Lavoro smart in Italia: a che punto siamo e perché conviene

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Lavoro smart in Italia: a che punto siam

La tecnologia aiuta il lavoro smart

Il mondo del lavoro è diventato smart: grazie alle nuove tecnologie anche i dipendenti possono trarre vantaggio. Ma a che punto siamo con il lavoro smart in Italia e a chi conviene?

Il primo passo da fare è capire che cos’è il lavoro smart, o lavoro agile usando il termine italiano: con questo termine infatti si intende il lavoro da remoto, ovvero la possibilità per i dipendenti di varie categorie (compreso la pubblica amministrazione) di svolgere il proprio lavoro anche da casa – o in co-working – con orari flessibili in modo da conciliare anche la vita privata in modo più soddisfacente. Un’opportunità davvero allettante per i lavoratori: meno stress, meno consumi e risparmio di tempo.

Il lavoro smart in Italia, a che punto siamo

Così allettante che, secondo l’Osservatorio per lo Smart Working del Politecnico di Milano, ha registrato negli ultimi anni una crescita costante. Ad ottobre 2019 infatti, secondo il report dell’Osservatorio si è registrato un +20%, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, che raddoppia le sue iniziative di smart working. Mentre è nelle grandi aziende che si registra quasi la metà dei lavoratori in regime smart.

Nessun problema nemmeno a livello legislativo, in quanto l’introduzione con il Jobs Act delle leggi sul lavoro flessibile ha dato la possibilità sia alle grandi imprese, sia alle PMI di attuare dei progetti di lavoro smart, mantenendo gli stessi benefici e lo stesso trattamento per tutti i lavoratori.

Oltre a pensare al lavoro in chiave Smart, dunque flessibile, molte aziende stanno ripensando al proprio arredamento e logistica interna in questi termini, proponendo uffici e luoghi di lavoro più aperti e in condivisione. In questo modo, si rafforza la fiducia e la collaborazione tra dipendenti e anche tra il leader o manager e il team di lavoro.

Lavoro smart in Italia, a chi conviene

Ad entrambe le parti, a dir la verità, e persino all’ambiente. Partiamo dal lato lavoratore: con il regime di lavoro agile, il dipendente non dovrà più recarsi sul luogo di lavoro, evitando così code e stress lungo la strada (sia in auto propria sia con i mezzi pubblici), risparmierà soldi in termini di benzina e/o biglietti ed avrà più tempo per riposare, dedicarsi ai propri hobby o passare del tempo in famiglia. Il risultato di questi aspetti positivi è un beneficio per il datore di lavoro: una maggiore felicità e rilassatezza del dipendente provoca un maggiore rendimento e integrazione con le dinamiche lavorative, aumentando così la produzione, scopo ultimo del datore di lavoro.

La tecnologia aiuta il lavoro smart

È proprio grazie alla tecnologia che si è potuti giungere a questo punto. Internet e gli strumenti che ora abbiamo a disposizione, come app, dispositivi IoT e smartphone, rendono possibili le comunicazioni ovunque nel mondo e permettono anche una sincronizzazione precisa di progetti e team attorno al mondo. Ci sono app che aiutano a gestire il flusso di lavoro, a registrate le ore spese su un determinato progetto, app per desktop che registrano lo schermo durante l’attività lavorativa, e poi naturalmente sistemi di comunicazione e gestione di file e documenti come Drive, Slack, Skype ecc.  Non dimentichiamo poi che anche pagamenti e invio di dati sensibili ormai possono essere fatti attraverso internet, l’importante è affidarsi ad una rete criptata e sicura come le VPN, soprattutto se, come dice Harold Li di ExpressVPN, ‘usate reti Wi-Fi pubbliche e non volete che i vostri dati vengano monitorati e intercettati’.

Il lavoro smart in Italia è dunque destinato ad aumentare ed avere ancora più successo? Sembrerebbe proprio di sì e, stando al report dell’Osservatorio, ben il 76% dei lavoratori smart è soddisfatto e si sente più coinvolto e fiducioso. Sicuramente due buoni motivi per incentivare l’uso di questa formula lavorativa.