratori più richiesti e studiando la mappa dell'evento prima di partire da casa.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...