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Sequestrate 60 tonnellate di cibo per animali in 3 mesi: le irregolarità trovate dai NAS

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Cibo per animali sequestrato: i controlli dei NAS svelano irregolarità diffuse, dalla scarsa igiene alle etichette ingannevoli, passando per pericolose sostanze nel pet food. Rischi e responsabilità di un settore sotto esame.

Oggi la sicurezza degli alimenti per animali è un tema centrale per milioni di famiglie italiane. Una sola non conformità può compromettere la salute degli animali domestici, con rischi anche per le persone e l’ambiente. L'attenzione su ingredienti, processi produttivi e distribuzione non è mai stata così alta: la crescita del mercato del pet food, infatti, è accompagnata da una crescente presenza di prodotti di qualità molto variabile e, talvolta, da veri e propri inganni alimentari. Azione, dati e controlli diventano quindi strumenti indispensabili per tutelare la sicurezza degli animali da compagnia e la fiducia dei consumatori.

Recenti ispezioni hanno evidenziato come le irregolarità possano nascondersi ovunque: etichettature fuorvianti, carenze igienico-sanitarie e frodi minano la trasparenza del settore. Non ci si può permettere leggerezze: alimentare un pet con prodotti irregolari può causare patologie, allergie o peggio, ospedali per animali pieni e famiglie disperate. Questo scenario mette sotto pressione produttori e distributori, chiamati ad essere garanti di ogni fase del ciclo produttivo.

Il controllo non è mai stato così urgente. Un'indagine capillare rivela che oltre il 20% delle strutture ispezionate presenta irregolarità. Non si tratta solo di norme violate, ma di un rischio concreto per la salute animale e, indirettamente, per l’intera collettività. La credibilità dell’intera filiera del pet food passa oggi per rigore, trasparenza e prevenzione serrata.

La campagna di controllo NAS: obiettivi, metodi e numeri chiave

Il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, in accordo con il Ministero della Salute, ha recentemente portato a termine una campagna nazionale di controllo rivolta agli alimenti per animali da compagnia. L’attività, durata dal 23 marzo al 30 giugno 2026, ha coinvolto tutto il territorio nazionale ed è stata caratterizzata da ispezioni approfondite da parte dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità (NAS), con un focus particolare sulla vendita online e sui rischi connessi all’acquisto su piattaforme digitali e social network.

Gli obiettivi principali dell’iniziativa erano molteplici:

  • Verificare la regolarità dell’etichettatura e della tracciabilità delle materie prime;
  • Assicurare il rispetto dei requisiti igienico-sanitari degli stabilimenti produttivi e distributivi;
  • Controllare la correttezza delle autorizzazioni e la conformità delle procedure di autocontrollo;
  • Intercettare eventuali frodi commerciali e ordinare il sequestro dei prodotti non conformi;
  • Contrastare la diffusione di sostanze pericolose nella filiera del pet food.
I dati ufficiali indicano che in soli tre mesi:
  • Sono state condotte 275 ispezioni;
  • 58 ispezioni hanno evidenziato irregolarità (circa il 21% sul totale);
  • 56 soggetti segnalati alle Autorità amministrative e sanitarie;
  • 4 violazioni penali accertate, legate a frode in commercio e falsità documentale;
  • 88 violazioni amministrative contestate;
  • Sanzioni complessive pari a 129.773 euro;
  • Oltre 60.800 kg di alimenti per animali sequestrati;
  • 200.790 confezioni di pet food bloccate;
  • 15 medicinali veterinari sequestrati;
  • 2 attività produttive sospese per gravi carenze strutturali e igieniche.
Questo ampio ventaglio di dati certifica la portata della vigilanza e la determinazione dei NAS nel presidiare ogni segmento critico della filiera.

Le principali irregolarità nel pet food: etichettatura, igiene e frodi

L’analisi delle irregolarità emerse durante i controlli mette in luce criticità trasversali e pericolose che interessano varie fasi della produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti per animali. La frequenza delle anomalie riscontrate sottolinea quanto sia necessario mantenere alta la guardia.

Le non conformità più frequenti sono:

  • 32 casi di etichettatura irregolare: informazioni non veritiere, incomplete o fuorvianti sui prodotti acquistati dai consumatori;
  • Carenze igienico-strutturali in 17 strutture: ambienti e attrezzature non conformi alle prescrizioni sanitarie;
  • Gestione scorretta dei sottoprodotti di origine animale (SOA), che rappresenta una delle principali cause di rischio biologico;
  • Frodi commerciali e falsità documentali: sostituzione di materie prime, attribuzione di qualità o caratteristiche non verificate o documentazione alterata.
I dati raccolti mostrano un aumento dei rischi legati non solo alla qualità delle materie prime, ma anche a pratiche scorrette nell’intera catena di produzione e vendita, compresi i nuovi canali digitali.

