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Esodati: la soluzione c'è già. Basta convergenza partiti dopo elezioni per soluzione

Soluzioni esodati da partiti: quali sono e quando verranno messe in pratica



La questione esodati tiene banco da mesi e si sperava in una soluzione immediata all’indomani delle elezioni politiche che si sono tenute. Ma i risultati, che stanno facendo parecchio discutere, lasciano sul piatto ancora diversi nodi da sciogliere.

Prima di andare al voto erano state diverse le proposte dei partiti per risolvere la questione esodati, cioè per quei lavoratori in mobilità, contributori volontari, lavoratori cessati in virtù di accordi collettivi e/o individuali che a causa dell’entrata in vigore delle nuove norme della riforma Fornero non hanno potuto lasciare il lavoro, ritrovandosi così in una sorta di limbo, senza pensione e senza lavoro.

Una delle principali sfide che attendono il nuovo governo è, dunque, quella di cambiare il sistema previdenziale e tutelare chi ancora è senza lavoro e senza assegno pensionistico.

Il governo Monti ha cercato di ovviare al suo stesso errore trovando le risorse per tutelare almeno 230mila persone, ma, secondo le stime, la platea di lavoratori da salvaguardare comprenderebbe quasi 390mila italiani.

Il segretario del Pd ha preso l'impegno di dare una risposta ‘immediata’ alla questione e prevedere l'erogazione dell'assegno di pensione e non dell'Aspi (l'ammortizzatore sociale che rimpiazzerà l'indennità di disoccupazione), come han fatto fin qui capire alcuni esperti candidati nella lista Monti, come Pietro Ichino e Giuliano Cazzola.

Del resto, quello che vogliono gli esodati è che venga riconosciuto il loro diritto alla prestazione sulla base del comma 14 dell'articolo 24 della legge Fornero, non in base ai decreti attuativi emessi successivamente dal ministro, che hanno introdotto paletti e limitazioni non previsti dalla legge.

Bersani ha sempre detto di voler rendere più flessibili i criteri di accesso alla pensione stabiliti dalla riforma Fornero, che ha eliminato di colpo gli assegni di anzianità e ha fissato tra 62 e 66 anni i requisiti anagrafici per accedere ai trattamenti di vecchiaia (con un ulteriore innalzamento dell'età nei prossimi decenni).

Il Pd, invece, professa più gradualità nel passaggio dal vecchio al nuovo sistema, almeno per quei lavoratori che compongono la vasta platea degli esodati.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il