Oltre un milione di italiani regalano oggetti su Facebook invece di buttarli. Funziona in pochi secondi, è gratis e chi sa usarlo bene può arredare casa spendendo zero euro.
Nasce in Svizzera, nel 2011, dall'intuizione di un formatore calabrese emigrato all'estero. Salvatore Benvenuto si trova in discarica, vede un signore portare un televisore praticamente nuovo, scopre che lo butta perché non lo vuole più ma non sa a chi regalarlo. Da quella scena nasce un'idea: creare uno spazio digitale dove chi vuole liberarsi di oggetti ancora funzionanti possa trovarsi con chi ne ha bisogno. Il 14 settembre 2011 apre la prima pagina Facebook intitolata "Te lo regalo se vieni a prenderlo". Il successo è immediato.
Quattordici anni dopo, quel gruppo ha generato una galassia di oltre cento pagine e gruppi Facebook divisi per province, città e quartieri, che insieme contano oltre un milione di iscritti in tutta Italia. A Livorno, dove il fenomeno ha conosciuto una recente accelerazione estiva, il gruppo principale "Te lo regalo se vieni a prenderlo a Livorno, Pisa, Lucca e dintorni!" supera i 20.000 iscritti. Ma i numeri più grandi si trovano nelle grandi città: 195.000 follower a Napoli, 182.800 a Roma, 81.852 a Milano, 125.000 a Firenze, 40.000 a Torino, 36.000 a Roma (in un secondo gruppo), 30.000 nel Veneto.
Il meccanismo di base è semplice. Hai un oggetto che non usi più e non vuoi buttare? Scatti una foto, la pubblichi nel gruppo con una breve descrizione e la dicitura "Te lo regalo se vieni a prenderlo". Chi lo vuole commenta. Tu scegli a chi darlo. Lui viene a ritirarlo. Fine.
Ma la realtà è un po' più complessa, e chi frequenta questi gruppi da tempo lo sa. Non vince sempre chi arriva primo. In molti gruppi la regola è che il donatore ha piena libertà di scegliere il destinatario tra chi ha commentato, e spesso premia chi motiva meglio la propria richiesta. Una famiglia che spiega di aver bisogno di quel divano perché si è appena trasferita può battere chi ha commentato trenta secondi prima senza dire niente. È una forma di selezione informale, basata sulla narrazione più che sulla velocità.
Questo ha creato una piccola arte del commento: nei gruppi più competitivi, i commenti di chi vuole un oggetto sono diventati sempre più elaborati, quasi delle piccole storie di vita. La stessa persona che su Amazon clicca "aggiungi al carrello" senza pensarci, in questi gruppi scrive tre righe per spiegare perché meriti quel frigorifero.
Ogni gruppo ha le proprie regole, ma alcune sono comuni a quasi tutti e vale la pena conoscerle prima di iscriversi.
Cosa è vietato donare: animali (nessun tipo), armi, medicinali, materiale sessuale, coupon, figurine, SIM telefoniche, CD e DVD masterizzati, software non originale, beni appartenenti allo Stato. In molti gruppi sono vietati anche i libri di scuola e i fumetti, ma in alcuni invece sono tra gli oggetti più scambiati.
Chi può partecipare: solo privati. Le associazioni, le onlus e gli enti non sono ammessi, anche se le loro intenzioni fossero ottime. La logica è che questi spazi nascono come scambi tra persone, non come canali di raccolta organizzata.
Le prenotazioni sono vietate: non si può commentare per conto di qualcun altro, né "prenotare" un oggetto per un amico o un parente che non è iscritto al gruppo.
La parola data è vincolante: se il donatore sceglie te e ti dà appuntamento per il ritiro, si aspetta che tu ci vada. Chi non si presenta senza avvisare viene segnalato e in molti gruppi viene escluso. La reputazione in questi spazi conta tanto quanto i feedback su eBay.
