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Non tutti gli esperti concordano: perché c'è chi contesta le previsioni prossimi mesi 2026 sull'aumento del 40% in bolletta

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il
Rincari bolletta autunno 2026

Il possibile aumento del 40% in bolletta nei prossimi mesi divide gli esperti: tra prezzi all’ingrosso, contratti e scenari più moderati, ecco cosa può davvero cambiare per le famiglie

Tra settembre e dicembre 2026 le famiglie italiane rischiano di pagare quasi il 40% in più tra luce e gas rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È l'allarme lanciato da Facile.it, secondo cui una famiglia tipo con contratto indicizzato nel mercato libero potrebbe arrivare a spendere 982 euro nei prossimi quattro mesi, 270 euro in più del 2025. Ma su questi numeri il fronte degli addetti ai lavori è tutt'altro che compatto: c'è chi li giudica realistici e chi li bolla come allarmismo.

Da dove nasce la stima del 40%

L'analisi di Facile.it si basa sui prezzi forward elaborati da Eex, la borsa europea dell'energia, aggiornati alla fine di agosto 2026. Secondo questi dati, nei prossimi mesi il Pun (il prezzo di riferimento all'ingrosso dell'elettricità) dovrebbe salire del 65% su base annua, mentre il Psv, l'indice che fotografa il costo del gas all'ingrosso, potrebbe addirittura raddoppiare, con un balzo del 113%.

Tradotto in bolletta, per una famiglia tipo questo significherebbe:

  • 273 euro per l'elettricità nei quattro mesi tra settembre e dicembre, il 27% in più rispetto al 2025
  • 709 euro per il gas nello stesso periodo, con un incremento del 43% su base annua
Alla base di questi rincari ci sarebbero soprattutto le tensioni sui mercati internazionali dell'energia, ancora condizionati dal protrarsi dei conflitti in corso. A rafforzare il quadro sono arrivati anche i dati Confartigianato, secondo cui ad agosto il prezzo all'ingrosso del gas è già salito del 7,7% rispetto a luglio e quello dell'elettricità del 13,2%, con incrementi che rispetto a febbraio toccano rispettivamente il 73,7% e il 55,5%.

Le voci contrarie: "allarmismo ingiustificato"

Non tutti condividono questa lettura. La reazione più netta è arrivata da Elettricità Futura, la principale associazione delle imprese del settore elettrico aderente a Confindustria, che ha parlato apertamente di "allarmismo ingiustificato". Secondo l'associazione, i dati Istat più recenti mostrerebbero che i rincari più consistenti riguardano il mercato tutelato, ormai residuale e limitato a una nicchia di utenti, mentre nel mercato libero oltre la metà delle famiglie italiane ha già scelto contratti a prezzo fisso, per definizione non esposti alle oscillazioni dei prezzi all'ingrosso.

Per chi invece ha un contratto a prezzo variabile, Elettricità Futura stima un impatto molto più contenuto di quello ipotizzato da Facile.it: circa 20 centesimi al giorno in più, pari a 6-7 euro al mese. L'associazione contesta inoltre il metodo di confronto usato per parlare di bollette "più alte in Italia", definendolo fuorviante: i cittadini non pagano il prezzo all'ingrosso, riservato a utility e grandi industrie energivore, ma un prezzo al dettaglio che, secondo i dati Eurostat citati dall'associazione, resterebbe in linea con la media europea grazie anche a costi di rete tra i più bassi del continente.

Chi ha ragione? I punti del contendere

Il braccio di ferro tra le due letture si gioca essenzialmente su tre terreni:

  1. Quale mercato guardare: le stime allarmistiche partono spesso dai prezzi all'ingrosso o dal mercato tutelato, mentre la maggioranza dei consumatori del libero ha oggi un'offerta a prezzo fisso
  2. Quanto pesa davvero l'aumento delle materie prime: un rialzo del 113% del Psv non si traduce proporzionalmente in bolletta, perché trasporto, oneri di sistema e imposte restano stabili e diluiscono l'impatto finale
  3. Il confronto con l'Europa: secondo Elettricità Futura le bollette italiane restano allineate alla media Ue, mentre altre associazioni, come Codacons, accusano la lobby del settore di minimizzare per tutelare i margini delle imprese energetiche
Non è la prima volta che le due parti si scontrano sui numeri: già a luglio Elettricità Futura aveva contestato calcoli simili diffusi dalla Cgia di Mestre, parlando di stime che "confondono" il prezzo dell'energia all'ingrosso con quello effettivamente pagato in bolletta.

Il punto su cui, in realtà, le due posizioni convergono è che il tipo di contratto fa la differenza. Chi ha bloccato il prezzo dell'energia non subirà l'impennata degli indici all'ingrosso, almeno fino alla scadenza del contratto. Il rischio maggiore riguarda invece:

  • chi ha un contratto indicizzato al mercato libero, direttamente esposto alle variazioni di Pun e Psv
  • chi è ancora nel servizio a tutele graduali, dove gli aggiornamenti trimestrali di Arera riflettono più rapidamente l'andamento dei mercati
  • le imprese energivore, che acquistano energia direttamente all'ingrosso e sentono con più forza le oscillazioni dei listini
Anche gli analisti che ridimensionano l'allarme, non negano l'esistenza di un rincaro: lo giudicano più contenuto di quanto raccontato, non inesistente. Per questo, indipendentemente da chi abbia ragione sui numeri esatti, il consiglio che arriva anche da Facile.it resta lo stesso: controllare le condizioni del proprio contratto prima dell'autunno e valutare un passaggio a tariffa fissa può essere una forma di tutela contro l'incertezza dei prossimi mesi, soprattutto per chi oggi si trova ancora esposto alle oscillazioni del mercato libero indicizzato.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...