Tata acquista Jaguar e Land Rover mentre Fiat è pronta per vendere e produrre negli Stati Uniti

Aumentano i movimenti nel settore automobilistico: Tata acquisisce Jaguar e Land Rover. Fiat vuole vendere e produrre negli Usa, vista la debolezza del dollaro



L’ultima “novità” è la tanto attesa acquisizione di Jaguar e Land Rover da parte dell’indiana Tata, non ancora confermata, ma ormai discussa, anticipata e smentita da tanto tempo da far quasi apparire superflua una conferma ufficiale. Solo dieci anni fa se si fosse diffusa la notizia che un indiano avrebbe comprato la Jaguar sarebbe sembrato una barzelletta, al massimo lo si sarebbe concesso a un giapponese. Oggi invece la notizia praticamente data per scontata dal mercato e le attese si concentrano sui dettagli del deal. Due dubbi di peso, infatti, rimangono.
Il primo riguarda il prezzo: c’è chi parla di 2 miliardi di dollari, chi di 2,75 e la differenza, come tutti possono vedere, non è da poco e detterà probabilmente un precedente per le prossime probabili acquisizioni nel settore.

Il secondo dubbio riguarda invece una clausola vincolante ipotizzata dal Financial Times che segue con particolare attenzione la vicenda. Sembra infatti che a Tata sia stato imposto di bloccare eventuali alleanze fra Jaguar o Land Rover da un lato e altre case produttrici dall’altro. Si tratterebbe di una precisazione che, se da un lato permetterebbe alla venditrice Ford di bloccare eventuali concorrenti, dall’altro scoraggerebbe eventuali deal vantaggiosi per Fiat e per gli altri alleati di Tata.

Fiat, che ha fra i propri amministratori lo stesso Ratan Tata, è, infatti, uno dei più attenti alleati del gruppo indiano. Lo ha confermato di recente la ricapitalizzazione della joint venture che unisce le due società in India. Il finanziamento alla jv è stato infatti raddoppiato a circa un miliardo di dollari e quindi i progetti comuni sono sicuramente destinati a crescere. Dalla nuova filiale indo-italiana spunteranno auto e motori destinati a soddisfare la fame di autovetture in India e nel mondo e probabilmente il bilancio della Fiat se ne gioverà. Localizzare è, d’altra parte, sempre più importante per il Lingotto e lo ha confermato recentemente lo stesso Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, parlando del mercato americano dove il gruppo dovrebbe entrare con una produzione in loco. L’obiettivo è quello di vendere (e produrre) negli States Alfa Romeo e Iveco, l’occasione è fornita dalla crisi di GM e Ford e dalla forte svalutazione del dollaro che rende competitiva la produzione in sede.

I tempi sono d’altra parte assai duri, come conferma l’abbassamento delle stime di vendita da parte della Toyota, e anche in Europa la concorrenza per il Lingotto è destinata a crescere. Per quanto “inconcepibile” (l’aggettivo è di Sergio Marchionne) il matrimonio fra Porsche e Volkswagen pone in campo un unico concorrente che controlla non solo la temibile Porsche, diretta concorrente della Ferrari, ma anche il più grande produttore di veicoli commerciali europei. La prossima fusione di Man e Scania creerà, infatti, il più grande antagonista della nostrana Iveco e quindi Fiat dovrà competere con i tedeschi a tutto campo. Senza considerare poi le strategie sempre più aggressive della francese Peugeot e della giapponese Renault-Nissan…

Che Marchionne voglia tentare la carta americana, dunque, non sorprende: d’altra parte la stessa Volkswagen ha annunciato l’intenzione di costruire un impianto statunitense capace di produrre 250 mila auto all’anno.

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Fonte: pubblicato il