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Assunzioni precari statali, scuoola pubblica amministrazione 2014 per sentenza Corte Ue.

Corte Ue censura norme italiane sui precari pubblici e apre all'assunzione a tempo indeterminato: commento Cgil e posizione ministro D’Alia. La situazione e probabili conseguenze



Lo scorso mese di  dicembre la Corte di Giustizia europea ha deliberato un’ordinanza (Papalia causa C-50/13) e una sentenza che potrebbero mettere in discussione anni di norme italiane sui contratti flessibili nella pubblica amministrazione.

L’Italia potrebbe essere costretta a rivedere la normativa sui precari della P.A. e anche ad assumere a tempo indeterminato oltre 230 mila stabilizzazioni tra scuola (130 mila), Sanità (130 mila) e Autonomia (80 mila). Secondo i principi della giurisprudenza comunitari, l'ordinanza Papalia (causa C-50/13) e la sentenza Carratù (Causa C-361/12), entrambe del 12 dicembre scorso, sono decisioni su casi specifici (un maestro ‘a tempo’ della banda municipale contro il Comune di Aosta, un dipendente temporaneo vs Poste Italiane), che si riflettono però sui casi simili, anche in termini di applicazione da parte dello Stato e della giustizia italiana.

Nel primo caso, la Corte di Giustizia Ue ha dichiarato ‘l'illegittimità della legislazione italiana in materia di precariato pubblico, accertando che l'Italia e la normativa interna non riconoscono e non garantiscono ai lavoratori pubblici precari le tutele e le garanzie previste dal legislatore europeo'.

Sotto accusa, in particolare, la norma italiana che, nel caso di utilizzo abusivo da parte del datore di lavoro pubblico di una serie di contratti a tempo determinato, preveda per il lavoratore danneggiato solo il diritto di chiedere un risarcimento del danno subito previa la (difficilissima) dimostrazione di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di lavoro, e senza possibilità di trasformazione del lavoro precario in lavoro stabile.

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla legislazione italiana in materia di precariato pubblico non giunge certo come una novità, visto che il governo nel frattempo è già intervenuto con il decreto 101, convertito in legge, che ha come obiettivo proprio il superamento definitivo del fenomeno del precariato”: cosi Gianpiero D’Alia, ministro per la Pa e la Semplificazione ha risposto alle osservazioni della Cgil sulla sentenza della Corte Europea, che ha dichiarato illegittima la normativa italiana sui precari pubblici.

“Da un lato, ha spiegato D’Alia, abbiamo introdotto il principio secondo cui l’unico modo per accedere nella Pa è a tempo indeterminato, se non per esigenze eccezionali e motivate, pena la nullità del contratto con sanzioni disciplinari ed economiche per il dirigente che viola questa norma.

Dall’altro abbiamo previsto, nell’ambito dei posti e delle risorse finanziarie disponibili, un sistema di inserimento stabile e meritocratico nelle Pa attraverso concorsi riservati per quei precari che da almeno tre anni negli ultimi cinque, con il loro lavoro, mandano avanti le amministrazioni. Spiace che nel dare valutazioni un sindacato come la Cgil non tenga conto dei passi avanti compiuti fino a oggi, in una situazione emergenziale e con risorse ridotte che non consentono certamente stabilizzazioni di massa”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il