Mobilità elettrica, necessaria chiarezza scenario Italia. No incentivi, aumento costi

A fronte di incentivi mirati, 1 su 3 sarebbe disposto ad abbandonare l'auto in proprio possesso, a diesel o a benzina, per salire a bordo su un'elettrica.

Mobilità elettrica, necessaria chiarezza

Arriva la Formula E a Roma


Come prevedibile, la puntata di Report dedicata alle auto elettriche non poteva che rappresentare un argomento di discussione. In sintesi, la trasmissione d'inchiesta dalla Rai ha puntato l'indice contro l'eccessivo conservatorismo dell'Italia. Poco disposta ad accettare i cambiamenti - non solo a livello di consumatori, ma anche di governanti -, di questo passo il nostro Paese continuerà a occupare gli ultimi posti nella graduatoria della classifica della diffusione delle auto elettriche. Tra le risposte più elaborate e argomentate c'è quella di Nino di Franco, viceresponsabile Unità Tecnica per l'Efficienza Energetica, pubblicata sulle pagine di orizzontenergia.it. A suo dire ci sono state alcune mancanze nel servizio, come la sottovalutazione del problema infrastrutturale e l'inevitabilità che la vettura elettrica sia al momento destinata soprattutto agli usi in città.

Auto elettrica: con incentivi la comprerebbe 1 italiano su 3

C'è poi un interessante sondaggio che svela come le auto elettriche piacciono agli italiani. A tal punto che, a fronte di incentivi mirati, 1 su 3 sarebbe disposto ad abbandonare l'auto in proprio possesso, a diesel o a benzina, per salire a bordo su un'elettrica. Ci ha pensato Lorien Consulting per Legambiente a sondare le intenzioni degli italiani per poi renderle pubbliche insieme al rapporto dell'associazione ambientalista sulla Green Mobility. Ebbene, stando ai dati raccolti

  1. il 33% degli intervistati acquisterebbe un'auto elettrica se costasse meno la ricarica
  2. il 29% se ci fossero degli incentivi fiscali per almeno il 15-20% del valore
  3. il 23% sceglierebbe l'elettrico se fosse più facile trovare punti di rifornimento in città e fuori
  4. il 21% se fosse possibile ricaricare a casa.

Di interessante c'è che un elemento chiave, evidentemente avvertito come critico dagli italiani e che rappresenta una delle discriminanti all'acquisto, è rappresentato dalla batteria e da tutti gli elemento collegati. La maggiore durata della batteria delle auto elettriche spingerebbe infatti all'acquisto un italiano su quattro. Altri elementi chiave sono le migliori performance per il 14% e l'auto in sé ovvero la possibilità di avere versione elettrica il proprio modello preferito (9%).

Un altro sondaggio

Sotto abbiamo spiegato nel prosieguo, la situazione e i progetti di colonnine in Italia, ma è interessante notare come secondo una ricerca e sondaggio Findomestic, poco menodel 50%, il 45% considera l'auto elettrica interessante e il veicolo migliore a livello ecologico ma è bloccato nell'acquisto per il 31% per i prezzi alti e il 48% per la mancanza di stazioni di ricarica.  Da considerare che da oi sonos atte comperate nell'ultimo periodo sul parco auto totale lo 0,1% poco più di 1400 auto e veicoli elettrici
E si vorrebbero delle agevolazioni per comprare le auto elettriche, in primisi gli incentivi statali, costi minori sulle assicurazioni, parcheggi a pagamento, pedaggi per le autostrade e l'eliminanazione totale del bollo auto. Misure che sono fatte prese nei paesi Nordici nell'unione Europea, Norvegia in primis

Incentivi pochi e privati

E se questo fosse l'anno degli incentivi per l'acquisto di auto elettriche in Italia? Il sospetto nasce dalle aperture e dalle previsioni ottimistiche sullo sviluppo del comparto avanzato da un big del settore come Sergio Marchionne, numero uno dei Fca. In realtà, a livello regionale qualcosa si è già mosso, con gli sconti sulle imposte o le facilitazioni per chi punta su un mezzo alimentato elettricamente o comunque ibrido, ma di sblocco non è ancora lecito parlarne. E alle stime si aggiungono anche gli investimenti milionari nell'auto elettrica da parte dei principali produttori. Ford, ad esempio, ha deciso di mettere sul piatto 11 miliardi di dollari da spendere da qui al 2022. Fino a che punto il prossimo governo farà finta di nulla? Già, si avvicina l'appuntamento con le urne e quello rappresenterà un passaggio fondamentale.

