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Parque 28, la casa che spiega e dimostra come saranno le abitazioni e l'edilizia di un futuro che è già qui

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di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il
Costruiremo le case del futuro

Nel deserto, Parque 28 trasforma il clima estremo in una sfida progettuale: 609 mq protetti da un muro curvo di cemento, con un cortile centrale, ombra e ventilazione. Pietra e legno completano una casa pensata anche per vento e uragani.

Parque 28 è una villa di 609 metri quadrati progettata dagli studi messicani Medeza, Yago e LS Taller a San José del Cabo, nel deserto della Bassa California del Sud. Si trova nel complesso residenziale Querencia e affronta una questione concreta: proteggere la casa dal sole, dal caldo e dai venti intensi senza chiuderla al paesaggio. Il progetto combina muri protettivi, zone d’ombra e passaggi d’aria; al centro, un cortile mantiene un rapporto quotidiano con l’esterno.

Qui il clima entra nelle scelte che definiscono gli spazi e i materiali. L’elemento più riconoscibile è un grande muro curvo in calcestruzzo color sabbia. Scherma l’ingresso dagli sguardi e dal sole, poi accompagna chi arriva verso il cuore aperto della villa.

Un muro curvo accompagna l’ingresso

Dalla strada, la casa si lascia scoprire poco alla volta. La parete curva nasconde la vista degli ambienti e guida il visitatore lungo un percorso che termina nel cortile centrale, dove si svolge una parte della vita domestica. È una soglia, prima ancora che una facciata: offre privacy, riparo e orientamento nel passaggio dall’esterno agli spazi abitati.

La forma curva risponde anche alle regole edilizie del complesso Querencia, che stabiliscono indicazioni precise per i proprietari. Gli architetti ne hanno fatto un elemento compositivo e il tratto visivo che identifica la villa. Anche il colore del cemento pigmentato si accorda con il luogo: ocra, beige e grigi caldi richiamano le tonalità del terreno.

Per realizzare il muro è servita una lavorazione artigianale. I falegnami della zona hanno costruito una cassaforma con assi sagomate, disposte una accanto all’altra a mano prima del getto, così da seguire il profilo curvo e ottenere una superficie continua. Sul calcestruzzo sono rimaste sottili rigature, l’impronta del legno. La texture rende visibile il processo costruttivo e differenzia la parete da una superficie industriale liscia.

Il cemento dà al muro un aspetto compatto e protettivo. La curva, però, guida verso ambienti interni aperti e luminosi: prima scherma, poi lascia entrare. In questa sequenza si legge la logica della casa, che si chiude nei punti esposti e si apre dove le condizioni climatiche lo consentono.

Il cortile è il centro della vita domestica

Superato il muro, gli ambienti si dispongono attorno al patio. Il cortile connette le diverse parti della casa e porta luce naturale al centro della pianta. Le stanze si affacciano così su uno spazio protetto, anziché essere esposte direttamente al sole e alla polvere del paesaggio arido.

Nel volume principale trovano posto la cucina a vista, la sala da pranzo e il soggiorno, insieme alla zona notte: una camera padronale e altre tre camere destinate alla famiglia e agli ospiti. Un secondo blocco raccoglie spazi più flessibili, fra cui lo studio, la sala tv, il bar e la sala giochi. La villa si divide quindi in due volumi con funzioni diverse: uno rivolto soprattutto alla vita comune e al riposo, l’altro alle attività informali e ai momenti più riservati.

Il patio mette in relazione questi ambienti, mantenendone distinta la funzione. Quando il tempo lo permette, le vetrate scorrevoli che lo delimitano si aprono e soggiorno, sala da pranzo e cucina si collegano all’esterno. La zona giorno si allarga così verso il cortile ombreggiato, dove trova spazio anche la vegetazione. Interno ed esterno possono essere vissuti con maggiore continuità.

La disposizione tiene conto delle abitudini della famiglia. Nel patio ci si ritrova, mentre il secondo volume permette di lavorare, guardare la televisione o giocare lasciando liberi gli spazi principali. La distribuzione segue le attività e accoglie ritmi diversi: un criterio che può essere utile anche in case situate in climi meno estremi.

Ombra e ventilazione contro il caldo

Nel deserto di Los Cabos il comfort passa anche dall’orientamento della casa, dalle aperture e dal cortile. Questi elementi favoriscono la circolazione dell’aria e limitano l’esposizione diretta al sole. Con le vetrate aperte, la zona giorno si affaccia sul patio in ombra e la brezza può attraversare gli ambienti da un lato all’altro: è il principio della ventilazione incrociata.

L’aria entra da aperture contrapposte e attraversa la casa. È una strategia passiva, che sfrutta la configurazione dell’edificio e le condizioni esterne per il comfort degli ambienti. A Parque 28, quando la ventilazione naturale è efficace, si può tenere spento il condizionatore più a lungo.