Questi comportamenti irregolari possono determinare:

  • Esposizione a contaminanti microbici;
  • Alimentazione sbilanciata o non adeguata all’età/specie dell’animale;
  • Conseguenze, anche legali, gravi per operatori e aziende coinvolti.
La sicurezza non è un’opzione, ma una responsabilità collettiva che si esercita in ogni fase: dalla scelta della materia prima all’etichetta esposta sullo scaffale o online.

Etichettatura irregolare: cosa significa e perché è un rischio per il consumatore?

L’etichettatura rappresenta il primo strumento informativo nelle mani dei proprietari di animali. Un’etichetta irregolare significa dati mendaci, omissioni su ingredienti, origine dei prodotti o mancata evidenza di allergeni e sostanze particolari.

Le principali criticità riscontrate comprendono:

  • Mancata indicazione di ingredienti reali rispetto a quanto promesso;
  • Dati nutrizionali incompleti o non corrispondenti;
  • Origine delle materie prime omessa o falsata;
  • Indicazione irregolare di proprietà salutistiche non documentate.
Le conseguenze sono immediate: il consumatore può acquistare inconsapevolmente alimenti privi delle qualità richieste o esposti a componenti non idonei per la salute degli animali. In particolare, alcune etichette scorrette possono:
  • Indurre a errori di scelta nutrizionale;
  • Esporre l’animale a contaminanti o allergeni;
  • Innescare effetti collaterali non monitorati.
Le norme comunitarie ed italiane impongono l’obbligo di trasparenza, chiarezza ed esaustività in etichettatura, così da garantire la massima tutela degli acquirenti e la piena tracciabilità della filiera.

Carenze igienico-sanitarie e gestione dei processi: quali sono e che rischi comportano

Una delle criticità più insidiose riguarda le condizioni igienico-sanitarie e la gestione dei processi nelle strutture produttive e nei punti vendita. Il rispetto delle norme di igiene è alla base della sicurezza alimentare e della prevenzione dei rischi biologici e chimici.

Le principali carenze riscontrate includono:

  • Locali e attrezzature sporchi o non adeguatamente sanificati;
  • Cattiva gestione di acque reflue e rifiuti;
  • Presenza di infestanti come roditori o insetti;
  • Mancanza di procedure di autocontrollo documentate;
  • Gestione impropria dei sottoprodotti di origine animale (SOA), che favorisce contaminazione crociata o sviluppo di patogeni.
Queste situazioni possono generare:
  • Contaminazione microbiologica dei prodotti;
  • Degrado delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali;
  • Rischi tossicologici a causa di accumulo di sostanze indesiderate;
  • Diffusione di zoonosi tra animali e, indirettamente, tra animali e persone.
La normativa richiede controlli puntuali e sistemi di gestione rigorosi (es. HACCP). Le strutture carenti sono soggette a sospensione delle attività e/o a sanzioni pesanti, a tutela dell’interesse pubblico e della salute animale.

Analisi delle sostanze pericolose: dai miti alla realtà dei sequestri

Nel dibattito pubblico, spesso si teme la presenza di veleni o sostanze tossiche “criminali“ nel cibo per animali. Gli accertamenti specifici, però, evidenziano una realtà più articolata: non sono stati trovati veleni o sostanze tossiche e percicolose in senso stretto nei sequestri svolti dai NAS nell’ultimo trimestre.

Le irregolarità effettive riguardano principalmente:

  • Mancanze nella tracciabilità degli ingredienti;
  • Pratiche produttive non conformi alle buone prassi;
  • Sostanze estranee dovute a contaminazioni accidentali (es. metalli pesanti, batteri), ma non “intenzionalmente aggiunte“ per nuocere.
Le verifiche approfondite hanno quindi smentito numerosi miti:
  • Nessuna presenza sistematica di sostanze farmacologiche proibite;
  • Rarissimi casi di residui non conformi, rapidamente individuati e bloccati;
  • Assenza di tossici deliberatamente occultati nel pet food ispezionato.
Il rischio più elevato è correlato alla gestione impropria dei sottoprodotti e a frodi di composizione (ingredienti diversi da ciò che viene dichiarato). Gli strumenti analitici utilizzati permettono di identificare anche tracce minime di contaminanti, fornendo garanzie elevate sulla salubrità dei prodotti bloccati.