Se gli incentivi assumeranno una forma tradizionale o meno resta tutto da scoprire. Il punto di partenza è rappresentato dai dati dell'Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, secondo cui le immatricolazioni delle auto elettriche nel mese di dicembre 2017 hanno rappresentato solo un modesto 0,1% dell'intero mercato italiano. Troppo poco e non serve mostrare le cifre degli altri Paesi per un ingeneroso confronto. Quanto fatto finora per rilanciare il settore si è rivelato insufficiente, come dimostrato dai 120 milioni di euro messi a disposizione per l'acquisto di veicoli verdi a basse emissioni complessive (veicoli elettrici, ibridi, a metano, a biometano, a GPL, a biocombustibili e a idrogeno prevalentemente a uso aziendale e pubblico) terminati troppo presto, anche a dimostrazione dell'esistenza di una domanda viva.

Cosa si muove

Una possibilità concreta che l'auto elettrica diventi davvero più vicina e accessibile a tutti in Italia, anche da noi, è la Nissan Leaf di seconda generazione un auto che si potrà provare tra pochissimo nei concessionari, ad un costo che dovrebbe essere realmenrte abbastanza accessibike s pinta nell'uso e nell'acquisto da diversi accordi e alleanze come con Enel. E non è un caso che ci sono già 10mila ordini in Europa.

Nissan sembra più avanti sotto diversi aspetti per l'auto elettrica, in modo particolare per la Nissan Leaf, ma non solo

Due colpi in uno: da una parte quello di favorire la diffusione delle sue auto elettrica Nissan Leaf e Nissan Note e-POWER, dall'altra quella di promuovere la mobilità condivisa. Arriva dal Giappone (lo farà dalla metà del prossimo mese di gennaio) la proposta e-share mobi che si basa su un principio molto semplice e differente da quelli fin qui conosciuti. L'automobilista paga solo l'utilizzo effettivo della vettura ovvero il consumo. Nessuna tariffa mensile fissa per intenderci. 

L'Italia per ora deve "accontentarsi" della nuova generazione della Leaf di Nissan che, ricordiamo, è l'auto 100% elettrica più venduta al mondo. Il produttore giapponese ha raggiunto una intesa con Enel, grazie a cui chi acquisterà la nuova Leaf riceverà due anni di ricarica gratis nelle colonnine pubbliche e il kit per la ricarica nella propria abitazione.  Si tratta senza ombra di dubbio di una interessante forma di incentivo all'utilizzo delle auto elettriche che va al di là dei tradizionali sconti per l'acquisto.

Ed è un grande successo proprio per la Nissan Leaf con 10mila ordini, dopo la presentazione ad Ottobre, in tutta Europa e che arriverà a Febbraio nelle concessionarie italiane da provare e poter così verificare e toccare con mano l'auto elettrica che al momento, come scritto, è la più venduto in assoluta.
E gli ordini vanno così bene che la società giappine ha dato il via all'aumentod ella produzione, in modo particolare nello stabilimento inglese, il principale che servirà le nazioni Ue.

Una singola ricarica della Nissan Leaf sarà di 378 Km e come caratteristiche tecniche ha alcune innovazioni interessanti come e-Pedal che permette attraverso il solo pedale dell'acceleratore di gestire il veicolo interamente ed è presenta nel modello base senza ulteriori costi. E poi altre due tecnologie che aiutano nella guida come il ProPILOT Park per il parcheggio automatico completo e il ProPILOT che mantiene l'auto in mezzo alla corsia e controlla la distanza dl'auto rispetto all'altro veicolo davanti per evitare tamponamenti.

E ancora

Enel ha deciso di accelerare sul mercato delle auto elettriche e lo fa intervenendo con decisione su uno degli aspetti più delicati ovvero quello della ricarica dei mezzi, strettamente legato alla durata della batteria. Se nel medio periodo l'obiettivo è installare 7.000 colonnine di ricarica entro il 2020, da raddoppiare nei due anni successivi, la stretta attualità passa da un gesto che è anche simbolico: cominciare questo percorso da un autodromo, quello di Vallelunga, che si trova a 40 chilometri da Roma. Proprio qui intende dare una scossa e un segnale al comparto con la creazione del polo tecnologico per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni per la mobilità elettrica. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in Italia e si pone come aggregatore di istituti di ricerca e start up che operano nel settore.

