Quest'isola con auto elettriche ha cambiato il proprio futuro. La storia

Tutto il parco auto convertito in elettrico. Non serve installare stazioni di ricarica pubbliche o domestiche. La rivoluzione della piccola El Hierro.

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Tutto il parco auto convertito in elettrico


Il trend è estremamente chiaro: le auto elettriche rappresentano il futuro della mobilità. C'è ancora tantissimo da lavorare per la semplice ragione che c'è troppa sproporzione rispetto ai mezzi alimentati tradizionalmente. Tuttavia i numeri del mercato mondiale dei veicoli elettrici indicano una traiettoria ben precisa: se nel 2008 le auto elettriche erano poco meno di 10.000 unità mentre lo scorso anno hanno raggiunto quasi la quota di 2 milioni. Ed è lecito pensare che nei prossimi 10 anni possano raggiungere una cifra tra 9 e 20 milioni fino a diventare gradualmente un bene di massa. E lo stesso mercato collaterale, come quello delle batterie, va nella stessa direzione.

Tutto il parco auto convertito in elettrico

C'è ancora molta strada da fare, anche considerando che le auto elettriche sono costose ed è soprattutto la batteria a incidere maggiormente nell'impegno di spesa richiesto agli utenti. Ma le sorprese sono dietro l'angolo e, come racconta l'economista Gunter Pauli sul sito di Beppe Grillo, arrivano da El Hierro, una piccola isola di soli 10.500 abitanti al largo delle coste dell'Africa. Il vicepresidente del governo locale Javier Morales ha infatti immaginato di convertire tutto il parco auto di 6.000 veicoli in veicoli elettriche. Va da sé che parte della facilità del progetto deriva dal fatto che si tratta di una piccola cittadina, ma le rivoluzioni iniziano sempre da qui.

Non serve installare stazioni di ricarica pubbliche o domestiche

E per farlo ha fatto ricorso ai cosiddetti finanziamenti creativi. In buona sostanza, come racconta, l'isola ha sostituito la spesa annuale per i combustibili fossili in un investimento di capitale in energia eolica, sostenuta da accumulatori. Dal punto di vista tecnico, le quattro ex stazioni di servizio sono state trasformate in stazioni di stoccaggio elettrico per dare stabilità alla rete elettrica alimentata dall'energia eolica. Una soluzione che per certi aspetti mostra molti aspetti banali, ma come si dice in questi casi, nessuno ci aveva pensato. Non è necessaria l'installazione di stazioni di ricarica pubbliche o domestiche.

Le auto elettriche più vendute

In ogni caso vale la pena notare come siano le ibride plug-in ad attrarre maggiormente i consumatori sul fronte delle elettrificate e soprattutto che il trend sia costantemente in crescita. Davanti a tutti si piazza adesso la Renault Zoe, l'auto elettrica più venduta nei 28 giorni di febbraio. Si tratta di un avvicendamento al vertice, considerando che un mese fa la graduatoria era dominata da Volkswagen e-Golf, adesso al terzo posto, preceduta anche da BMW i3. Entrando più nel dettaglio delle unità vendute, viene fuori che in 2.439 hanno dato fiducia alla Renault Zoe con le seguenti quote di mercato nel Vecchio Continente 1.155 in Francia, 475 in Germania e 250 tra Spagna e Portogallo.

Più in generale, questa è la classifica aggiornata delle auto elettriche più vendute a febbraio:

  1. Renault Zoe 2.439
  2. BMW i3 1.598
  3. Volkswagen e-Golf 1.481
  4. Mitsubishi Outlander Phev 1.059
  5. Volkswagen Passat GTE 1.065
  6. Nissan Leaf 1.540
  7. Smart Fortwo ED 822
  8. Volvo XC60 T8 Phev 935
  9. Hyundai Ioniq Electric 679
  10. Mercedes GLC350e 738
  11. BMW 225xe Active Tourer 753
  12. Mini Countryman Phev 926
  13. Volkswagen Gold GTE 635
  14. BMW 530e 502
  15. Porsche Panamera Phev 530
  16. BMW 330e 375
  17. Kia Nir Phev 556
  18. Kia Soul EV 294
  19. Volvo XC90 T8 Phev 482
  20. Tesla Model S 600

