Bill Gates torna a parlare di intelligenza artificiale e lo fa con parole che pesano come macigni. Il co fondatore di Microsoft, storicamente tra i più convinti sostenitori dell'innovazione tecnologica, ha ammesso per la prima volta di desiderare un rallentamento nello sviluppo dell'IA.
Bill Gates torna a parlare di intelligenza artificiale e lo fa con parole che pesano come macigni. Il co-fondatore di Microsoft, storicamente tra i più convinti sostenitori dell'innovazione tecnologica, ha ammesso per la prima volta di desiderare un rallentamento nello sviluppo dell'IA. Una dichiarazione che arriva in un momento delicato, mentre cresce la diffidenza pubblica verso i grandi data center e verso un'automazione che sembra correre più veloce delle regole capaci di governarla.
In un lungo intervento pubblicato sul suo blog personale Gates Notes, Bill Gates ha scritto una frase destinata a far discutere: se qualcuno avesse un piano credibile per rallentare i progressi dell'IA a livello globale, probabilmente lo sosterrebbe. Un'affermazione insolita per chi ha costruito la propria fortuna sull'innovazione informatica e che, nonostante tutto, mantiene ancora legami finanziari con l'industria tecnologica.
Gates non si ferma però a un'ammissione generica. Precisa subito che, secondo lui, un piano del genere non esiste e difficilmente vedrà la luce, perché gli incentivi geopolitici ed economici spingono con troppa forza verso la massima velocità. In altre parole, il fondatore di Microsoft non crede che il mondo sceglierà di frenare su uso e sviluppo dell'IA, anzi, anche se ritiene che sarebbe la scelta più prudente.
Il filantropo descrive la fase attuale come un'era turbolenta, un passaggio storico che richiede scelte immediate e ben ponderate. A suo avviso non si può paragonare l'arrivo dell'intelligenza artificiale alle rivoluzioni tecnologiche del passato. Il personal computer, ricorda Gates, ha impiegato decenni per trasformare in profondità il mondo del lavoro. L'intelligenza artificiale, al contrario, si sta diffondendo attraverso dispositivi già presenti in miliardi di case e uffici, con una velocità di adozione senza precedenti.
Per questo motivo Gates invita a comprendere sia i benefici sia i rischi della tecnologia, prima che sia troppo tardi per correggere la rotta. Le scelte fatte oggi, scrive, saranno determinanti per stabilire se l'IA diventerà una forza positiva per l'umanità oppure una fonte di squilibri difficili da sanare.
Nel suo ragionamento, Bill Gates individua tre rischi principali legati alla transizione verso un mondo dominato dall'intelligenza artificiale.
Il primo riguarda la scomparsa di molti posti di lavoro, non temporanea ma definitiva. Gates paragona la situazione alla Grande Depressione del 1933, quando la disoccupazione negli Stati Uniti toccò circa il 25 percento e rimase a due cifre per gran parte del decennio successivo. Secondo lui l'IA potrebbe colpire contemporaneamente settori come legge, servizio clienti, medicina, sviluppo software e manifattura, in un arco di tempo molto più breve rispetto alle transizioni economiche del passato, quella dall'agricoltura all'industria richiese infatti generazioni intere.
Il secondo rischio riguarda la sicurezza. Gates teme che l'intelligenza artificiale possa trasformarsi in uno strumento nelle mani della criminalità organizzata, utile per condurre attacchi informatici su vasta scala o, nello scenario più estremo, per favorire minacce di natura biologica. Un timore che si somma alla preoccupazione più ampia per un utilizzo distorto della tecnologia da parte di attori malintenzionati.
Il terzo rischio è di natura economica e sociale. Gates si domanda apertamente come potrà funzionare un'economia costruita attorno all'occupazione se sempre meno persone lavorano, o se molte persone si trovano a lavorare un numero di ore drasticamente ridotto. Una domanda che tocca le fondamenta stesse del sistema economico contemporaneo, pensato per redistribuire ricchezza attraverso il lavoro salariato.