L'appuntamento di Vallelunga è stato duque strategico per fare luce sulle strategie di Enel ovvero sulle caratteristiche tecniche delle 7.000 colonnine di ricarica per mezzi elettrici che faranno sentire un po' più al sicuro gli automobilisti italiani. La maggior parte di loro sarà installata nelle aree cittadine, e solo il 20% su autostrade e grandi arterie per i lunghi viaggi. Una scelta non proprio casuale perché una ricerca sulle abitudini degli italiani ha svelato che l'87% degli spostamenti quotidiano ha una percorrenza inferiore ai 60 chilometri. A ogni modo, saranno impiegate

  1. le colonnine Quick da 22 kW nelle aree urbane,
  2. le colonnine Fast (50 kW) e Ultra Fast (150 kW) per la ricarica veloce sulle strade extraurbane.

Si andranno ad aggiungere alle 900 colonnine collegate alla piattaforma cloud Electric Mobility Management con cui gestire in remoto e monitorare l'auto. Le infrastrutture di ricarica sono adesso concentrate nei centri urbani e l'autonomia dei veicoli elettrici è di circa 150 chilometri. A oggi l'Italia è il secondo Paese in Europa per densità di auto circolanti, ma il parco veicoli è tra i più anziani in Europa: una su tre ha circa 10 anni ed è inquinanti

Pochi incentivi, penalizzazioni e costi maggiori

Nel mirino sono adesso finite le auto con alimentazione diesel. Sia l'Italia e sia l'Unione europea stanno studiano misure ad hoc per limitare l'utilizzo perché considerate più inquinanti e dunque dannose per l'ambiente. Dalle nostre parti l'idea di base è legare l'importo del bollo auto all'inquinamento prodotto. Si ricorda che l'imposta si paga per il possesso di una vettura e non per il suo utilizzo: di conseguenza sarebbero coinvolte tutte le auto a prescindere dai chilometri percorsi. A livello europeo, segnala tra l'altro l'entrata in vigore dello standard Wltp (Worldwide harmonized light-duty vehicle test procedure ovvero il ciclo di calcolo armonizzato mondiale) per l'omologazione delle emissioni inquinanti delle automobili. Ma non si tratta dell'unico provvedimento,

Non sarà comunque semplice riuscire a far passare questa misura ovvero l'introduzione del bollo auto progressivo in funzione della quantità di inquinanti emessi nell'ambiente. C'è infatti un fronte contrario secondo cui a rimetterci sarebbero i possessori di vetture più datate, i pensionati ad esempio, ma anche chi non ha la disponibilità economica per sostituire l'auto vecchia con una nuova. Di conseguenza si tratterebbe di un provvedimento iniquo. Attualmente il parametro di riferimento per determinare la somma da pagare è la potenza del veicolo, così come indicata nella carta di circolazione. Per le auto di potenza superiore ai 100 KW o 136 CV il calcolo va effettuato aggiungendo all'importo base moltiplicato per 100 KW o 136 CV i singoli KW eccedenti i 100 o i CV eccedenti i 136 moltiplicati per l'importo unitario. Non tutti sono però chiamati a pagare il bollo auto. Tra le esenzioni totali o parziali si segnalano quelle relative a

  1. auto ibride
  2. veicoli storici ultratrentennali
  3. auto per disabili, invalidi e portatori di handicap
  4. auto elettriche
  5. auto alimentate esclusivamente a Gpl e metano

E pure l'Ue....

Succede invece che a livello europeo si vuole fare in fretta e viene ipotizzato il divieto di vendere auto e moto con alimentazione a combustibile fossile dal 2040 e in parallello l'incentivo a una maggiore mobilità sostenibile. Ma non si tratta dell'unica idea allo studio poiché si valutano anche

  1. la previsione di tariffe di parcheggio differenziate
  2. finanziamenti per il trasporto pubblico locale
  3. incentivi per la diffusione di veicoli elettrici e piste ciclabili
  4. l'alimentazione dei pullman con combustibili alternativi
  5. il congelamento dei mezzi a combustione interna

Ma è presto per parlare di addio ai motori diesel. Per almeno due motivi: come metterla con le accise sul carburante, preziose soprattutto in Italia? Come contenere l'impatto occupazionale sull'industria automotive? Cambiano poi le norme e le modalità di effettuazione dei test per gli autoveicoli omologati dopo con importanti risultati di cui si potrà usufruire a breve e medio termine. Per effetto della stretta sulle emissioni che è contenuta nelle nuove norme europee, a partire dal 2020 dallo scarico dei diesel e dei motori benzina a iniezione diretta Cdi non uscirà in pratica più particolato, uno dei nemici più temibili dell'apparato respiratorio. Lo ha sottolineato l'Associazione per il controllo delle emissioni tramite catalizzatore, che ha analizzato dettagli e positività delle nuove norme europee Real driving emissions (Rde) che prevedono la misura delle emissioni anche in condizioni reali di guida su strada.