I sequestri: dati, casi emblematici e valore delle azioni preventive

I sequestri rappresentano uno degli strumenti più efficaci per interrompere la catena di rischio. L’attività NAS degli ultimi mesi ha portato a risultati estesi e significativi, con oltre 60 tonnellate di alimenti per animali sottratti alla distribuzione e più di 200.000 confezioni bloccate.

Casi emblematici:

  • Sospensione di due attività produttive per gravi carenze igienico-strutturali;
  • Occasionali sequestri di medicinali veterinari illecitamente presenti in stabilimenti di produzione;
  • Blocco di prodotti non autorizzati da piattaforme online.
Riassumendo i dati in una tabella:
N° ispezioni 275
Irregolarità riscontrate 58
Soggetti segnalati 56
Sequestri alimenti (kg) 60.800
Confezioni bloccate 200.790
Sanzioni (euro) 129.773

Questi interventi non hanno solo impedito la diffusione di prodotti potenzialmente dannosi, ma hanno anche funzione preventiva.Solo una risposta tempestiva consente di evitare crisi sanitarie, ricostruendo la catena degli errori e intervenendo dalla produzione al punto vendita.

Frodi nel commercio di alimenti per animali: modalità e conseguenze penali

Le frodi nel commercio di prodotti per animali assumono forme diversificate, ma sono accomunate da un obiettivo: ottenere un illecito vantaggio economico a discapito della salute animale e della sicurezza del mercato.

Tra le principali modalità adottate:

  • Utilizzo di ingredienti diversi da quelli dichiarati in etichetta;
  • Sostituzione di materie prime con prodotti di qualità inferiore;
  • Attribuzione di proprietà nutrizionali o salutistiche non dimostrabili;
  • Contraffazione di certificazioni o documenti di tracciabilità;
  • Vendita di prodotti scaduti, privi di autorizzazione o provenienti da canali non ufficiali (inclusi siti web e social).
Le conseguenze penali sono severe. L’ordinamento prevede, per frode commerciale e documentale:
  • Sanzioni amministrative;
  • Procedimenti giudiziari con potenziali arresti e sospensione delle attività;
  • Inserimento della ditta nei registri delle imprese non affidabili;
  • Sanzioni accessorie fino all’interdizione dal commercio.

Come riconoscere un pet food sicuro: errori comuni da evitare e raccomandazioni pratiche

Il riconoscimento di alimenti sicuri per animali richiede attenzione a diversi aspetti, dalla confezione alla vendita. Errori comuni tra i consumatori includono:
  • Acquisto di prodotti senza etichettature chiare o in lingua non italiana;
  • Affidamento a offerte online senza verificare la provenienza;
  • Sottovalutazione della presenza di informazioni incomplete o dati non verificabili;
  • Mancato controllo delle date di scadenza e dei numeri di lotto.
Raccomandazioni:
  • Prediligere marchi noti e prodotti confezionati regolarmente;
  • Verificare la presenza dell’autorizzazione ministeriale e di tutte le informazioni richieste per legge;
  • Dare priorità ai punti vendita fisici o alle piattaforme che forniscano garanzie di tracciabilità e restituzione;
  • Richiedere la scheda tecnica se non è presente in confezione;
  • Segnalare prontamente alle autorità eventuali anomalie riscontrate su confezioni o punti di vendita.
L’adozione di pochi accorgimenti minimizza i rischi di frodi e tutela la salute degli animali domestici.

Le responsabilità delle aziende e dei distributori: obblighi di legge e controlli previsti

Produttori e distributori hanno obblighi chiari e stringenti, stabiliti da norme europee e nazionali (tra cui regolamenti UE, legge n. 283/1962 e D.lgs. 150/2022). I principali doveri comprendono:

  • Garanzia della conformità dei prodotti a tutti i requisiti di salubrità e sicurezza previsti per legge;
  • Mantenimento di registri aggiornati su tutte le materie prime e i lotti prodotti;
  • Applicazione di sistemi di autocontrollo (HACCP) certificati nel tempo;
  • Formazione obbligatoria del personale sulle buone prassi di produzione e gestione dei sottoprodotti;
  • Collaborazione trasparente con le autorità in caso di controlli.
La mancanza di rispetto di questi obblighi porta a:
  • Procedimenti sanzionatori e penali;
  • Sequestri di prodotti e strutture;
  • Sospensione e revoca delle autorizzazioni all’attività produttiva o distributiva.
Solo una filiera chiara, sottoposta a controlli ricorrenti, offre garanzie di affidabilità sia ai distributori che ai consumatori finali.

 




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...