A sorprendere è anche l'ottima prestazione della nuova generazione di Nissan Leaf, per la semplice ragioni che l'auto elettrica ha fatto il suo ingresso nei concessionari europei solo lo scorso mese. Si tratta evidentemente del risultato raggiunto dalla casa produttrice, tra le prime ha scommettere su questo tipo di motori. E ancora se si considerano le performance di vendita dei primi due mesi dell'anno, Renault Zoe è sempre davanti a tutti, lasciandosi alle spalle anche modelli come Mitsubishi Outlander Phev, Volkswagen Passat GTE, Smart Fortwo ED, Volvo XC60 T8 Phev, Hyundai Ioniq Electric, Volkswagen Gold GTE.

E nel futuro stima vendite

Il futuro è nel segno dell'auto elettrica? Sì e lo è anche il presente se i ricercatori Frost & Sullivan stimano che da qui alla fine dell'anno saranno 1,6 milioni i veicoli alimentati elettricamente. Una cifra destinata a schizzare verso l'altro nell'arco di sette anni saranno 25 milioni. Secondo gli studiosi, che hanno messo tutto nero su bianco nel "Global Electric Vehicle Market Outlook, 2018" i timori dei potenziali guidatori di auto elettriche sono destinati a essere spazzati via perché sono in programma investimenti in infrastrutture di ricarica per 57 miliardi di dollari entro 8 anni, e gli stessi progressi nel comparto delle batterie dovrebbero assicurare una maggiore durata. I macro mercati trainanti? Quello cinese su tutti, destinato ad assorbire con la sua quota al 48% quasi la metà delle auto elettriche. Alle sue spalle si colloca l'Europa nel suo complesso con il 26% e quindi il Nord America con il 17,7%. Stupisce, ma solo fino a un certo punto, la quota residuale del Giappone.

1 italiano su tra comprebbe auto elettrica con incentivi

L'auto elettrica ha diversi problemi per poter essere lanciata con successo in Italia, alcuni dei quali come le colonnine di ricarica, sono tipiche a tutto il mondo. Ma quello che manca di più sono gli incentivi a livello nazionale come in altre nazioni dove si paga meno il bollo, l'assicurazione o non si paga proprio. E poi ci sono anche incentivi. Ma in Italia qualcosa si sta iniziando a muovere con incentivi e sconti dati dalle aziende private o dalle regioni. E poi aumentando i costi per il diesel e le auto più inquinanti, ma questo chiaramente non è un incentivo, anzi...potrebbe metetre solo in difficoltà almeno 19-20 milioni di italiani

C'è poi un interessante sondaggio che svela come le auto elettriche piacciono agli italiani. A tal punto che, a fronte di incentivi mirati, 1 su 3 sarebbe disposto ad abbandonare l'auto in proprio possesso, a diesel o a benzina, per salire a bordo su un'elettrica. Ci ha pensato Lorien Consulting per Legambiente a sondare le intenzioni degli italiani per poi renderle pubbliche insieme al rapporto dell'associazione ambientalista sulla Green Mobility. Ebbene, stando ai dati raccolti

  1. il 33% degli intervistati acquisterebbe un'auto elettrica se costasse meno la ricarica
  2. il 29% se ci fossero degli incentivi fiscali per almeno il 15-20% del valore
  3. il 23% sceglierebbe l'elettrico se fosse più facile trovare punti di rifornimento in città e fuori
  4. il 21% se fosse possibile ricaricare a casa.

Di interessante c'è che un elemento chiave, evidentemente avvertito come critico dagli italiani e che rappresenta una delle discriminanti all'acquisto, è rappresentato dalla batteria e da tutti gli elemento collegati. La maggiore durata della batteria delle auto elettriche spingerebbe infatti all'acquisto un italiano su quattro. Altri elementi chiave sono le migliori performance per il 14% e l'auto in sé ovvero la possibilità di avere versione elettrica il proprio modello preferito (9%).