Gli oggetti più frequenti nei gruppi sono quelli che creano problemi di smaltimento o di spazio: divani, letti, materassi, armadi, frigoriferi, lavatrici, televisori, computer. Sono pezzi grandi che non entrano nei cassonetti e che portare in un centro di raccolta richiede tempo e fatica. In questi gruppi spariscono in pochi secondi: basta pubblicare la foto e in un minuto i commenti fioccano.
Nei gruppi più grandi, come quello livornese di 76.000 iscritti citato nell'articolo del Tirreno, si trovano anche auto usate, nonostante i portali specializzati. Le auto sono un'eccezione interessante: non si "regalano" spesso, ma si vendono a prezzi molto bassi usando il gruppo come vetrina alternativa ai siti di annunci tradizionali.
Tra gli oggetti più ricercati ci sono giocattoli, abbigliamento per bambini (che si consuma in fretta e spesso viene buttato in ottime condizioni) e elettronica: smartphone, tablet, consolle da gioco, cuffie. Una PlayStation del 2018 pubblicata a Napoli il giovedì pomeriggio raccoglie commenti nell'arco di pochi secondi.
Tra gli oggetti che invece faticano a trovare un nuovo proprietario ci sono i libri (abbondanti, difficili da trasportare e spesso poco richiesti per i titoli meno popolari), i servizi di piatti non completi, i televisori a tubo catodico e i mobili in stile anni Ottanta.
Una delle caratteristiche più interessanti di questi gruppi è che permettono di fare cose impensabili sul mercato tradizionale. Francesco, utente di uno dei gruppi italiani, ha arredato in pochi giorni la cameretta del figlio attraverso una serie di richieste pubblicate nel gruppo del suo quartiere. Ha trovato un letto, una scrivania, una lampada e uno scaffale, tutto in buone condizioni, tutto senza spendere un euro. Alla fine ha ringraziato il gruppo pubblicamente con un post che ha generato decine di reazioni.
Non è un caso isolato. Chi frequenta questi gruppi con metodo e pazienza può arredare un appartamento completo spendendo solo per il trasporto, o per i piccoli oggetti che non si trovano facilmente in regalo. Il risparmio rispetto all'acquisto di tutto usato su Vinted o Marketplace di Facebook è significativo: lì si paga, qui no.
Il canale principale rimane Facebook, dove basta cercare "Te lo regalo se vieni a prenderlo" seguito dal nome della propria città per trovare il gruppo locale. La maggior parte dei gruppi è chiusa, il che significa che bisogna fare richiesta di iscrizione e rispondere a qualche domanda prima di essere ammessi.
Su Telegram esistono canali simili, soprattutto nelle grandi città, con il vantaggio che le notifiche arrivano in tempo reale sullo smartphone. Per chi vuole essere il primo a commentare un oggetto ambito, i canali Telegram sono spesso più veloci dei gruppi Facebook.
Nextdoor, la piattaforma pensata per i vicini di casa, ha una sezione specifica per le cessioni gratuite che funziona bene nei quartieri dove è diffusa, specialmente nelle città del nord Italia.
Subito.it e Marketplace di Facebook hanno sezioni gratuite dove si trovano oggetti a costo zero, ma il livello di interazione è diverso: più anonimo, meno comunitario, meno basato sulla fiducia reciproca che caratterizza i gruppi del regalo.
Il fenomeno ha un impatto ambientale misurabile, anche se difficile da quantificare con precisione. Ogni oggetto che non finisce in discarica è un risparmio di energia, materie prime e spazio. I gruppi si sono sempre presentati con una missione esplicita: diminuire l'inquinamento evitando le discariche, dove spesso finiscono oggetti ancora funzionanti o in ottimo stato.
Il successo del fenomeno, con oltre un milione di iscritti e migliaia di transazioni quotidiane, suggerisce che la logica del dono funziona non solo come strumento di risparmio ma anche come alternativa culturale al consumo e allo smaltimento. In un'epoca in cui si parla molto di economia circolare, questi gruppi la praticano dal basso, senza app dedicate, senza algoritmi sofisticati, senza startup. Solo una foto, un commento e un appuntamento per il ritiro.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...