Stufe e camini a legna o pellet sono sempre più presenti nelle case, ma la combustione può rilasciare inquinanti nell’aria indoor. Ecco i rischi per salute e ambiente domestico e le indicazioni dell’ISS su apparecchi, manutenzione e uso prudente.
Il 21,9% delle famiglie italiane ha utilizzato legna e/o pellet in casa. Stufe e camini sono dunque diffusi, ma l’andamento dei due combustibili è stato diverso: la legna è passata dal 21,4% delle famiglie nel 2013 al 16% nel 2023, mentre il pellet è salito dal 4,1% al 7,8%. I dati Istat riguardano l’uso per riscaldamento, acqua calda e cottura.
Nel decennio considerato, l’impiego domestico della legna è diminuito e quello del pellet è cresciuto. Rispetto alla rilevazione precedente, la variazione del pellet è stata contenuta. Nel complesso, nel 2023 più di una famiglia su cinque ha fatto ricorso ad almeno una delle due biomasse:
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Combustibile |
Famiglie utilizzatrici |
Confronto |
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Legna da ardere |
16% nel 2023 |
21,4% nel 2013 |
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Pellet |
7,8% nel 2023 |
4,1% nel 2013 |
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Legna e/o pellet |
21,9% nel 2023 |
Dato complessivo |
Una famiglia può usare la biomassa insieme ad altri sistemi e per scopi diversi dal riscaldamento. La sua diffusione cambia anche da una zona all’altra: nel 2023 la legna era più comune nei piccoli comuni e nelle aree montane, mentre il pellet veniva utilizzato soprattutto nei comuni con meno di 10mila abitanti.
Il calore delle stufe e dei camini richiama idee di risparmio e tradizione. La combustione, però, produce sostanze che possono peggiorare la qualità dell’aria, dentro casa e all’esterno. Il problema si presenta in particolare se l’apparecchio non funziona bene o i fumi non vengono evacuati correttamente. Il rischio dipende quindi anche dal percorso che porta dal combustibile all’aria respirata.
Quando legna o pellet bruciano, i prodotti della combustione vengono indirizzati verso l’esterno attraverso la canna fumaria. Se la combustione è incompleta, l’apparecchio è danneggiato o il tiraggio insufficiente, una parte dei fumi può rientrare nella stanza e contaminare l’aria. Può accadere anche durante operazioni normali: aprire lo sportello per caricare la stufa o togliere le ceneri può liberare fumo e particelle nell’ambiente.
L’Istituto superiore di sanità (ISS), ente tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale, segnala tra gli inquinanti indoor di rilievo le particelle sospese, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e i prodotti della combustione, compresi monossido di carbonio e ossidi di azoto. A seconda delle fonti e delle condizioni in cui avviene la combustione, possono essere presenti anche composti organici volatili, particelle ultrafini e altri prodotti, come diossine e furani.
Il particolato è formato da particelle di dimensioni differenti. PM10 e PM2,5 indicano frazioni in grado di penetrare nell’apparato respiratorio; le particelle ultrafini hanno dimensioni ancora minori. Gli IPA si formano nei processi di combustione e possono trovarsi nel fumo. Quantità e composizione delle emissioni cambiano in funzione del combustibile e dell’apparecchio, ma anche delle modalità di accensione e della qualità della combustione.
Un’attenzione particolare va riservata al monossido di carbonio (CO). È un gas inodore e incolore. Può accumularsi in presenza di una combustione difettosa, quando l’aria è insufficiente o i fumi non riescono a uscire correttamente. Tra le possibili cause di rischio ci sono un camino ostruito, un condotto danneggiato e un apparecchio vecchio o mal funzionante.
Particolato e altri prodotti della combustione peggiorano la qualità dell’aria indoor e aumentano l’esposizione di chi abita la casa, soprattutto quando gli ambienti sono poco ventilati. Le particelle possono irritare le vie respiratorie e aggravare disturbi già presenti. L’inquinamento dell’aria riguarda anche la salute cardiovascolare; bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiache possono essere più vulnerabili.
Il monossido di carbonio interferisce con la capacità del sangue di trasportare ossigeno. I primi segnali di un’intossicazione possono essere mal di testa, vertigini, nausea, debolezza o confusione. Nei casi più gravi si può arrivare alla perdita di coscienza e a conseguenze potenzialmente fatali. I sintomi rischiano di essere confusi con quelli di un malessere comune; se più persone nello stesso ambiente accusano disturbi, è possibile che ci sia una situazione di pericolo.
La prevenzione parte dalla sorgente e dall’evacuazione corretta dei fumi. Il ricambio d’aria contribuisce a diluire gli inquinanti presenti in casa; per ridurre il rischio occorre anche mantenere in buono stato l’apparecchio e i condotti e assicurarsi che la combustione avvenga correttamente.
La qualità del combustibile incide sulla combustione. Legna umida o non adeguatamente stagionata brucia peggio e produce più fumo. Meglio scegliere legna asciutta, adatta all’apparecchio, e conservarla in un luogo coperto e ventilato. Vernici, impregnanti, colle e rifiuti non vanno bruciati nelle stufe o nei camini domestici: possono generare emissioni non previste per l’uso dell’impianto.
Anche progettazione e condizioni del generatore fanno la differenza. Una stufa delle dimensioni adatte al locale, installata seguendo le istruzioni e con sportelli e guarnizioni integri, aiuta a contenere le dispersioni. Crepe, chiusure non a tenuta e componenti usurati possono invece compromettere la combustione e la tenuta dei fumi. Lo stesso vale per gli interventi improvvisati. Ogni apparecchio ha procedure di utilizzo e combustibili ammessi specifici: occorre attenersi al manuale del produttore.
La manutenzione comprende la stufa o il camino, i condotti di collegamento e la canna fumaria. Fuliggine, depositi e ostruzioni possono ridurre il tiraggio; fessure e danni strutturali possono far fuoriuscire i prodotti della combustione. L’ISS raccomanda controlli regolari e la pulizia degli apparecchi e della canna fumaria. Prima della stagione fredda è prevista una verifica annuale, da affidare a personale competente.
Le indicazioni dell’ISS riguardano l’uso degli apparecchi, la manutenzione e il ricambio dell’aria. Seguendo alcune regole è possibile ridurre le condizioni che favoriscono incidenti o accumuli di inquinanti:
Legna e pellet sono ancora utilizzati in una parte consistente delle case italiane. Tra il 2013 e il 2023, però, l’uso della legna è diminuito e quello del pellet è aumentato. In entrambi i casi, la qualità dell’aria dipende dalle condizioni di combustione e dalla gestione dell’apparecchio e dei fumi.
Per usare stufe e camini con prudenza servono combustibile asciutto e idoneo, un apparecchio integro utilizzato secondo le istruzioni, una canna fumaria controllata, prese d’aria libere e un ricambio regolare dell’aria. Se il sistema è vecchio, presenta anomalie o non è stato sottoposto a controlli, è opportuno farlo verificare da un tecnico prima di rimetterlo in funzione.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...