Incentivi regionali, si inizia

Si parla tanto di mobilità sostenibile e di tutela dell'ambiente, ma risulta che a oggi, 2017, la sola provincia italiana a proporre incentivi per l'acquisto di auto elettriche è quella di Bolzano. Gli acquirenti hanno due possibilità di scelta: 4.000 euro per un veicolo elettrico oppure 2.000 euro per un'auto ibrida plug-in. Siamo dunque ancora lontani dal passare dalle parole ai fatti sul fronte dei cambiamenti nell'utilizzo dell'auto privata. Anche se inquinamento, congestione urbana, problemi di parcheggio, di rumore o aumento del prezzo dei carburanti sono tutti elementi a favore di modelli alternativi, la realtà racconta come l'Italia procede a ritmo lento.

L'auto personale sembra essere usata più come uno dei tanti mezzi di trasporto, anziché come mezzo unico ed esclusivo. Lo sanno bene nella provincia di Bolzano, in cui l'incentivo per scegliere una soluzione elettrica passa dalla disponibilità dell'amministrazione provinciale e delle concessionarie che divideranno l'onere dell'incentivo. Stando alle regole approvate, possono accedere ai contributi i residenti in Alto Adige e il veicolo deve essere immatricolato nella Provincia di Bolzano. Il possesso dell'auto sembra una condizione irrinunciabile per la maggioranza degli automobilisti ma le offerte di alcuni costruttori, che propongono la batteria a noleggio, sono indice che i comportamenti stanno cambiando. A poco e poco si sta preferendo l'utilizzo al possesso.

La sfida del veicolo elettrico consiste nel far dialogare settori che non sono abituati a intrattenere rapporti su questo terreno, come le infrastrutture, il mondo delle automobili e quello delle telecomunicazioni. Mettendosi d'accordo, gli operatori possono trasformare il veicolo elettrico nel veicolo del futuro e farlo emergere nell'ambito delle flotte aziendali e delle stazioni di veicoli condivisi, dove il modello economico dell'auto elettrica sembra più adatto. A livello individuale, il valore residuo di un veicolo elettrico, ovvero l'importo che il proprietario può sperare di ottenere dalla futura rivendita, rappresenta il grande punto interrogativo nell'analisi del costo totale di proprietà.

Incentivi privati con sconti per comprar auto elettrica, il primo caso

Una possibilità concreta che l'auto elettrica diventi davvero più vicina e accessibile a tutti in Italia, anche da noi, è la Nissan Leaf di seconda generazione un auto che si potrà provare tra pochissimo nei concessionari, ad un costo che dovrebbe essere realmenrte abbastanza accessibike s pinta nell'uso e nell'acquisto da diversi accordi e alleanze come con Enel. E non è un caso che ci sono già 10mila ordini in Europa.

Nissan sembra più avanti sotto diversi aspetti per l'auto elettrica, in modo particolare per la Nissan Leaf, ma non solo

Due colpi in uno: da una parte quello di favorire la diffusione delle sue auto elettrica Nissan Leaf e Nissan Note e-POWER, dall'altra quella di promuovere la mobilità condivisa. Arriva dal Giappone (lo farà dalla metà del prossimo mese di gennaio) la proposta e-share mobi che si basa su un principio molto semplice e differente da quelli fin qui conosciuti. L'automobilista paga solo l'utilizzo effettivo della vettura ovvero il consumo. Nessuna tariffa mensile fissa per intenderci. 

L'Italia per ora deve "accontentarsi" della nuova generazione della Leaf di Nissan che, ricordiamo, è l'auto 100% elettrica più venduta al mondo. Il produttore giapponese ha raggiunto una intesa con Enel, grazie a cui chi acquisterà la nuova Leaf riceverà due anni di ricarica gratis nelle colonnine pubbliche e il kit per la ricarica nella propria abitazione.  Si tratta senza ombra di dubbio di una interessante forma di incentivo all'utilizzo delle auto elettriche che va al di là dei tradizionali sconti per l'acquisto.

Ed è un grande successo proprio per la Nissan Leaf con 10mila ordini, dopo la presentazione ad Ottobre, in tutta Europa e che arriverà a Febbraio nelle concessionarie italiane da provare e poter così verificare e toccare con mano l'auto elettrica che al momento, come scritto, è la più venduto in assoluta.
E gli ordini vanno così bene che la società giappine ha dato il via all'aumentod ella produzione, in modo particolare nello stabilimento inglese, il principale che servirà le nazioni Ue.

