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Lascia Samsung per girare il mondo, a 39 anni gestisce una fattoria con la moglie: non fatelo anche voi

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Kang “Kay” Soo-il ha lasciato il posto fisso in Samsung, ha viaggiato per due anni e ora ha una fattoria in Corea del Sud. Il suo consiglio a chi vuole imitarlo: «Non fatelo!».

Lasciare un lavoro stabile in una delle aziende più prestigiose al mondo per partire senza una meta precisa è il sogno nascosto di molti professionisti. Kang “Kay” Soo-il l’ha fatto davvero. Ha detto addio a Samsung e al posto fisso che garantiva stipendio e sicurezza, è partito con la moglie per un lungo giro del mondo e oggi, a 39 anni, vive in una fattoria in Corea del Sud, gestita dalla moglie e da lui stesso.

La sua storia sembra una favola moderna sul coraggio di cambiare vita. Ma chi gli chiede un consiglio riceve una risposta secca e inaspettata: «Non fatelo!». Ecco perché.

Da Samsung alla strada: la scelta di Kay Kang

Per molti coreani, e non solo, lavorare in Samsung rappresenta il punto d’arrivo di una carriera. Significa reputazione, stabilità economica, prospettive di crescita e il rispetto della famiglia e della società. Rinunciarvi non è un gesto qualunque, soprattutto in un Paese dove la cultura del lavoro aziendale pesa moltissimo sull’identità personale.

Eppure Kang ha deciso di farlo. Non per scappare da qualcosa di insopportabile, ma per inseguire un desiderio di libertà e di scoperta. Insieme alla moglie ha messo da parte i risparmi di entrambi e ha pianificato un viaggio lungo, fuori dagli schemi del turismo veloce. Non una vacanza, ma una pausa vera, con l’idea di guardare il mondo da vicino e di capire che cosa volesse davvero dalla vita.

Questo è un primo punto da sottolineare: la partenza non è stata un salto nel vuoto improvvisato, ma una scelta finanziata con risparmi propri, frutto di anni di lavoro. La sicurezza economica costruita in azienda è diventata il carburante della libertà.

Il giro del mondo tra il 2018 e il 2020 e il luogo dove tutto è cambiato in Canada

Il viaggio della coppia è durato circa due anni, dal 2018 al 2020. Il percorso li ha portati dalla Russia all’Europa, fino al Nord e al Sud America, attraversando culture, paesaggi e modi di vivere molto diversi tra loro.

Un’esperienza simile cambia la prospettiva. Quando si lascia la routine d’ufficio e ci si muove con uno zaino, ogni giorno richiede decisioni concrete: dove dormire, come spostarsi, come gestire il denaro, con chi parlare. Si impara ad adattarsi, a tollerare l’incertezza e a osservare con occhi diversi i mestieri e le vite degli altri.

È proprio osservando le persone che i due viaggiatori hanno trovato, senza cercarla, la direzione che avrebbe cambiato il loro futuro.

Tra le tappe del viaggio, una ha avuto un peso speciale: Calgary, in Canada. Kang conosceva già la città perché ci aveva vissuto da studente. Tornarci da viaggiatore, con un altro sguardo, gli ha permesso di vederla in modo nuovo.

La coppia vi si è fermata più a lungo del previsto. A trattenerli non sono stati i monumenti né la vita notturna, ma qualcosa di molto più semplice: l’orgoglio con cui i contadini locali parlavano del proprio lavoro.

Per chi arriva da una carriera in una grande multinazionale, questo contrasto colpisce. In ufficio spesso si fatica a spiegare con precisione che cosa si produce davvero. Nei campi, invece, il risultato del lavoro è tangibile, visibile, concreto. I contadini di Calgary raccontavano il loro mestiere con una fierezza che Kang non aveva mai percepito in modo così netto, e quell’atteggiamento ha lasciato il segno.

È qui che nasce l’idea, ancora vaga, di un futuro diverso: un lavoro legato alla terra, al prodotto, alla filiera vissuta in prima persona.

Il ritorno in Corea e la fattoria

Al termine del viaggio, Kang e la moglie sono tornati in Corea del Sud e hanno dato forma a quell’intuizione aprendo una fattoria. Oggi l’attività è gestita dalla moglie, mentre Kang racconta la sua esperienza a chi gli chiede come si possa passare da una scrivania a un campo.

Il passaggio dal mondo aziendale all’agricoltura è un tema sempre più attuale. Dopo anni di lavoro d’ufficio, molte persone sentono il bisogno di un lavoro con un senso più immediato, più legato al territorio e meno astratto. L’idea di produrre qualcosa di reale, di vedere i frutti del proprio impegno, esercita un fascino potente, amplificato anche da social media e storie di successo che spesso mostrano solo il lato più romantico del mestiere.

