Auto elettriche, detrazioni e sconti pure da noi. Ecco cosa sta accadendo

Qualcosa si è già mosso con gli sconti sulle imposte o le facilitazioni per chi punta su un mezzo alimentato elettricamente, ma di sblocco non è ancora lecito parlarne.

Auto elettriche, detrazioni e sconti pur

Incentivi in Italia per auto elettriche


Per quanto riguarda le auto elettriche finalmente qualcosa si muove anche in Italia con incentivi al momento solo regionali e locali (parcheggi, tasse veicoli), in attesa di quelli dello Stato centrale. Ma ci sono soprattutto iniziative private interessanti. Certo, l'affermazione dell'auto elettrica è previsto nel 2030, ma finalmente ci si muove e soprattutto anche da noi.

E se questo fosse l'anno degli incentivi per l'acquisto di auto elettriche in Italia? Il sospetto nasce dalle aperture e dalle previsioni ottimistiche sullo sviluppo del comparto avanzato da un big del settore come Sergio Marchionne, numero uno dei Fca. In realtà, a livello regionale qualcosa si è già mosso, con gli sconti sulle imposte o le facilitazioni per chi punta su un mezzo alimentato elettricamente o comunque ibrido, ma di sblocco non è ancora lecito parlarne. E alle stime si aggiungono anche gli investimenti milionari nell'auto elettrica da parte dei principali produttori. Ford, ad esempio, ha deciso di mettere sul piatto 11 miliardi di dollari da spendere da qui al 2022. Fino a che punto il prossimo governo farà finta di nulla? Già, si avvicina l'appuntamento con le urne e quello rappresenterà un passaggio fondamentale.

Incentivi in Italia per auto elettriche

Se gli incentivi assumeranno una forma tradizionale o meno resta tutto da scoprire. Il punto di partenza è rappresentato dai dati dell'Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, secondo cui le immatricolazioni delle auto elettriche nel mese di dicembre 2017 hanno rappresentato solo un modesto 0,1% dell'intero mercato italiano. Troppo poco e non serve mostrare le cifre degli altri Paesi per un ingeneroso confronto. Quanto fatto finora per rilanciare il settore si è rivelato insufficiente, come dimostrato dai 120 milioni di euro messi a disposizione per l'acquisto di veicoli verdi a basse emissioni complessive (veicoli elettrici, ibridi, a metano, a biometano, a GPL, a biocombustibili e a idrogeno prevalentemente a uso aziendale e pubblico) terminati troppo presto, anche a dimostrazione dell'esistenza di una domanda viva.

Ma le aziende si muovono e arrivano in vendita le auto...

Una possibilità concreta che l'auto elettrica diventi davvero più vicina e accessibile a tutti in Italia, anche da noi, è la Nissan Leaf di seconda generazione un auto che si potrà provare tra pochissimo nei concessionari, ad un costo che dovrebbe essere realmenrte abbastanza accessibike s pinta nell'uso e nell'acquisto da diversi accordi e alleanze come con Enel. E non è un caso che ci sono già 10mila ordini in Europa.

Nissan sembra più avanti sotto diversi aspetti per l'auto elettrica, in modo particolare per la Nissan Leaf, ma non solo

Due colpi in uno: da una parte quello di favorire la diffusione delle sue auto elettrica Nissan Leaf e Nissan Note e-POWER, dall'altra quella di promuovere la mobilità condivisa. Arriva dal Giappone (lo farà dalla metà del prossimo mese di gennaio) la proposta e-share mobi che si basa su un principio molto semplice e differente da quelli fin qui conosciuti. L'automobilista paga solo l'utilizzo effettivo della vettura ovvero il consumo. Nessuna tariffa mensile fissa per intenderci. 

L'Italia per ora deve "accontentarsi" della nuova generazione della Leaf di Nissan che, ricordiamo, è l'auto 100% elettrica più venduta al mondo. Il produttore giapponese ha raggiunto una intesa con Enel, grazie a cui chi acquisterà la nuova Leaf riceverà due anni di ricarica gratis nelle colonnine pubbliche e il kit per la ricarica nella propria abitazione.  Si tratta senza ombra di dubbio di una interessante forma di incentivo all'utilizzo delle auto elettriche che va al di là dei tradizionali sconti per l'acquisto.