Una singola ricarica della Nissan Leaf sarà di 378 Km e come caratteristiche tecniche ha alcune innovazioni interessanti come e-Pedal che permette attraverso il solo pedale dell'acceleratore di gestire il veicolo interamente ed è presenta nel modello base senza ulteriori costi. E poi altre due tecnologie che aiutano nella guida come il ProPILOT Park per il parcheggio automatico completo e il ProPILOT che mantiene l'auto in mezzo alla corsia e controlla la distanza dl'auto rispetto all'altro veicolo davanti per evitare tamponamenti.

E una seconda decisione importante sempre privata per la diffusione

Enel ha deciso di accelerare sul mercato delle auto elettriche e lo fa intervenendo con decisione su uno degli aspetti più delicati ovvero quello della ricarica dei mezzi, strettamente legato alla durata della batteria. Se nel medio periodo l'obiettivo è installare 7.000 colonnine di ricarica entro il 2020, da raddoppiare nei due anni successivi, la stretta attualità passa da un gesto che è anche simbolico: cominciare questo percorso da un autodromo, quello di Vallelunga, che si trova a 40 chilometri da Roma. Proprio qui intende dare una scossa e un segnale al comparto con la creazione del polo tecnologico per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni per la mobilità elettrica. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in Italia e si pone come aggregatore di istituti di ricerca e start up che operano nel settore.

L'appuntamento di Vallelunga è stato duque strategico per fare luce sulle strategie di Enel ovvero sulle caratteristiche tecniche delle 7.000 colonnine di ricarica per mezzi elettrici che faranno sentire un po' più al sicuro gli automobilisti italiani. La maggior parte di loro sarà installata nelle aree cittadine, e solo il 20% su autostrade e grandi arterie per i lunghi viaggi. Una scelta non proprio casuale perché una ricerca sulle abitudini degli italiani ha svelato che l'87% degli spostamenti quotidiano ha una percorrenza inferiore ai 60 chilometri. A ogni modo, saranno impiegate

  1. le colonnine Quick da 22 kW nelle aree urbane,
  2. le colonnine Fast (50 kW) e Ultra Fast (150 kW) per la ricarica veloce sulle strade extraurbane.

Si andranno ad aggiungere alle 900 colonnine collegate alla piattaforma cloud Electric Mobility Management con cui gestire in remoto e monitorare l'auto. Le infrastrutture di ricarica sono adesso concentrate nei centri urbani e l'autonomia dei veicoli elettrici è di circa 150 chilometri. A oggi l'Italia è il secondo Paese in Europa per densità di auto circolanti, ma il parco veicoli è tra i più anziani in Europa: una su tre ha circa 10 anni ed è inquinanti

I costi maggiori e penalizzazioni

Nel mirino sono adesso finite le auto con alimentazione diesel. Sia l'Italia e sia l'Unione europea stanno studiano misure ad hoc per limitare l'utilizzo perché considerate più inquinanti e dunque dannose per l'ambiente. Dalle nostre parti l'idea di base è legare l'importo del bollo auto all'inquinamento prodotto. Si ricorda che l'imposta si paga per il possesso di una vettura e non per il suo utilizzo: di conseguenza sarebbero coinvolte tutte le auto a prescindere dai chilometri percorsi. A livello europeo, segnala tra l'altro l'entrata in vigore dello standard Wltp (Worldwide harmonized light-duty vehicle test procedure ovvero il ciclo di calcolo armonizzato mondiale) per l'omologazione delle emissioni inquinanti delle automobili. Ma non si tratta dell'unico provvedimento,

Non sarà comunque semplice riuscire a far passare questa misura ovvero l'introduzione del bollo auto progressivo in funzione della quantità di inquinanti emessi nell'ambiente. C'è infatti un fronte contrario secondo cui a rimetterci sarebbero i possessori di vetture più datate, i pensionati ad esempio, ma anche chi non ha la disponibilità economica per sostituire l'auto vecchia con una nuova. Di conseguenza si tratterebbe di un provvedimento iniquo. Attualmente il parametro di riferimento per determinare la somma da pagare è la potenza del veicolo, così come indicata nella carta di circolazione. Per le auto di potenza superiore ai 100 KW o 136 CV il calcolo va effettuato aggiungendo all'importo base moltiplicato per 100 KW o 136 CV i singoli KW eccedenti i 100 o i CV eccedenti i 136 moltiplicati per l'importo unitario. Non tutti sono però chiamati a pagare il bollo auto. Tra le esenzioni totali o parziali si segnalano quelle relative a