Ma è esattamente su questo punto che Kang mette in guardia.

«Non fatelo!»: il consiglio onesto di chi ci è passato

Quando gli si chiede che cosa direbbe a chi sogna di lasciare l’ufficio per dedicarsi all’agricoltura, Kang non usa mezzi termini: «Non fatelo!».

Può sembrare una provocazione, o un paradosso detto da chi ha compiuto proprio quel salto. In realtà è un invito alla lucidità. Secondo Kang, la vita in fattoria è molto impegnativa e richiede un livello di fatica, costanza e responsabilità che chi la guarda da fuori difficilmente immagina.

Il punto centrale del suo ragionamento è che fare l’agricoltore non significa solo coltivare. Chi gestisce una fattoria si trova a guidare una vera impresa, con tutte le sue complessità. Deve occuparsi di vendite e di marketing, deve far conoscere il proprio prodotto, trovare clienti, costruire un marchio, gestire i rapporti commerciali. Non basta produrre bene: bisogna saper vendere.

In altre parole, la fattoria è complessa quanto qualsiasi altra attività imprenditoriale. E chi lascia un lavoro dipendente per un’attività in proprio scopre presto che la libertà ha un prezzo: nessuno ti garantisce lo stipendio a fine mese, e ogni decisione, dal raccolto alla strategia commerciale, ricade su di te.

Le lezioni che arrivano da questa storia

La vicenda di Kay Kang offre diversi spunti utili a chi sta valutando un cambio di vita radicale, come i seguenti:

1. Il coraggio non basta, serve una base economica.
Il viaggio e la nuova attività sono stati possibili grazie ai risparmi accumulati negli anni di lavoro. Chi sogna di cambiare strada dovrebbe prima costruirsi un cuscinetto finanziario solido.

2. Fermarsi a osservare aiuta a capire.
Il periodo a Calgary mostra quanto sia utile prendersi del tempo per guardare come vivono e lavorano gli altri. A volte la direzione giusta emerge da un incontro, non da un piano.

3. Romanticizzare un mestiere è un rischio.
L’agricoltura raccontata sui social è fatta di tramonti e prodotti genuini. La realtà è fatta di sveglie all’alba, imprevisti, burocrazia e conti da far quadrare.

4. Un’azienda agricola è un’azienda a tutti gli effetti.
Come sottolinea Kang, servono competenze di vendita e marketing. Chi non le possiede deve impararle o affidarsi a qualcuno che le abbia.

5. Condividere il progetto con il partner fa la differenza.
In questa storia il percorso è stato di coppia, dalla pianificazione del viaggio alla gestione della fattoria. Avere accanto una persona con cui dividere rischi e fatica può rendere sostenibile ciò che da soli sarebbe troppo pesante.

Vale la pena lasciare il posto fisso?

La risposta, a guardare la storia di Kang, è meno scontata di quanto si pensi e dipende certamente dalle situazioni singole. Lui non rimpiange la scelta, ma non la consiglia a cuor leggero. Il suo «Non fatelo!» non è una condanna del cambiamento, bensì un filtro: se dopo aver ascoltato tutte le difficoltà qualcuno è ancora convinto, allora forse ha davvero la motivazione giusta.

Prima di lasciare un lavoro stabile per un’attività agricola, conviene porsi alcune domande concrete:

  • Ho risparmi sufficienti per affrontare i primi anni senza un reddito sicuro?
  • Conosco il mercato in cui venderò i miei prodotti?
  • Sono disposto a occuparmi di marketing, vendite e amministrazione, oltre che del lavoro nei campi?
  • Ho provato, anche per un breve periodo, la vita quotidiana di una fattoria?
  • Il mio partner o la mia famiglia sono coinvolti e d’accordo?
La storia di Kay Kang è affascinante perché non cade nella retorica del «segui i tuoi sogni e andrà tutto bene». Racconta invece un percorso reale: un lavoro stabile in Samsung, un viaggio lungo due anni finanziato con i risparmi, un incontro rivelatore a Calgary e una fattoria che oggi è diventata la sua nuova vita.

Il messaggio finale è un invito alla consapevolezza. Cambiare strada si può, e a volte è la scelta giusta. Ma farlo per un’immagine idealizzata del lavoro nei campi è il modo più rapido per restare delusi. Come dice lo stesso Kang, la fattoria è un’impresa vera, con tutte le sue sfide. Se dopo averlo capito la voglia di partire resta intatta, allora forse quel salto vale davvero la pena.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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