Per i lavoratori impiegati nel settore della ristorazione e dei pubblici esercizi, la cassa integrazione rappresenta un importante ammortizzatore sociale che garantisce un sostegno economico durante periodi di crisi aziendale. L'indennità viene calcolata in base alla retribuzione percepita dal dipendente e al suo inquadramento contrattuale, seguendo regole ben precise stabilite dall'INPS.
Le imprese del settore ristorazione e pubblici esercizi che attraversano momenti di difficoltà economica possono ricorrere all'ammortizzatore sociale della cassa integrazione, sia riducendo le ore lavorative dei dipendenti sia sospendendo temporaneamente l'attività. Questo strumento consente di preservare i rapporti di lavoro durante periodi di contrazione produttiva o crisi temporanee.
L'indennità di cassa integrazione per i lavoratori con contratto pubblici esercizi e ristorazione viene erogata dall'INPS e corrisponde generalmente all'80% della retribuzione ordinaria che il dipendente percepirebbe lavorando regolarmente secondo il proprio livello di inquadramento contrattuale.
È importante sottolineare che l'importo dell'integrazione salariale è soggetto a massimali mensili stabiliti annualmente dall'INPS, che ne definiscono il tetto massimo erogabile.
Per il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi sono previste diverse tipologie di intervento:
Nel 2025, l'indennità di cassa integrazione per i lavoratori del settore pubblici esercizi e ristorazione viene calcolata applicando la percentuale dell'80% alla retribuzione lorda che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non lavorate.
Tuttavia, gli importi erogabili sono soggetti a limiti massimi mensili stabiliti dall'INPS per il 2025:
Per i lavoratori del settore ristorazione, si applicano i massimali previsti per la generalità dei settori. È bene ricordare che questi importi sono al lordo delle trattenute fiscali e quindi l'importo netto che il lavoratore riceverà sarà inferiore.
Per determinare l'importo dell'integrazione salariale spettante, si applica la seguente formula:
Retribuzione mensile lorda ÷ Ore lavorative mensili × Ore non lavorate × 80%
L'importo così ottenuto non potrà comunque superare i massimali mensili stabiliti dall'INPS per il 2025.
Per comprendere meglio come funziona il calcolo dell'indennità di cassa integrazione per i lavoratori del settore pubblici esercizi e ristorazione, ecco alcuni esempi concreti:
Un cameriere inquadrato al Livello 6 del CCNL pubblici esercizi e ristorazione con una retribuzione mensile lorda di 1.800 euro per 40 ore settimanali, posto in cassa integrazione a zero ore, percepirà:
1.800 euro × 80% = 1.440 euro
Poiché questo importo supera il massimale INPS di 998,18 euro (applicabile alle retribuzioni fino a 2.159,48 euro), il lavoratore riceverà il massimale previsto, ovvero 998,18 euro lordi mensili.
Un cuoco inquadrato al Livello 7 del CCNL pubblici esercizi con una retribuzione mensile lorda di 1.000 euro per 40 ore settimanali, posto in cassa integrazione con riduzione al 50% dell'orario (20 ore settimanali), percepirà:
In totale il lavoratore riceverà 900 euro lordi mensili (500 euro di stipendio + 400 euro di cassa integrazione).
Un addetto alla reception inquadrato al Livello 5 con contratto part-time di 30 ore settimanali e retribuzione mensile lorda di 1.200 euro, posto in cassa integrazione a zero ore, percepirà:
1.200 euro × 80% = 960 euro
In questo caso, poiché l'importo è inferiore al massimale INPS, il lavoratore riceverà 960 euro lordi mensili.
La durata dell'intervento di cassa integrazione varia in base alla tipologia di ammortizzatore sociale utilizzato:
La cassa integrazione ordinaria per i lavoratori del settore ristorazione e pubblici esercizi può essere concessa per un massimo di 13 settimane consecutive, prorogabili trimestralmente fino a un totale complessivo di 52 settimane in un biennio mobile.
Dopo aver raggiunto il limite massimo, l'azienda potrà presentare una nuova domanda solo dopo che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa.
La cassa integrazione straordinaria può essere autorizzata per diverse causali, con i seguenti limiti di durata:
Il limite complessivo di durata massima degli interventi di CIGS per ciascuna unità produttiva è di 36 mesi in un quinquennio mobile.
Durante il periodo di cassa integrazione, i lavoratori del settore pubblici esercizi e ristorazione continuano a maturare l'anzianità di servizio e mantengono intatti i diritti ai fini pensionistici grazie all'accreditamento dei contributi figurativi.
I contributi figurativi vengono versati direttamente dall'INPS, senza alcun onere a carico del lavoratore. Il datore di lavoro è esonerato dal pagamento dei contributi previdenziali nei seguenti casi:
L'azienda deve invece continuare a versare regolarmente i contributi per le ore effettivamente lavorate dai dipendenti. Questa disposizione rappresenta un importante vantaggio per le imprese che possono ridurre significativamente il costo del lavoro durante i periodi di crisi, mantenendo al contempo il rapporto di lavoro con i propri dipendenti.