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Quanti italiani non guadagnano nulla e come riescono a vivere solo di aiuti dello Stato

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Quanti italiani non guadagnano nulla? Chi sono, quanto prendono, quanto costano allo Stato e come vivono

Chiedersi quanti italiani "non guadagnano nulla" sembra una domanda semplice, ma nessuna statistica ufficiale dà una risposta unica. Dentro la categoria rientrano bambini, studenti, casalinghe, pensionati senza altri redditi, disoccupati e persone che non cercano lavoro, con situazioni molto diverse tra loro. Per questo conviene guardare gli indicatori più vicini, pubblicati dall'Istat e dall'Inps. Il primo è quello delle famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè in cui gli adulti hanno lavorato mediamente meno di un quinto del tempo possibile: nel 2025 riguarda l'8,2% della popolazione, circa 3 milioni 873mila persone, in calo dal 9,2% dell'anno prima.

Il secondo indicatore è la povertà assoluta, che l'Istat misura sulla spesa necessaria per acquistare beni e servizi essenziali: nel 2024 coinvolge 2,2 milioni di famiglie (8,4%) e 5,7 milioni di persone (9,8%), tra cui 1,3 milioni di minori, il dato più alto da quando la rilevazione è iniziata. Più ampia è la fascia di chi è a rischio di povertà: quasi 11 milioni di individui nel 2025, il 18,6%, mentre la quota di chi è a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6%, circa 13,3 milioni di persone. Il tasso di disoccupazione, secondo una guida che cita l'Istat, era del 5,1% ad aprile 2026. Sono numeri che non si sommano tra loro, perché misurano cose diverse, e vanno letti separatamente.

Quanto prendono: assegno di inclusione, supporto al lavoro e assegno unico

Le misure a cui fanno riferimento molte famiglie senza redditi da lavoro sono tre. La principale è l'assegno di inclusione, che dal 2024 ha sostituito il reddito di cittadinanza e spetta ai nuclei con almeno un minorenne, una persona con disabilità, un over 60 o una persona in condizione di svantaggio certificata, con Isee fino a 10.140 euro. Secondo l'Osservatorio Inps, a giugno 2026 i nuclei beneficiari sono 690mila, con un importo medio di 672 euro al mese. Dall'avvio della misura, oltre un milione di nuclei ne ha ricevuto almeno una mensilità, per un totale di circa 2,4 milioni di persone coinvolte. Tra i nuclei attuali, 251mila hanno minori, 288mila persone con disabilità e 366mila over 60.

Per gli adulti in età di lavoro c'è il supporto per la formazione e il lavoro, che prevede 500 euro al mese legati a percorsi di formazione: a giugno 2026 i beneficiari in pagamento sono 84.304, per l'80% nel Mezzogiorno e per il 64% donne. Infine l'assegno unico e universale, che nel primo trimestre del 2026 è arrivato a 6 milioni di nuclei e 9,4 milioni di figli, con un importo medio di 171 euro per figlio a marzo, da circa 60 euro per chi non presenta l'Isee a cifre più alte per i redditi bassi. Va ricordato che queste misure hanno logiche diverse: l'assegno unico non dipende dal lavoro dei genitori, l'assegno di inclusione è legato alla fragilità, il supporto al lavoro è un sostegno temporaneo condizionato alla formazione.

Le simulazioni: cosa significano queste cifre per un nucleo e per lo Stato

Proviamo a fare qualche calcolo. Sono simulazioni nostre, basate sui dati citati e su ipotesi dichiarate, non cifre ufficiali. La prima riguarda il costo complessivo: se 690mila nuclei ricevono in media 672 euro, la spesa mensile per l'assegno di inclusione è di circa 464 milioni di euro, cioè circa 5,6 miliardi di euro l'anno. Per il supporto al lavoro, 84.304 percettori per 500 euro fanno circa 42 milioni di euro al mese, poco più di 500 milioni l'anno.

La seconda simulazione riguarda un over 60 che vive solo, senza alcun reddito e in affitto. L'assegno di inclusione si compone di una quota di integrazione al reddito, calcolata su una soglia annua che le guide indicano in circa 6.000 o 6.591 euro (cioè tra 500 e 549 euro al mese per una persona sola), e di una quota per l'affitto, fino a circa 303 euro al mese. In questa ipotesi si arriva a una cifra tra circa 800 e 850 euro al mese se l'affitto è alto, mentre la media nazionale di 672 euro indica che molti nuclei ricevono meno, perché hanno già altri piccoli redditi o affitti più bassi. La terza simulazione riguarda un nucleo con parametro di equivalenza 1,7, per esempio due adulti e un minorenne: su una base di 500 euro per punto di scala, l'integrazione arriverebbe a 850 euro al mese, a cui si aggiungerebbero l'eventuale quota affitto e l'assegno unico per il figlio, che a marzo valeva in media 171 euro.

Come si vive con questi importi e quali sono i limiti dei dati

Per capire che cosa significhi vivere con 672 o 850 euro al mese, si può costruire un bilancio ipotetico. Prendiamo una persona sola in affitto con 800 euro: se 300 euro vanno al canone, 100 alle utenze, 250 alla spesa alimentare, 50 ai trasporti e 100 ad altre spese essenziali, il bilancio chiude esattamente a 800 euro, senza margine per un imprevisto. È un esempio costruito da noi, con voci arbitrarie, ma mostra che anche l'importo massimo lascia poco spazio. Il confronto con le fasce di reddito è utile: i 672 euro dell'importo medio corrispondono a una quota compresa tra il 45% e il 56% di un reddito netto tra 1.200 e 1.500 euro al mese, il livello di chi lavora con uno stipendio basso. Secondo l'Istat, chi vive soprattutto di pensioni e trasferimenti pubblici ha un rischio di povertà o esclusione del 32,6%, contro il 14,3% delle famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro dipendente.

C'è poi un punto che spesso sfugge: non tutti coloro che non hanno redditi ricevono un aiuto. L'assegno di inclusione non spetta ai nuclei composti esclusivamente da persone in età di lavoro e senza le condizioni di fragilità previste dalla legge, per cui un adulto occupabile che vive solo e non ha figli può accedere, se ne ha i requisiti, al supporto da 500 euro, che è temporaneo e legato alla formazione, ma non all'assegno. Per questo una parte di chi non guadagna nulla non compare tra i 690mila nuclei, e per queste persone contano la rete familiare, i servizi sociali dei Comuni e le misure locali.

Vanno infine ricordati i limiti. Le fonti non descrivono singoli casi di chi vive solo di sussidi, e le guide indicano importi massimi diversi per lo stesso nucleo, quindi per una situazione personale serve il simulatore e il portale dell'Inps. I dati sulla povertà assoluta sono del 2024 e l'Istat li aggiorna in autunno, mentre quelli sulle misure sono di giugno 2026.

Le novità del 2025 e del 2026 su soglie e importi dell'assegno di inclusione avrebbero portato, secondo l'Istat, a più di 100 euro al mese in più per circa il 3,9% delle famiglie, un milione di persone. In definitiva, il numero di chi "non guadagna nulla" dipende da come lo si definisce, mentre quello di chi riceve un aiuto pubblico è noto con precisione: centinaia di migliaia di nuclei, con importi che difficilmente superano gli 800 euro.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...