La plastica che sotto un raggio di luce scompare

L'innovazione passa da tre passaggi: sintesi, bombardamento e risultato. Se è destinata a sacchetti di nylon, suture chirurgiche, piatti monouso, la soluzione è ottima.

La plastica che sotto un raggio di luce

La supermolecola che si autodistrugge


Arriva la plastica che scompare grazie a un raggio di luce. Proprio così: non c'è trucco né inganno perché basta un fascio di ultravioletti e la catena di polimeri si dissolve. L'innovazione passa da tre passaggi: la sintesi, il bombardamento e il risultato. Innanzitutto viene creata la plastica dai ricercatori dell'Università dell'Illinois. Quindi un fascio di luce colpisce la plastica e ne provoca lo scioglimento. Infine la rapidità del fenomeno dipende dall'intensità del raggio di luce. L'idea porta la firma di un team degli Stati Uniti e l'obiettivo è chiaro: salvare l'ambiente. Perché a oggi ricicliamo solo il 10% della plastica e una apparentemente innocua bottiglietta abbandonata può durare anche 450 anni Più di quattro vite.

La supermolecola che si autodistrugge

Come funziona allora l'esperimento? Si scelgono polimeri che in genere non formano catene stabili e che per questo sono scartati dall'industria della plastica. Anziché assemblarli in lunghe catene li si mette in circolo, forma che conferisce stabilità alla struttura. Poi si mescola un colorante sensibile alla luce ultravioletta. Quando la plastica viene colpita da raggi Uv, il colorante assorbe energia e strappa elettroni ai polimeri: il circolo si rompe e la catena perde stabilità. Quindi la plastica si dissolve. In pratica si indebolisce la struttura e la si rende più degradabile.

Come spiegato da Enrica Pessione, docente di Biochimica dell'Università di Torino, il futuro è adesso: costruire polimeri che hanno una durata limitata. Però - argomenta sulle pagine di Repubblica - bisogna sempre tenere conto dell'uso che si fa di quella plastica. Se è destinata a sacchetti di nylon, suture chirurgiche, piatti monouso, allora è ottima. Ma sarebbe un fatale errore di strategia, di metodo e di prospettiva pensare di usarla per infrastrutture, grondaie, tubi in plastica, prodotti che hanno sostituito il piombo che veicolava metalli tossici e che oggi, proprio per la durata, garantiscono stabilità ed efficienza.