Ed è un grande successo proprio per la Nissan Leaf con 10mila ordini, dopo la presentazione ad Ottobre, in tutta Europa e che arriverà a Febbraio nelle concessionarie italiane da provare e poter così verificare e toccare con mano l'auto elettrica che al momento, come scritto, è la più venduto in assoluta.
E gli ordini vanno così bene che la società giappine ha dato il via all'aumentod ella produzione, in modo particolare nello stabilimento inglese, il principale che servirà le nazioni Ue.

Una singola ricarica della Nissan Leaf sarà di 378 Km e come caratteristiche tecniche ha alcune innovazioni interessanti come e-Pedal che permette attraverso il solo pedale dell'acceleratore di gestire il veicolo interamente ed è presenta nel modello base senza ulteriori costi. E poi altre due tecnologie che aiutano nella guida come il ProPILOT Park per il parcheggio automatico completo e il ProPILOT che mantiene l'auto in mezzo alla corsia e controlla la distanza dl'auto rispetto all'altro veicolo davanti per evitare tamponamenti.

Ed Enel...

Enel ha deciso di accelerare sul mercato delle auto elettriche e lo fa intervenendo con decisione su uno degli aspetti più delicati ovvero quello della ricarica dei mezzi, strettamente legato alla durata della batteria. Se nel medio periodo l'obiettivo è installare 7.000 colonnine di ricarica entro il 2020, da raddoppiare nei due anni successivi, la stretta attualità passa da un gesto che è anche simbolico: cominciare questo percorso da un autodromo, quello di Vallelunga, che si trova a 40 chilometri da Roma. Proprio qui intende dare una scossa e un segnale al comparto con la creazione del polo tecnologico per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni per la mobilità elettrica. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in Italia e si pone come aggregatore di istituti di ricerca e start up che operano nel settore.

L'appuntamento di Vallelunga è stato duque strategico per fare luce sulle strategie di Enel ovvero sulle caratteristiche tecniche delle 7.000 colonnine di ricarica per mezzi elettrici che faranno sentire un po' più al sicuro gli automobilisti italiani. La maggior parte di loro sarà installata nelle aree cittadine, e solo il 20% su autostrade e grandi arterie per i lunghi viaggi. Una scelta non proprio casuale perché una ricerca sulle abitudini degli italiani ha svelato che l'87% degli spostamenti quotidiano ha una percorrenza inferiore ai 60 chilometri. A ogni modo, saranno impiegate

  1. le colonnine Quick da 22 kW nelle aree urbane,
  2. le colonnine Fast (50 kW) e Ultra Fast (150 kW) per la ricarica veloce sulle strade extraurbane.

Si andranno ad aggiungere alle 900 colonnine collegate alla piattaforma cloud Electric Mobility Management con cui gestire in remoto e monitorare l'auto. Le infrastrutture di ricarica sono adesso concentrate nei centri urbani e l'autonomia dei veicoli elettrici è di circa 150 chilometri. A oggi l'Italia è il secondo Paese in Europa per densità di auto circolanti, ma il parco veicoli è tra i più anziani in Europa: una su tre ha circa 10 anni ed è inquinanti

I desideri degli italiani

Sotto abbiamo spiegato nel prosieguo, la situazione e i progetti di colonnine in Italia, ma è interessante notare come secondo una ricerca e sondaggio Findomestic, poco menodel 50%, il 45% considera l'auto elettrica interessante e il veicolo migliore a livello ecologico ma è bloccato nell'acquisto per il 31% per i prezzi alti e il 48% per la mancanza di stazioni di ricarica.  Da considerare che da oi sonos atte comperate nell'ultimo periodo sul parco auto totale lo 0,1% poco più di 1400 auto e veicoli elettrici
E si vorrebbero delle agevolazioni per comprare le auto elettriche, in primisi gli incentivi statali, costi minori sulle assicurazioni, parcheggi a pagamento, pedaggi per le autostrade e l'eliminanazione totale del bollo auto. Misure che sono fatte prese nei paesi Nordici nell'unione Europea, Norvegia in primis

Il problema delle colonnine in Italia e nel mondo

Una recente ricerca della Morgan Stanley indica proprio l'assenza di colonnine per la ricarica una delle ragioni della scarsa diffusione di auto elettriche. Sul piatto delle bilancia, un peso minore sembra avere l'evidenza che le auto elettriche non hanno bisogno di cambi d'olio o di altre manutenzioni tipiche dei motori meccanici come la sostituzione di filtri dell'aria, dell'olio e del combustibile, quindi i costi di manutenzione sono inferiori. Eppure, stando alle norme attuali, la ricarica delle auto elettriche si potrà fare entro il 2020 non solo attraverso le colonnine pubbliche installate dai Comuni, ma anche presso le stazioni di servizio tradizionali.