  1. auto ibride
  2. veicoli storici ultratrentennali
  3. auto per disabili, invalidi e portatori di handicap
  4. auto elettriche
  5. auto alimentate esclusivamente a Gpl e metano

Anche l'Unione Europea

Succede invece che a livello europeo si vuole fare in fretta e viene ipotizzato il divieto di vendere auto e moto con alimentazione a combustibile fossile dal 2040 e in parallello l'incentivo a una maggiore mobilità sostenibile. Ma non si tratta dell'unica idea allo studio poiché si valutano anche

  1. la previsione di tariffe di parcheggio differenziate
  2. finanziamenti per il trasporto pubblico locale
  3. incentivi per la diffusione di veicoli elettrici e piste ciclabili
  4. l'alimentazione dei pullman con combustibili alternativi
  5. il congelamento dei mezzi a combustione interna

Ma è presto per parlare di addio ai motori diesel. Per almeno due motivi: come metterla con le accise sul carburante, preziose soprattutto in Italia? Come contenere l'impatto occupazionale sull'industria automotive? Cambiano poi le norme e le modalità di effettuazione dei test per gli autoveicoli omologati dopo con importanti risultati di cui si potrà usufruire a breve e medio termine. Per effetto della stretta sulle emissioni che è contenuta nelle nuove norme europee, a partire dal 2020 dallo scarico dei diesel e dei motori benzina a iniezione diretta Cdi non uscirà in pratica più particolato, uno dei nemici più temibili dell'apparato respiratorio. Lo ha sottolineato l'Associazione per il controllo delle emissioni tramite catalizzatore, che ha analizzato dettagli e positività delle nuove norme europee Real driving emissions (Rde) che prevedono la misura delle emissioni anche in condizioni reali di guida su strada.

Tra le altre novità ci sono la stretta sugli NOx, misurati su strada e non in laboratorio, e che non potranno superare di 2,1 volte quanto certificato per l'omologazione Euro 6 in vigore attualmente con una ulteriore riduzione a 1,5 volte entro il gennaio 2020. Assieme alle norme Rde, come premesso, sono entrati i vigore anche gli standard Wltp che avvicinano i controlli eseguiti in laboratorio a quelli su strada. Come ribadisce Aecc questa novità servirà a rendere i test più vicini alla realtà dell'uso dell0auto, con maggiori velocità sui banchi prova e durate incrementate.

E il secondo problema dopo gli incentivi...

Una recente ricerca della Morgan Stanley indica proprio l'assenza di colonnine per la ricarica una delle ragioni della scarsa diffusione di auto elettriche. Sul piatto delle bilancia, un peso minore sembra avere l'evidenza che le auto elettriche non hanno bisogno di cambi d'olio o di altre manutenzioni tipiche dei motori meccanici come la sostituzione di filtri dell'aria, dell'olio e del combustibile, quindi i costi di manutenzione sono inferiori. Eppure, stando alle norme attuali, la ricarica delle auto elettriche si potrà fare entro il 2020 non solo attraverso le colonnine pubbliche installate dai Comuni, ma anche presso le stazioni di servizio tradizionali.

Secondo la nuove regole, nel caso di autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti e di ristrutturazione totale degli impianti di distribuzione carburanti esistenti, le Regioni prevedono l'obbligo di dotarsi di infrastrutture di ricarica elettrica di potenza elevata. Di più: la ricarica all'auto elettrica si potrà fare anche in autostrada. Il decreto prevede infatti che i concessionari presentino entro il 31 dicembre 2018 un piano di diffusione dei servizi di ricarica elettrica. Le stazioni di ricarica veloci autostradali dovranno essere posizionate a non più di 50 chilometri sullo stesso asse viario, mentre per strade urbane ed extraurbane la distanza massima sarà di 20 chilometri. Infine, altre disposizioni riguardano il pagamento, che dovrà essere possibile con carta di credito, e il prezzo dell'energia erogata, che dovrà essere ragionevole, facilmente e chiaramente comparabili, trasparente e non discriminatorio.

