La pima prova e test della nuova Byd Racco, una auto attorno alla quale c'è sicuramente molta curiosità per tanti aspetti tra cui il prezzo e non solo
Quando una casa cinese sbarca nel mercato più esigente del mondo, il primo test su strada pesa più di mille comunicati stampa. La BYD Racco ha avuto il suo battesimo internazionale grazie a Gavin Shoebridge di EVs and Beyond, il primo recensore non giapponese a mettersi al volante. Il giornalista è volato a Tokyo, ha ritirato l’auto e ha percorso centinaia di chilometri attraverso il Paese, trasformando la prova in un vero viaggio. Non si è limitato al traffico cittadino: ha provato la ricarica rapida, ha fatto una visita completa dell’abitacolo e ha affrontato le strade di montagna vicino al monte Fuji, per capire come se la cava una piccola elettrica con gomme strette quando la si spinge davvero.
Le sue impressioni sono assolutamente positive, l'affidabilità e la guida sono state ottime. Alcuni difetti sono stati riscontrati negli interni.
Non è mancata una nota curiosa: Shoebridge ha provato anche a dormire a bordo, un tentativo che, per sua stessa ammissione, si è concluso con una sconfitta. Il video completo è online dal 30 agosto 2026 ed è oggi il riferimento più utile per capire che cosa aspettarsi dalla vettura. La Racco è stata lanciata in Giappone il 28 luglio 2026, nella stessa settimana in cui Suzuki ha svelato la rivale e Sky. BYD sfida quindi i marchi locali sul loro terreno, con un modello sviluppato esclusivamente per il mercato giapponese e non con l’adattamento di una vettura cinese già esistente. Per una categoria che in patria è quasi un’istituzione nazionale, è un segnale forte.
La Racco rispetta alla lettera i limiti della categoria kei: misura 3.395 mm di lunghezza, 1.475 mm di larghezza e 1.800 mm di altezza, con un passo di 2.520 mm. Le forme sono squadrate e il tetto è alto, una scelta che massimizza lo spazio interno. Il segreto sta nella soluzione X Pack, che integra inverter ed elettronica in un unico blocco sotto il pavimento e libera centimetri preziosi per l’abitacolo. La base tecnica è la piattaforma e Platform 3.0 di BYD, abbinata a batterie LFP Blade. Gli allestimenti sono tre: la Racco 200, con batteria da 22,4 kWh e 210 km di autonomia nel ciclo WLTC, e le 300 Plus e 300 Premium, con batteria da 35,84 kWh e fino a 320 km, un dato che fa della Racco la prima kei car a superare quota 300 chilometri. Il motore anteriore eroga 47 kW e 160 Nm, il massimo consentito dalla categoria. Sulla ricarica le fonti non sono concordi: secondo una di esse il passaggio dal 10 all’80% richiede circa 20 minuti in corrente continua, mentre altre indicano valori più contenuti, quindi conviene attendere i dati ufficiali per l’Europa. A bordo ci sono un quadro strumenti digitale da 8 pollici e un display infotainment da 10,1 pollici, che sulle versioni superiori arriva a 12,3 pollici, oltre agli aggiornamenti software via etere. Il bagagliaio parte da 280 litri e sale a 1.372 litri con i sedili abbattuti, mentre i freni a disco sono presenti su tutte e quattro le ruote. BYD dichiara inoltre di aver puntato al massimo livello nel programma di sicurezza giapponese J NCAP.
Il vero asso nella manica è il listino. In Giappone la Racco costa da 2,14 a 2,49 milioni di yen, cioè circa 11.600 fino a 13.600 euro al cambio attuale, e l’incentivo statale da 150.000 yen porta la versione base sotto i due milioni. BYD propone anche una formula di noleggio a partire da 19.300 yen al mese. I primi numeri commerciali sono incoraggianti: oltre 1.000 ordini in due settimane, con la versione top che pesa per l’80% del totale. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10.000 ordini entro fine 2026, e quanto raccolto finora ne rappresenta circa il dieci per cento. La Racco si posiziona accanto ai modelli più venduti del segmento, come Honda N Box, Suzuki Spacia e Nissan Sakura, puntando su un prezzo aggressivo e su un pacchetto tecnologico più ricco della media. Per l’Italia la cifra su cui si ragiona è di 11.900 euro. Si tratta di una stima di posizionamento e non di un listino ufficiale, ma se venisse confermata renderebbe la Racco molto più economica dei riferimenti attuali del segmento, come la Spring e la Leapmotor T03, che oggi stanno intorno ai 18.000 euro. Un divario di quasi seimila euro cambierebbe le regole del gioco per chi cerca una citycar elettrica a prezzo contenuto, soprattutto in un mercato come il nostro, dove l’offerta di piccole auto si è ridotta molto negli ultimi anni.
Per ora la Racco è una vettura solo giapponese, con guida a destra, ma il discorso europeo è aperto. Secondo Fleet Magazine il modello verrà introdotto anche in Italia, dove la domanda di citycar è storicamente alta e l’offerta molto ridimensionata rispetto a dieci anni fa. L’arrivo non sarà immediato: l’ipotesi più accreditata è che la Racco possa sbarcare da noi nel 2027, dopo gli adattamenti necessari per il mercato europeo, che presumibilmente includeranno omologazione e guida a sinistra.
Sul fronte dell’autonomia la partita sembra già vinta in partenza: per competere tra le citycar servono almeno 230 o 250 chilometri, e la versione da 320 km li supera con margine. La vera incognita resta il prezzo. Alcune testate prevedono che in Europa il listino salirebbe rispetto a quello giapponese, e le stime di chi ha già valutato un’importazione parallela, circa 38.000 dollari in Nuova Zelanda per la top di gamma al prezzo pieno giapponese, mostrano quanto il canale privato sia poco conveniente.
Va poi considerata la concorrenza futura: Stellantis ha promesso per il 2028 una E Car da 15.000 euro, e la nuova generazione della Spring dovrebbe migliorare il listino attuale. Se BYD riuscisse davvero a presentarsi a 11.900 euro nel 2027, avrebbe un vantaggio di prezzo e di autonomia difficile da ignorare. Per ora restano date e cifre da confermare, ma la Racco ha già dimostrato di saper attirare l’attenzione di mezzo mondo.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...