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Italia del centro-nord è prima in Europa per economia, mentre il Sud è ultimo

Italia ancora divisa, Italia ancora spaccata. Sono passati anni, decenni, da quando regnava il divario Nord e Sud, il tempo è passato, la storia è cambiata, i progressi della tecnologia sono diventati i protagonisti della nostra società, eppure quel



Italia ancora divisa, Italia ancora spaccata. Sono passati anni, decenni, da quando regnava il divario Nord e Sud, il tempo è passato, la storia è cambiata, i progressi della tecnologia sono diventati i protagonisti della nostra società, eppure quel famoso divario tra Nord e Sud ancora esiste, re-siste.

L’Italia è spezzata in due e al vecchio divario tra Nord e Sud, temperato dalle politiche di intervento, dall'ampiezza delle Partecipazioni statali, dalla capacità di assorbimento della PA è subentrato un abisso, tra due realtà sempre più lontane. Sempre più lontane in eccesso, per abitudini, per cultura, per formazione ideologica. Per tutti quegli aspetti che hanno dato vita a due diverse visioni del mondo all’interno di uno stesso Paese che, a sua volta, è all’interno di un’altra grande coalizione, l’Unione europea. A fare da colpo di grazia tra Nord e Sud è il comparto economico.

La Fondazione Edison, che sotto la guida dell'economista Marco Fortis dedica documentati studi agli squilibri economico - territoriali, giudica che "nei prossimi anni il principale freno alla crescita del nostro Paese potrebbe venire proprio dal sempre più alto divario tra Nord-Centro e Sud che presenta ormai evidenze allarmanti.

Infatti, secondo recenti dati Eurostat, l'Italia del Nord vanta un pil pro capite superiore a quello del Regno Unito, mentre l'Italia centrale sorpassa quello di Paesi come la Svezia, la Germania o la Francia.  Per contro il Mezzogiorno, con i suoi 20,7 milioni di abitanti costituisce in Europa la più gigantesca area di basso reddito, comparabile a quella rappresentata da Grecia e Portogallo presi assieme, con una popolazione di 21,6 milioni di abitanti, che hanno, peraltro un reddito medio pro capite più alto che nel nostro Sud.

Nella prospettiva di un voler recuperare, non si può certo non considerare il lavoro sommerso che al Sud la fa da padrone. Ed è necessario considerare che la differenza Nord-Sud si attesta essenzialmente per lo sviluppo di un’economia industriale manifatturiera dal successo consolidato del Nord Centro. Come attutire, dunque, questa differenza? Quali sforzi e come concentrarli nel tentativo di una ripresa che riporti sullo stesso piano ile regioni del nostro Paese?

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il