Fibra ottica in Italia e in Europa: il punto su questa infrastruttura strategica

di Marcello Tansini pubblicato il
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Quale fibra ottica in Italia?

Puntare sulle reti in fibra ottica significa entrare in una nuova era digitale con un impatto positivo sia in termini economici e sia sociali

C’è una sola via d’uscita per l’Unione europea per mantenere alto il tasso di competitività e non soccombere nella rivalità tecnologica contro Singapore, Cina, Giappone e Corea del Sud: investire nella giusta direzione. I Paesi asiatici sono infatti considerati i benchmark di mercato sulle reti FTTH (Fiber to the Home) ovvero la fibra in case, uffici pubblici e privati e imprese. Ecco dunque che all’Europa spetta un compito che è anche una responsabilità: recuperare lo svantaggio e per farlo non c’è altra strada che aumentare gli investimenti. Lo studio Full-fibre access as strategic infrastructure: strengthening public policy for Europe a firma di Analysys Mason parla chiaro e lo fa sulla base dell’analisi delle reti telefoniche fisse in 30 Paesi europei: i 27 dell’Unione europea, oltre a Regno Unito, Svizzera e Norvegia.

Reti a banda larga tra lentezze e appuntamenti mancati

Pochi dubbi per Analysys Mason: il tempo perso non può essere recuperato a stretto giro e occorre mettere in conto ritardi nell’implementazione degli obiettivi dell’Agenda digitale europea. Si tratta di una doccia gelata che sorprende solo fino a un certo punto perché i governi nazionali sono ben consapevoli di questa situazione. Il report individua però anche una via d’uscita dalla situazione di stallo ovvero gli investimenti nello sviluppo delle reti a banda larga. Se le risorse fossero concentrate su questa priorità ecco che i tempi per centrare gli obiettivi comunitari verrebbero ridotti. Servono 65 miliardi di euro all’anno e un investimento europeo di questo tipo vedrebbe l’Italia tra i principali beneficiari. Il nostro Paese occupa infatti le retrovie nella graduatoria sullo sviluppo della rete a banda ultralarga.

Puntare sulle reti in fibra ottica significa entrare in una nuova era digitale con un impatto positivo sia in termini economici e sia sociali. Pensiamo ad esempio alle ricadute positive che deriverebbero dalla piena adozione del Wi-Fi 6 o del 5G tra intelligenza artificiale, telemedicina e Internet delle cose. Il tutto senza dimenticare il risparmio energetico sotto il profilo ambientale. Il principio di fondo è chiaro: una maggiore è più efficiente digitalizzazione grazie allo sviluppo delle reti a banda larga va di pari passo con i progressi economici e sociali del Paese. E permetterebbe di affrontare con efficacia e tempestività eventuali situazioni di emergenza, come quella che ha colpito l’Italia (e il resto del mondo) fino a poche settimane fa.

L’invito di Analysys Mason all’Unione europea è di incentivare gli investimenti nazionali per lo sviluppo di reti FTTH. Lo fa dal suo osservatorio, ben sapendo che nonostante lentezze e appuntamenti mancati si registra in Italia un certo attivismo. Pensiamo ad esempio a Vodafone e la sua rete a banda larga in grado di soddisfare le esigenze di oltre due milioni di clienti. Si tratta di un primo traguardo perché la collaborazione con Open Fiber è destinata a portare nuovi frutti come il raggiungimento di un maggior numero di abitazioni dalla rete FTTH. Senza dimenticare che è in corso di esecuzione il piano FWA (Fixed Wireless Access) per la copertura di oltre 2.000 Comuni nelle aree bianche con la rete a banda ultralarga.

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