Bancomat dall'assalto dei topi a quello dei chip nascosti, massima attenzione

Al personale è bastato poco per ricondurre quel disastro all'azione dei topi, anche se poi la prova inappellabile è stata un'altra: il ritrovamento della carcassa di un roditore.

Bancomat dall'assalto dei topi a quello

L'episodio è stato raccontato dall'emittente BBC

C'erano una volta i topi che assaltavano solo le cucine. Adesso i tempi sono cambiati e anche gli sportelli bancomat con tanto di cassaforte con il denaro sono presi di mira. Sorprende per almeno due motivi. Il primo è che a differenza delle cucine, questa volta non ci sono di mezzo quei cibi che costituiscono un irresistibile richiamo. Il secondo è che il livello di igiene di una banca dovrebbe essere altrettanto elevato. Dovrebbe, appunto, perché sarebbe bastata un'attenzione minima per evitare che una piccola orda di topi divorasse una quantità di banconote, al cambio pari a circa 15.000 euro. L'episodio tra il comico e il tragico è infatti accaduto nella città di Tinsukia, in India, dove i roditori sono riusciti a farsi largo all'interno del distributore automatico e a "mangiare" tra 500 e 2.000 rupie.

Al personale è bastato poco per ricondurre quel disastro all'azione dei topi, anche se poi la prova inappellabile è stata un'altra: il ritrovamento della carcassa di un roditore tra i resti delle banconote. L'episodio è stato raccontato dall'emittente BBC, che ha ricordato come sarebbe bastata una semplice e piuttosto consueta derattizzazione per mettere al sicuro il denaro in contanti custodito nello sportello automatico della banca indiana.

Ma soprattutto attenzione

Attenzione ai file mimetizzati che catturano codici e banda magnetica del bancomat perché il passo successivo è la clonazione della tessera all'estero. Nel mirino ci sono soprattutto le carte di credito dei turisti stranieri, ma naturalmente ogni vittima è ben accetta dai malintenzionati. Gli sportelli Atm, collegati a Internet, sono infettati con file spia. Si tratta di malware che hanno un duplice effetto: da una parte si mimetizzano perfettamente, in quanto non precludono la possibilità di compiere prelievi di denaro, dall'altra riescono a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite all'interno dello sportello. Codici e bande magnetiche sono cifrati e inviati per email direttamente all'estero, dove avviene la clonazione.

Attraverso alcune indagini è stato scoperto che il giro d'affari relativo alla frode dei codici bancari e alla successiva clonazione delle carte di credito può raggiungere i 150mila euro alla settimana. Un business che nell'arco di un anno si stima in poco meno di 10 milioni di euro, denaro che nella maggior parte dei casi è prelevato in altri paesi esteri, come Indonesia, Belize e Jamaica. Come fare a difendersi? La prima cosa è verificare che sulla fessura dove viene inserita la carta bancomat non vi siano resti di silicone o profili aggiuntivi posticci. Inoltre, è necessario prestare attenzione a inusuali fogli, pezzi in plastica aggiuntivi, porta depliant, residui di mastice o colla.

Consigliata la verifica che non ci siano graffi o ammaccature sul perimetro della tastiera, che potrebbero essere state fatte mentre si applicava un keypad falso. Dall'altra parte, chi accetta pagamenti con carte o bancomat e sospetta che un cliente abbia utilizzato una carta clonata, deve confrontate il numero della carta di credito che compare sul supporto plastico con quello stampato dal Pos sullo scontrino subito sotto la data e l'ora della transazione. A volte è preceduto dalla lettera C, ma se il dato è difforme significa che la carta è clonata.

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di Marianna Quatraro pubblicato il