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Sigarette in Italia e Europa vietate, la richiesta viene dalle stesse aziende del tabacco: cosa c'è dietro

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Colpo di scena

Il divieto chiesto dalla lobby del tabacco riguarda le sigarette tradizionali, mentre il mercato punta sui nuovi prodotti. Tra revisione Ue al 2040, incontri politici e governi contrari, l’Italia difende anche agricoltura e impianti.

Philip Morris International ha rilanciato in Europa la proposta di eliminare gradualmente le sigarette tradizionali, lasciando fuori dal divieto la nicotina e le alternative senza combustione. A presentarla, nel confronto sulla revisione delle regole Ue, è stato il presidente europeo Marco Hannappel: l’obiettivo è colpire il prodotto combustibile e mantenere uno spazio per sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e altri dispositivi. La linea coincide con il cambiamento commerciale del gruppo. Nel quarto trimestre del 2025, i prodotti smoke-free hanno generato oltre la metà dei suoi ricavi netti europei.

La proposta riguarda dunque le sigarette, non l’intero mercato della nicotina. L’industria chiede che le diverse categorie siano disciplinate separatamente; le organizzazioni di salute pubblica temono invece che regole più favorevoli alle alternative possano ampliare l’uso di nicotina, soprattutto tra i giovani. La Commissione europea prepara una proposta legislativa attesa entro la fine del 2026. La decisione politica prevista a dicembre potrà orientare la revisione delle direttive sul tabacco e sulla pubblicità.

Il divieto proposto riguarda le sigarette

La formula scelta da Philip Morris, vietare le sigarette, descrive una strategia distinta da un divieto generale di tabacco e nicotina. L’azienda propone di eliminare gradualmente le sigarette combustibili e di mantenere regole diverse per i prodotti che non bruciano tabacco. Nel dibattito europeo rientrano dispositivi per tabacco riscaldato, sigarette elettroniche, bustine di nicotina e altre forme di somministrazione.

Le conseguenze sul mercato cambierebbero in base alla scelta normativa. Una stretta estesa a tutte le categorie ridurrebbe lo spazio commerciale anche per le alternative; un regime distinto consentirebbe loro di restare sul mercato legale e di crescere. Philip Morris sostiene che i prodotti senza combustione comportano rischi e vadano sottoposti a controlli rigorosi, soprattutto per proteggere i minori. Chiede però che non siano regolati come le sigarette tradizionali.

La proposta si inserisce nella riconversione industriale del gruppo. Nel quarto trimestre del 2025, oltre il 50% dei ricavi netti europei di Philip Morris proveniva da prodotti senza combustione. È un dato che segnala quanto l’interesse economico dell’azienda si sia spostato verso nuove categorie, mentre le sigarette restano nel suo portafoglio.

Perché il modello commerciale è cambiato

Per decenni le grandi imprese del tabacco hanno costruito il proprio business attorno alle sigarette. Philip Morris e altri produttori investono oggi anche in dispositivi che riscaldano il tabacco senza bruciarlo, sigarette elettroniche e prodotti orali contenenti nicotina. La strategia dichiarata è sostituire progressivamente il consumo di sigarette con alternative senza combustione. Sul piano industriale, questo significa sviluppare nuove linee di prodotto, impianti e mercati.

La riconversione riguarda anche la capacità produttiva europea di Philip Morris. Secondo i dati presentati dal gruppo, nel 2025 diciassette dei diciannove stabilimenti dell’Unione erano stati convertiti alla produzione di articoli di nuova generazione. Un cambiamento di questa portata lega la revisione normativa alle decisioni di investimento: eventuali limiti alla commercializzazione o alla promozione delle alternative inciderebbero sulla crescita del segmento, mentre regole separate gli riconoscerebbero uno spazio autonomo.

La distinzione invocata dall’industria si basa sul processo di consumo: la sigaretta brucia tabacco, le altre categorie non prevedono combustione. L’assenza di combustione non rende innocui i prodotti alternativi. La nicotina può creare dipendenza e le associazioni impegnate nella prevenzione temono che nuovi formati e gusti attirino altri consumatori, compresi i più giovani. Il confronto riguarda quindi i rischi dei singoli prodotti e l’effetto complessivo sul numero di persone che fanno uso di nicotina.

La revisione Ue e l’obiettivo del 2040

La Commissione europea sta lavorando alla revisione della direttiva sui prodotti del tabacco e delle norme sulla pubblicità. La consultazione pubblica è partita nel maggio 2026; la proposta legislativa è attesa entro la fine dell’anno. L’Unione punta a ridurre il consumo di tabacco e a raggiungere, entro il 2040, una generazione sostanzialmente libera dal fumo.