Di fronte a questi rischi, Bill Gates non si limita a lanciare allarmi, ma propone soluzioni concrete. La prima riguarda la governance globale della tecnologia. Il fondatore di Microsoft chiede la creazione di un organismo internazionale di supervisione, capace di monitorare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale al di là dei confini nazionali e degli interessi delle singole aziende.
Secondo quanto riportato da fonti vicine al suo pensiero, Gates ammette che finora le minacce legate all'IA sono state sottovalutate, e che questa scarsa cautela dipende in larga parte dagli enormi interessi economici in gioco, valutati in miliardi di dollari. Per questo motivo il magnate vorrebbe passare rapidamente all'azione, puntando anche su un dialogo diretto con la Cina, considerata protagonista assoluta della corsa globale all'automazione, in particolare nel settore della robotica.
Uno dei punti più discussi delle recenti dichiarazioni di Gates riguarda la proposta di introdurre una tassa sui robot e sui token dell'intelligenza artificiale. L'idea nasce da una considerazione precisa sul funzionamento del sistema fiscale attuale: quando un'azienda assume una persona, paga tasse sui salari, mentre quando acquista un robot può scaricarlo immediatamente come spesa aziendale. Questo squilibrio, secondo Gates, spinge le imprese a sostituire le persone con le macchine più di quanto sarebbe necessario dal punto di vista strettamente economico.
Una tassa mirata sui robot e sull'utilizzo intensivo dell'IA, spiega Gates, avrebbe un duplice effetto. Da un lato rallenterebbe leggermente la corsa all'automazione, dall'altro finanzierebbe la riqualificazione professionale e una rete di protezione sociale più solida per chi perde il lavoro a causa delle nuove tecnologie. Gates è consapevole delle critiche che una simile misura potrebbe attirare, in particolare da parte di chi sostiene che non sia efficiente dal punto di vista economico. Ma ribatte che il valore del lavoro per gli individui e per la coesione sociale va oltre la sola efficienza, e che l'innovazione accelerata permetterà comunque di sostenere un margine di inefficienza pur di mantenere le persone occupate.
È importante sottolineare che la proposta non riguarda un'imposta generalizzata su ogni forma di automazione. Gates precisa che la tassa dovrebbe essere calibrata per non colpire gli usi puramente benefici dell'intelligenza artificiale, come quelli che permettono di ridurre i costi della medicina e dell'istruzione, ambiti in cui l'IA può davvero generare valore diffuso.
Accanto alla tassa sui robot, Bill Gates avanza una proposta ancora più radicale, quella di riservare agli esseri umani una quota fissa dei posti di lavoro esistenti, indicativamente fino al 40%, vietando di fatto alle macchine di sostituire completamente determinate figure professionali. L'obiettivo dichiarato è proteggere soprattutto i lavoratori con minore mobilità sul mercato del lavoro, cioè chi avrebbe maggiori difficoltà a riconvertirsi verso nuove professioni.
Gates parla esplicitamente di vere e proprie riserve umane, un concetto che paragona, non senza una certa provocazione, alle riserve naturali istituite per proteggere ecosistemi e specie a rischio. L'idea è che alcuni ruoli, pur essendo tecnicamente sostituibili dall'intelligenza artificiale, non dovrebbero esserlo per ragioni etiche e sociali. L'esempio che porta è quello del medico che comunica personalmente a un paziente una diagnosi grave o incurabile, un momento in cui la componente umana, empatica e relazionale, risulta insostituibile anche di fronte ai progressi più avanzati della tecnologia.
Secondo il ragionamento di Gates, se a compiere il primo passo verso queste restrizioni fossero gli Stati Uniti, anche la Cina potrebbe accettare limitazioni analoghe sui propri modelli di intelligenza artificiale, innescando un effetto a catena capace di coinvolgere il resto del mondo. Un obiettivo ambizioso, che l'imprenditore intende discutere direttamente con la leadership cinese in un incontro previsto entro la fine del 2026.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...