Tra le altre novità ci sono la stretta sugli NOx, misurati su strada e non in laboratorio, e che non potranno superare di 2,1 volte quanto certificato per l'omologazione Euro 6 in vigore attualmente con una ulteriore riduzione a 1,5 volte entro il gennaio 2020. Assieme alle norme Rde, come premesso, sono entrati i vigore anche gli standard Wltp che avvicinano i controlli eseguiti in laboratorio a quelli su strada. Come ribadisce Aecc questa novità servirà a rendere i test più vicini alla realtà dell'uso dell0auto, con maggiori velocità sui banchi prova e durate incrementate.

Un problema da superare non solo italiano

Una recente ricerca della Morgan Stanley indica proprio l'assenza di colonnine per la ricarica una delle ragioni della scarsa diffusione di auto elettriche. Sul piatto delle bilancia, un peso minore sembra avere l'evidenza che le auto elettriche non hanno bisogno di cambi d'olio o di altre manutenzioni tipiche dei motori meccanici come la sostituzione di filtri dell'aria, dell'olio e del combustibile, quindi i costi di manutenzione sono inferiori. Eppure, stando alle norme attuali, la ricarica delle auto elettriche si potrà fare entro il 2020 non solo attraverso le colonnine pubbliche installate dai Comuni, ma anche presso le stazioni di servizio tradizionali.

Secondo la nuove regole, nel caso di autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti e di ristrutturazione totale degli impianti di distribuzione carburanti esistenti, le Regioni prevedono l'obbligo di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata. Di più: la ricarica all'auto elettrica si potrà fare anche in autostrada. Il decreto prevede infatti che i concessionari presentino entro il 31 dicembre 2018 un piano di diffusione dei servizi di ricarica elettrica. Le stazioni di ricarica veloci autostradali dovranno essere posizionate a non più di 50 chilometri sullo stesso asse viario, mentre per strade urbane ed extraurbane la distanza massima sarà di 20 chilometri. Infine, altre disposizioni riguardano il pagamento, che dovrà essere possibile con carta di credito, e il prezzo dell'energia erogata, che dovrà essere ragionevole, facilmente e chiaramente comparabili, trasparente e non discriminatorio.

Il motore elettrico presente nelle autovetture di questo tipo ha delle rese superiori rispetto al motore termico. Nel caso in cui l'energia elettrica da immettere nel sistema di accumulo è generata da fonti rinnovabili il risultato finale sotto l'aspetto energetico è a vantaggio dei sistemi ad autotrazione elettrica. Nel caso in cui la generazione elettrica è da fonte rinnovabile si può parlare di assenza di emissioni in atmosfera per quanto riguarda la combustione, mentre possono comunque esistere polveri sottili generate dall'usura delle gomme e dell'asfalto e in parte dal sistema di frenata. Lo scarso livello di rumore dei veicoli elettrici migliora le condizioni di inquinamento acustico ed evita la realizzazione di barriere fonoassorbenti.

In italia al momento vi è il progetto di Enel di Evo+ che prevede di inserire nei prossimi 3 anni colonnine extraurbane in tutta Italia, circa 180, mentre 20 in Austria. E le prossime due sono state annunciate anche a Siracusa in piazza D'adda, menre le precedenti trenta sono state inserite nei distributori tra Milano e Roma per permettere di fare questo tragitto e viceversa con l'auto elettrica.

A livello Europeo, è stato, invece, siglato un accordo per delle colonnine di ricarica super veloci tra Volkswagen, Daimler, Bmw, Ford chiamato progetto Ionity che in 20 zone principali del continente per permettere tragitti lunghi collocherà 400 colonnine probabilmente tra i 120-150 Km di distanza. Si incomincierà dalla Germania, e saranno previsti pagamenti con bancomat, carta di credito e cellari per fare tutto in totale autonomia

E intanto arriva la Formula E a Roma, ma...

C'è poi una questione che non può che suscitare una riflessione. Mentre stanno per approdare a Roma i bolidi della Formula E, quelli elettrici, per l'ennesima tappa della stagione, c'è chi fa notare come nella Capitale siano solo 158 punti di ricarica per auto elettriche. Si può parlare di occasione persa? Forse sì perché i riflettori della gara automobilistica potevano essere quelli strategici per la promozione dello sviluppo della mobilità elettrica. Stando ai dati diffusi, la situazione della Capitale non è affatto paragonabile a quella delle altre capitali europee. A Roma circolano 13.000 auto ibride, taxi inclusi, che pari allo 0,75% delle auto circolanti. I veicoli elettriche sono 728, pari allo 0,04%. E non va meglio con le dure ruote: le moto e gli scooter elettrici sono 499, lo 0,12% di quelli circolanti.