Il patio porta luce nel cuore della casa e offre un riparo; è anche il punto in cui interno e giardino possono incontrarsi. Ombra e aperture lavorano insieme. Le vetrate si aprono quando le condizioni lo permettono, mentre la casa alterna fasi di chiusura e momenti di connessione con l’esterno. La flessibilità degli spazi consente di regolare questo rapporto nel corso della giornata.

La luce dall’alto è trattata con la stessa cura. Nei passaggi e nei bagni, tagli e aperture zenitali illuminano gli ambienti; la copertura integra lucernari e una soletta alleggerita. Le aperture portano luce naturale negli spazi interni, contenendo l’esposizione al sole diretto.

Calcestruzzo, pietra e legno in sintonia

La palette dei materiali è contenuta e legata al carattere del luogo. Il calcestruzzo pigmentato riprende i colori della terra e dà consistenza al muro curvo; la pietra locale crea un legame materico con il paesaggio. All’interno, il legno naturale aggiunge calore. Il contrasto tra costruito e natura resta parte del progetto.

La struttura combina muri in blocchi rinforzati ed elementi in calcestruzzo. Questa soluzione permette di accostare pareti solide e aperture ampie, mantenendo protezione e privacy e conservando le visuali verso il patio e il paesaggio. Le vetrate sono collocate in rapporto alla distribuzione degli ambienti e al modo in cui la casa lascia entrare luce e aria.

Anche il giardino risponde alle condizioni locali. Cactus, agavi e arbusti autoctoni sono adatti a vivere con poca acqua; portano il paesaggio desertico fino alla casa e contribuiscono a fare ombra accanto alle terrazze. Al posto di un prato che richiederebbe un’irrigazione abbondante, il progetto sceglie vegetazione coerente con la scarsità d’acqua.

Le piante locali possono ridurre il fabbisogno d’irrigazione rispetto a specie estranee al territorio. Se collocate nei punti opportuni, aiutano anche a schermare gli spazi esterni. A Parque 28 la vegetazione contribuisce quindi al disegno dell’ombra e accompagna la continuità fra casa e paesaggio.

Una casa pensata anche per vento e uragani

Oltre al caldo, l’edificio deve affrontare i venti frequenti della costa e le possibili tempeste della stagione degli uragani. La risposta combina muri consistenti e grandi vetrate, distribuendo le aperture e le parti protette in base alle esigenze dei diversi ambienti. Ne risulta un equilibrio tra solidità e apertura.

La struttura e la disposizione dei volumi danno senso alla presenza delle superfici vetrate. Le pareti più massicce proteggono e schermano; le aperture mettono in comunicazione gli interni con il patio e il paesaggio. Le facciate alternano così elementi con compiti differenti.

Per chi progetta in aree esposte a condizioni meteorologiche intense, Parque 28 mostra quanto sia utile considerare il clima fin dalla definizione della forma dell’edificio. Orientamento, posizione e dimensione delle aperture, protezioni e struttura devono essere studiati insieme. La configurazione della villa risponde al luogo in cui sorge, con il suo sole, i suoi venti e i suoi rischi.

Quali lezioni offre Parque 28 per le case future

Nella villa di Querencia il lusso si lega alla qualità degli spazi e al loro rapporto con l’esterno. Il muro protegge la privacy e conduce al patio; il cemento ha una presenza marcata, accostata alla pietra, al legno e alle piante. Le vetrate scorrono o si chiudono per regolare il contatto con il giardino. Il comfort nasce anche dalla relazione con il paesaggio e dalle scelte architettoniche che accompagnano la temperatura interna.

Alcuni criteri del progetto possono essere ripresi in abitazioni molto diverse, a condizione di rileggerli alla luce del contesto. Per prima cosa, conviene studiare il clima prima di decidere aperture e schermature: sole, venti, umidità e disponibilità d’acqua variano da una regione all’altra. Poi entrano in gioco materiali e vegetazione, da scegliere in rapporto alle risorse e alle caratteristiche locali. Protezione e apertura possono convivere, se sono distribuite in modo appropriato.

Nella pratica, questo può voler dire creare ombra prima di aumentare il raffrescamento, predisporre percorsi d’aria quando le condizioni esterne li rendono efficaci e scegliere specie vegetali adatte al clima. In una città o in una zona fredda le risposte saranno differenti. Il metodo seguito a Parque 28 consiste nell’adattare la casa al suo ambiente, partendo dalle condizioni specifiche del luogo.

Fin dall’arrivo, il muro curvo rende leggibile questa scelta: scherma il passaggio, orienta verso il patio e lascia poi spazio al cortile. Abitare il deserto, qui, significa costruire soglie, ombre e aperture capaci di favorire il comfort e mantenere il contatto con la natura.




Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...