Secondo la nuove regole, nel caso di autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti e di ristrutturazione totale degli impianti di distribuzione carburanti esistenti, le Regioni prevedono l'obbligo di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata. Di più: la ricarica all'auto elettrica si potrà fare anche in autostrada. Il decreto prevede infatti che i concessionari presentino entro il 31 dicembre 2018 un piano di diffusione dei servizi di ricarica elettrica. Le stazioni di ricarica veloci autostradali dovranno essere posizionate a non più di 50 chilometri sullo stesso asse viario, mentre per strade urbane ed extraurbane la distanza massima sarà di 20 chilometri. Infine, altre disposizioni riguardano il pagamento, che dovrà essere possibile con carta di credito, e il prezzo dell'energia erogata, che dovrà essere ragionevole, facilmente e chiaramente comparabili, trasparente e non discriminatorio.

Il motore elettrico presente nelle autovetture di questo tipo ha delle rese superiori rispetto al motore termico. Nel caso in cui l'energia elettrica da immettere nel sistema di accumulo è generata da fonti rinnovabili il risultato finale sotto l'aspetto energetico è a vantaggio dei sistemi ad autotrazione elettrica. Nel caso in cui la generazione elettrica è da fonte rinnovabile si può parlare di assenza di emissioni in atmosfera per quanto riguarda la combustione, mentre possono comunque esistere polveri sottili generate dall'usura delle gomme e dell'asfalto e in parte dal sistema di frenata. Lo scarso livello di rumore dei veicoli elettrici migliora le condizioni di inquinamento acustico ed evita la realizzazione di barriere fonoassorbenti.

In italia al momento vi è il progetto di Enel di Evo+ che prevede di inserire nei prossimi 3 anni colonnine extraurbane in tutta Italia, circa 180, mentre 20 in Austria. E le prossime due sono state annunciate anche a Siracusa in piazza D'adda, menre le precedenti trenta sono state inserite nei distributori tra Milano e Roma per permettere di fare questo tragitto e viceversa con l'auto elettrica.

A livello Europeo, è stato, invece, siglato un accordo per delle colonnine di ricarica super veloci tra Volkswagen, Daimler, Bmw, Ford chiamato progetto Ionity che in 20 zone principali del continente per permettere tragitti lunghi collocherà 400 colonnine probabilmente tra i 120-150 Km di distanza. Si incomincierà dalla Germania, e saranno previsti pagamenti con bancomat, carta di credito e cellari per fare tutto in totale autonomia

Il 2030 sarà l'anno delle auto elettriche

C'è poi un data da segnare sul calendario. Anzi, un anno: il 2030. Si tratta di quello che, secondo l'Electric Car Tipping Point, lo studio di The Boston Consulting Group, rappresenterà lo spartiacque per il comparto delle auto elettriche, con i veicoli ibridi e full electric. Arriveranno infatti a conquistare la metà del mercato globale. Nel rapporto si legge che tra il 2020 e il 2025 fiorirà nuova fase in cui i veicoli elettrici. I vari mezzi alternativi ovvero ibridi, mild hybrid con sistemi a 48 volt, ibridi elettrici plug-in ed elettrici a batteria, vedranno schizzare verso l'alto la quota di mercato e i produttori saranno di conseguenza spinti a rispettare gli standard in termini di efficienza ed emissioni, incentivando le vendite di veicoli diversi da quelli a combustione interna. E qui dovrebbero entrare in gioco quegli incentivi così trascurati dagli ultimi governi.

Si tratta di stime che fanno il paio con quelle della Bank of America Merril Lynch. Anche in questo caso gli esperti hanno individuato nel 2030 l'anno in cui la domanda di greggio entrerà in una serie fase di declino. Vale però la pena rilevare che la maggior parte delle compagnie petrolifere crede invece nel mantenimento dell'attuale trend almeno fino al 2040.