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Virus Shamonda, primo caso umano al mondo ma al momento la preoccupazione principale rimane l’influenza stagionale

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Primo caso umano del virus Shamonda a Lione: per Bassetti e Pregliasco nessun allarme, mentre l’Ecdc indaga. Il vero timore resta l’influenza, con 12-14 milioni di casi e assenze da lavoro e da scuola

Giovedì 22 ottobre le autorità francesi hanno annunciato un caso senza precedenti: un uomo morto a Lione all’inizio del mese era stato infettato dal virus Shamonda, finora noto come un microbo del bestiame. È il primo caso umano documentato al mondo. La notizia ha fatto rumore, ma gli esperti invitano alla calma: la persona era gravemente immunodepressa, il rischio per la popolazione generale non è stato individuato e, per ora, a pesare davvero su lavoro e scuole sarà un’altra malattia, l’influenza stagionale, che ogni inverno lascia a casa milioni di italiani. Ne parlano gli esperti italiani Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco ed Enrico Di Rosa (presidente della Società italiana di igiene), insieme al centro europeo Ecdc, ai ministeri francesi della Salute e dell’Agricoltura, all’Organizzazione mondiale per la salute animale e alla rete Respivirnet dell’Istituto superiore di sanità.

Il caso di Lione e il virus: cosa sappiamo

Il virus Shamonda fu scoperto a metà degli anni Sessanta in Nigeria e per decenni è stato considerato un problema delle stalle, senza effetti sulle persone. L’uomo morto a Lione era molto immunodepresso ed era in cura per una grave malattia. Prima di morire ha avuto complicazioni al cervello che, secondo i ministeri francesi della Salute e dell’Agricoltura, con ogni probabilità erano dovute all’infezione. Resta però aperta la domanda più importante: se il virus abbia causato la morte o abbia solo contribuito, non è stato ancora stabilito.

Anche il contagio è incerto. L’ipotesi più accreditata delle autorità francesi è la puntura di un moscerino del genere Culicoides, nell’est della Francia, dove il virus ha circolato tra gli animali in primavera e in estate. Non c’è conferma, e l’Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, precisa che la specie coinvolta non è nota. Il direttore generale della salute francese, Grégory Emery, ha detto che non risulta nessun altro contagio dai bovini all’uomo né da persona a persona, e che dal punto di vista della salute pubblica non c’è né allerta né crisi.

Per il momento c’è un solo caso, in un paziente già gravemente malato. I sintomi nelle persone non sono descritti: i comunicati parlano soltanto delle complicazioni al cervello che hanno preceduto la morte.

Lo Shamonda è un orthobunyavirus, parente stretto del virus Schmallenberg, anch’esso trasmesso dai moscerini. Colpisce soprattutto le mucche, ma è stato trovato anche in cavalli, pecore e capre. Nei bovini provoca febbre, diarrea acquosa e calo del latte, può causare aborti e, se l’infezione avviene in gravidanza, malformazioni nei nati.

In Europa è stato confermato per la prima volta alla fine di luglio. Oggi, secondo l’Ecdc, è stato rilevato in animali da allevamento di almeno dodici Paesi, Italia compresa. Contro il virus, secondo l’Organizzazione mondiale per la salute animale, non esistono vaccini in commercio.

Cosa dicono i medici italiani

Gli esperti italiani chiedono prudenza senza allarmismi. L’infettivologo Matteo Bassetti ha parlato di una «nuova fase delle indagini su un virus conosciuto da decenni negli animali». Per il paziente francese l’ipotesi principale, ha spiegato, è la puntura di un insetto infetto nell’est della Francia. La sua conclusione: «Nessun allarme, ma dovrà essere cercato questo virus quando ci si imbatte in sintomi compatibili».

Il virologo Fabrizio Pregliasco ha spiegato che il caso, se confermato, «dimostrerebbe la capacità del virus di superare la barriera di specie». Ha però invitato a distinguere tra la presenza di materiale genetico virale, la conferma di un quadro infettivo e un nesso causale con la morte: passaggi, ha detto, «non scontati, ancora tutti da chiarire». Per Pregliasco non ci sono prove solide di trasmissione da persona a persona, la via più plausibile resta quella degli insetti, il paziente era gravemente immunodepresso e non siamo davanti a una nuova minaccia epidemica: serve attenzione, non allarme. Ha aggiunto che in Europa e in Italia il virus era già presente negli allevamenti nell’estate 2026.

Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica, ha chiesto di rafforzare la sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica e di non abbassare la guardia in attesa di nuovi approfondimenti. All’estero, Tom Solomon (Pandemic Institute, Liverpool) ha definito il passaggio all’uomo estremamente insolito. Un dato aiuta a ridimensionare la paura: i moscerini che trasmettono il virus sono meno attivi con il calo delle temperature.

L’influenza: la vera partita dell’inverno

Se Shamonda è una notizia con molti punti interrogativi, l’influenza è una certezza ricorrente. Il virologo Fabrizio Pregliasco prevede per la stagione 2026-2027 almeno 12-14 milioni di casi. La stagione potrebbe essere meno intensa della precedente, che ha superato i 15 milioni, ma la circolazione dei virus resterà alta.

Dodici-quattordici milioni di casi corrispondono a circa un italiano su cinque (stima nostra, calcolata sulla popolazione residente di circa 59 milioni). Non esiste una stima ufficiale di quante persone resteranno a casa da lavoro e da scuola, e non tutti i malati sono lavoratori o studenti. Ma è facile capire che, se anche solo una parte di questi casi riguarda chi lavora o va a scuola, si parla di milioni di assenze nel corso dell’inverno, con ricadute su aziende, uffici, negozi, classi e famiglie.

In un’indagine IQVIA, la durata media dei sintomi simil-influenzali nell’ultimo anno è stata di circa sei giorni: non è la durata della sola influenza vera, ma dà un ordine di grandezza di quanto può fermare una persona.

Resta sotto osservazione la variante K dell’H3N2, già rilevante nella stagione scorsa, e sono attesi anche H1N1 e B Victoria; circolano inoltre Covid, Rsv e altri virus respiratori. In Italia sono già stati isolati i primi casi di H3N2, individuati dalla rete Respivirnet dell’Istituto superiore di sanità. L’avvio vero e proprio dipenderà dal calo delle temperature, con una possibile «pre-stagione» di più accessi ai medici di famiglia e ai pediatri.

Come riconoscerla, come proteggersi e perché resta la priorità

Secondo Pregliasco, l’influenza vera è più probabile quando compaiono insieme tre elementi: esordio improvviso, febbre sopra i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio, come tosse o mal di gola, e almeno un sintomo generale, come dolori muscolari o forte stanchezza. Negli anziani e nei fragili la febbre può essere meno evidente.

Per le cure, il virologo consiglia un’automedicazione responsabile con farmaci da banco e di consultare il medico se i sintomi non migliorano. Anche Bassetti, nella scorsa stagione, aveva ricordato che i virus respiratori «prosperano in spazi chiusi, secchi e poco ventilati» e che arieggiare gli ambienti, e restare a casa se si è malati, aiuta a proteggere anziani e fragili.

Resta centrale la prevenzione. Il vaccino va fatto prima del picco del virus, non quando arriva il freddo. È indicato per bambini dai 6 mesi, anziani, persone fragili e con malattie respiratorie croniche, e può essere somministrato insieme al vaccino contro il Covid. Le date esatte della campagna non sono indicate nelle fonti consultate: vanno verificate con la propria Regione, l’Asl o il medico di famiglia.

Da una parte c’è un caso umano di Shamonda, in un uomo con difese compromesse e con un nesso con la morte ancora da chiarire. Dall’altra ci sono milioni di casi attesi di influenza, che ogni anno pesano su ambulatori, aziende e scuole.

Questo non significa ignorare Shamonda: Francia, Oms ed Ecdc stanno conducendo indagini cliniche, di laboratorio ed epidemiologiche, e saranno i risultati a dire se resterà un caso eccezionale. Intanto, per chi lavora e per chi ha figli a scuola, il consiglio più utile resta quello di sempre: vaccinarsi se si rientra nelle categorie indicate, fermarsi a casa quando compaiono febbre e sintomi e non sottovalutare un inverno che, secondo le previsioni, sarà ancora una volta pieno di virus.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...