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Referendum trivelle: dove, quando, come si vota domenica. Orari Seggi. Cosa cambia, perchè votare sì o votare no

Domenica prossima 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivelle, cosa si vota, risultati ed effetti: le conseguenze dei sì e dei no




Il referendum sulle trivelle si terrà domenica prossima 17 aprile, dalle 7 alle 23, e potranno votare tutti cittadini che hanno compiuto 18 anni e devono presentarsi presso il seggio della propria zona muniti di tessera elettorale e carta di identità valida. Il quesito referendario chiede agli italiani se vogliano fermare le trivellazioni a mare una volta scadute le concessioni già date o se vogliano che le trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi continuino fino ad esaurimento del giacimento. Il referendum è abrogativo il che significa che votare sì vorrà dire decidere per lo stop alle trivellazioni a mare, mentre il no esprimerà l’essere favorevole alle trivelle e permettere che le operazioni di petrolio e gas continuino ad al loro esaurimento.

Perché si raggiunga il quorum è necessario che si arrivi al 50% più uno di voti e in tal caso vincerebbero i sì, se il quorum non dovesse essere raggiunto, tutto rimarrà esattamente così com’è e le società petrolifere che han già ottenuto le concessioni per trivellare potranno continuare a farlo fino ad ‘esaurimento giacimento’ come riportato nel testo del quesito.

A sostegno del sì al referendum comitati e associazioni ambientaliste, alcuni partiti e tecnici e scienziati del settore, che puntano sullo sviluppo di un futuro energetico alternativo per la nostra Italia. Tanti però anche coloro schierato a favore del no, dallo stesso premier, a società petrolifere, industriali, alcuni partiti, esponenti politici, ma anche geologi, secondo cui le piattaforme a mare per le trivellazioni non sono inquinanti e la loro eventuale chiusura porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

Particolarmente divisa il mondo politico sul referendum sulle trivelle e c’è chi invita addirittura all’astensione, mentre qualche giorno fa il presidente della Corte Costituzionale Grossi ha invitato a partecipare al voto, perché significa essere pienamente cittadini. E sia il presidente del Senato Grasso che della Camera Boldrini hanno confermato la loro partecipazione al voto, insieme a quella del presidente della Repubblica Mattarella. Votare sì significherebbe dunque tutelare il nostro ambiente e i nostri mari e stoppare le trivellazioni a mare portando l’esecutivo a dare il via a politiche di espansione dell’energia rinnovabile.

Votare no invece significherebbe sostenere le trivellazioni a mare per l’estrazione di gas e petrolio fino al loro esaurimento, mantenendo al proprio posto di lavoro le migliaia di persone oggi impiegate, evitando la spesa di soldi ingenti per l’acquisto dall’estero di idrocarburi, e di processi di dismissione delle stesse piattaforme. Per tranquillizzare tutti coloro che temono rossi rischi per l’inquinamento dei nostri mari, alcuni tecnici hanno spiegato che le piattaforme per estrazione di idrocarburi in Italia sono quasi tutte strutture fisse che poggiano sul fondale marino e raggiungono profondità di poche decine di metri, diversamente dalle piattaforme che hanno provocato disastri ambientali, come quello dello Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico.

Era, infatti, una struttura mobile, che non era atta nemmeno all’estrazione di idrocarburi ma un natante di perforazione e le profondità raggiungevano i 1.500 metri, con pressioni di lavoro estremamente elevate che sfioravano le 800 atmosfere. Inoltre quasi il 95% dei lavori di estrazione in Italia è di gas naturale e non petrolio, il che significa che difficilmente potrebbero derivare conseguenze negative.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il