Servizi su sim telefonini preattivati e costi nascosti. Interviene Corte Ue

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Servizi su sim telefonini preattivati e

Servizi su sim telefonini preattivati

La Corte di Giustizia europea è stata chiamata a pronunciarsi su un caso tutto italiano che ha coinvolto gli operatori Wind e Vodafone.

No alla vendita di SIM per lo smartphone (e per il tablet) contenenti servizi a pagamento preimpostati e magari già attivati. Si tratta di una pratica commerciale aggressiva sleale da parte degli operatori telefonici e come tale da sanzionare. Ma la sentenza della Corte dell'Unione europea stupisce solo fino a un certo punto perché in questi ultimi anni si sono moltiplicati i richiami (e le sanzioni) ai danni delle compagnie telefoniche per via del boom di costi nascosti. Adesso i giudici comunitari fissano un punto ben preciso: questo comportamento rappresenta una fornitura non richiesta (per utilizzare l'esatta denominazione) da sanzionare da parte di un'autorità nazionale diversa da quella prevista dal diritto dell'Unione in materia di comunicazioni elettroniche.

Boom di costi nascosti

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi su un caso tutto italiano che ha coinvolto gli operatori Wind e Vodafone. Gli stessi che sei anni fa erano stati rpesi di mira dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato per aver venduto carte SIM sulle quali erano preimpostati e attivati servizi per navigare sul web e di segreteria telefonica. Sempre a pagamento, considerando che i costi erano stati addebitati all'utente anche se non aveva richiesto alcuna attivazione. Oltre all'Agcom, sulla vicenda era intervenuta anche l'Antitrust e perfino la giustizia amministrativa. Prima il Tar e poi il Consiglio di Stato che ha appunto chiesto un parere finale alla Corte di Giustizia europea. E le parole scritte dai giudici non sembrano lasciare spazio ad alcuna interpretazione.

Pratiche commerciali sleali e servizio universale

C'è stata anche una presa di posizione pubblica da parte della Corte dell'Unione europea, con cui ha voluto precisare, al di là del linguaggio giuridico, che la richiesta di un servizio deve consistere in una scelta libera da parte del consumatore. E nel caso in cui quest'ultimo non è stato informato né dei costi dei servizi né della loro preimpostazione e previa attivazione sulla carta SIM che ha acquistato, non si può ritenere che abbia liberamente scelto la fornitura di tali servizi. E c'è un aspetto che merita di essere evidenziato: i giudici considerano irrilevante che l'utilizzo dei servizi abbia potuto richiedere un'azione consapevole da parte del consumatore così come che il consumatore abbia avuto la possibilità di far disattivare o di disattivare tali servizi.

Da segnalare infine come la Corte osservi che non vi è contrasto tra la direttiva sulle pratiche commerciali sleali e la direttiva servizio universale per quanto riguarda i diritti degli utenti finali.

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