Il motore elettrico presente nelle autovetture di questo tipo ha delle rese superiori rispetto al motore termico. Nel caso in cui l'energia elettrica da immettere nel sistema di accumulo è generata da fonti rinnovabili il risultato finale sotto l'aspetto energetico è a vantaggio dei sistemi ad autotrazione elettrica. Nel caso in cui la generazione elettrica è da fonte rinnovabile si può parlare di assenza di emissioni in atmosfera per quanto riguarda la combustione, mentre possono comunque esistere polveri sottili generate dall'usura delle gomme e dell'asfalto e in parte dal sistema di frenata. Lo scarso livello di rumore dei veicoli elettrici migliora le condizioni di inquinamento acustico ed evita la realizzazione di barriere fonoassorbenti.

In italia al momento vi è il progetto di Enel di Evo+ che prevede di inserire nei prossimi 3 anni colonnine extraurbane in tutta Italia, circa 180, mentre 20 in Austria. E le prossime due sono state annunciate anche a Siracusa in piazza D'adda, menre le precedenti trenta sono state inserite nei distributori tra Milano e Roma per permettere di fare questo tragitto e viceversa con l'auto elettrica.

A livello Europeo, è stato, invece, siglato un accordo per delle colonnine di ricarica super veloci tra Volkswagen, Daimler, Bmw, Ford chiamato progetto Ionity che in 20 zone principali del continente per permettere tragitti lunghi collocherà 400 colonnine probabilmente tra i 120-150 Km di distanza. Si incomincierà dalla Germania, e saranno previsti pagamenti con bancomat, carta di credito e cellari per fare tutto in totale autonomia

Perché questa decisione

Può succedere che le cose vadano esattamente al contrario di quanto immaginato? Sì nel caso delle auto elettriche e di quelle ibride perché, stando a quanto deciso dalla Motorizzazione degli Stati Uniti, devono essere rumorose. Almeno un po'. Il mito così tanto ricercato del silenzio a bordo dell'auto non è evidentemente ben visto dalla NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration), secondo cui tutte le vetture alternativamente alimentate devono emettere un qualche tipo di suono tra uno e trenta chilometri orari. Non possono insomma viaggiare nel totale silenzio, anche se questa è una ragione per cui gli acquirenti decidono di fare propria un'auto elettrica.

Facile intuire le ragioni di questa decisione. I veicoli silenziosi rappresentano un potenziale pericolo per pedoni, ciclisti e altri automobilisti. Oltre alla vista, anche l'udito gioca un ruolo fondamentale nelle decisioni da assumere in merito su strada. Ecco dunque che secondo la Motorizzazione a stelle e strisce, un provvedimento d questo tipo può concretamente aiutare a diminuire gli incidenti. Tanto per inquadrare il problema, quelli con pedoni o ciclisti ammonta a circa 2.800 casi l'anno. Una cifra decisamente elevata che coinvolge anche i non vedenti, forse le principali potenziali vittime. E infatti sono almeno cinque anni che il Ministero aveva preso in considerazione questa ipotesi.

Si parla allora di rumore bianco e second Kevin Clinton, componente dell'associazione britannica Royal Society for the Prevention of Accidents, i più grandi rischi associati ai veicoli elettrici ci sono quando viaggiano a basse velocità, come nelle aree urbane con limiti più bassi, dato che il rumore delle gomme e la superficie della strada, nonché quelli aerodinamici, sono minimi a quelle velocità. Inevitabile allora una soluzione di questo tipo.

Cosa stabilisce il nuovo regolamento della Motorizzazione

La presa di posizione è allora molto chiara e soprattutto è utile per comprendere le ragioni per cui è richiesto un rumore ben udibile solo fino a 30 chilometri orari. Con il nuovo regolamento della National Highway Traffic Safety Administration tutti i veicoli ibridi o elettrici con quattro ruote e un peso lordo di 4,5 tonnellate o meno dovranno necessariamente emettere un rumore udibile quando si viaggia a una velocità fino a 30 chilometri all'ora. A velocità più elevate il suono di avviso non è necessario perché altri fattori, come il rumore dovuto al rotolamento degli pneumatici e all’attrito dell'aria sulla carrozzeria, forniscono un adeguato avviso acustico per i pedoni

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