Per arrivare a quel traguardo, Bruxelles deve stabilire quali strumenti adottare. Una delle decisioni riguarda l’estensione delle regole: uniformarle alle diverse categorie oppure mantenere regimi distinti in base alle caratteristiche dei prodotti. Tra le misure in discussione ci sono restrizioni alla commercializzazione e norme più severe per le nuove forme di nicotina. Il testo della Commissione, atteso a dicembre, indicherà l’impostazione con cui si aprirà il successivo confronto istituzionale.

Un regime differenziato terrebbe conto della distinzione tra combustione e alternative, come chiedono le imprese e alcuni esperti. Una regolazione più ampia potrebbe invece imporre limiti anche ai prodotti che l’industria propone come sostituti delle sigarette, con l’obiettivo di prevenire la dipendenza e tutelare i minori. Il termine smoke-free indica l’assenza di combustione: i prodotti possono contenere nicotina e comportare rischi per la salute.

Gli incontri di lobbying e il peso dei gruppi politici

L’intensità dei contatti tra industria e Parlamento europeo dà la misura della posta in gioco. Smoke Free Partnership, organizzazione impegnata nel controllo del tabacco, ha conteggiato oltre 400 incontri dichiarati da eurodeputati con rappresentanti delle lobby del tabacco e della nicotina dall’estate del 2024. Nella legislatura precedente, dal 2019 al 2024, gli appuntamenti dichiarati erano stati circa 100.

La maggior parte degli incontri della rilevazione più recente, il 75%, ha coinvolto eurodeputati del Partito popolare europeo (PPE), dei Conservatori e riformisti europei (ECR) e dei Patrioti per l’Europa. In oltre un quinto degli appuntamenti era presente almeno un eurodeputato italiano.

La presenza italiana conta anche per il peso del Paese nell’Unione e per gli interessi produttivi legati alla filiera. La revisione può modificare le condizioni di vendita delle categorie emergenti e incidere sulle prospettive di agricoltori, produttori e lavoratori del comparto. L’orientamento dei rappresentanti italiani è seguito con attenzione tanto dalle aziende quanto dalle organizzazioni sanitarie.

Otto governi chiedono di fermare nuovi prodotti

Alla proposta dell’industria si contrappone la richiesta di otto governi europei, guidati dai Paesi Bassi, di impedire l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti a base di nicotina. La posizione comprende anche sostanze con proprietà simili e dispositivi destinati alla loro somministrazione. L’obiettivo è contenere l’offerta prima che nuove categorie si consolidino tra i consumatori.

Per i governi favorevoli alla stretta, limitare i nuovi prodotti serve a prevenire l’avvio o il consolidamento della dipendenza, con particolare attenzione ai giovani. L’industria sostiene invece che vietare tutte le alternative o equipararle alle sigarette tradizionali cancellerebbe una distinzione rilevante e potrebbe indebolire la sostituzione del fumo combustibile. Anche alcuni scienziati hanno chiesto regole proporzionate alle caratteristiche delle diverse categorie. Nel maggio 2026, una lettera firmata da 26 esperti ha richiamato 131 studi che, secondo i firmatari, meritano maggiore considerazione nella revisione.

La richiesta di norme distinte comprende la necessità di controlli rigorosi, in particolare per impedire l’accesso ai minori. Per Bruxelles, il nodo è tradurre le differenze tra prodotti in regole che limitino i rischi e distinguano la possibile riduzione dell’esposizione per chi fuma dalla prevenzione dell’uso di nicotina tra chi non fumava.

Italia, tra agricoltura e nuovi impianti

L’Italia è il primo produttore dell’Unione europea di foglie di tabacco e ospita attività economiche che coinvolgono agricoltura, trasformazione, manifattura ed esportazioni. La revisione interessa i produttori di sigarette, le aziende che realizzano dispositivi e prodotti di nuova generazione e i fornitori della filiera. La posizione italiana a Bruxelles ha un peso politico; le scelte regolatorie possono influenzare investimenti già avviati.

Nel 2023 le esportazioni italiane di prodotti a tabacco riscaldato del gruppo Philip Morris hanno sfiorato i 2 miliardi di euro. Il dato mostra la dimensione raggiunta in Italia dalle alternative senza combustione. Produzione agricola tradizionale e stabilimenti riconvertiti convivono nella stessa discussione, con interessi che possono divergere.

La trasformazione riguarda anche il lavoro. Nel 2025 la filiera europea di Philip Morris ha sostenuto circa 164.000 posti, di cui circa 22.500 diretti; gli altri erano distribuiti tra fornitori e attività collegate. Per l’Italia, l’equilibrio tra investimenti nelle nuove categorie e tutela delle attività agricole tradizionali è una questione concreta del confronto normativo.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...