Anche le tute di lavoro fornite dall'azienda ai propri dipendenti, soprattutto quando svolgono attività a rischio, possono essere considerate come dispositivi di protezione individuale.
Di conseguenza, la responsabilità del lavaggio di questi indumenti ricade sul datore di lavoro. Questa interpretazione è stata confermata dalla Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con l'ordinanza 10128 del 2023, che tiene conto anche di quanto previsto nei vari Ccnl ovvero i Contratti collettivi nazionali di lavoro. Approfondiamo quindi:
Tuta da lavoro o la divisa, chi la deve lavare
Come sono considerati gli indumenti da lavoro
Il decreto legislativo 81 del 2008, che regola la sicurezza sul lavoro, presenta ambiguità riguardo al lavaggio della tuta da lavoro e della divisa ovvero dei dispositivi di protezione individuale. L'articolo 77, comma 4, stabilisce che il datore di lavoro è responsabile di mantenere in efficienza i Dpi e di garantirne le condizioni igieniche attraverso la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie, seguendo eventuali indicazioni del produttore.
Anche se non viene esplicitamente menzionato il lavaggio dei Dpi, considerando che essi includono anche indumenti, l'igiene e la manutenzione sono essenzialmente ottenute tramite il lavaggio.
Ma la circolare del Ministero del Lavoro e dell Politiche Sociali 34 del 1999 specifica che è compito del datore di lavoro assicurare la pulizia dei Dpi e stabilirne la frequenza. Questa pulizia può essere effettuata direttamente in azienda, tenendo conto dei rischi associati alla manipolazione e al trattamento degli indumenti, oppure attraverso imprese esterne specializzate.
La Corte di Cassazione ha emesso diverse sentenze che confermano l'obbligo del datore di lavoro di lavare gli indumenti da lavoro. Ad esempio, con la sentenza 8585 del 2015, la Suprema Corte ha condannato un'azienda al risarcimento dei danni relativi al lavaggio degli indumenti di lavoro, riconoscendo che se il lavaggio è necessario per mantenere gli indumenti efficienti, questo onere non può gravare sul lavoratore ma sul datore di lavoro,responsabile degli obblighi previsti dalla legge.
In conclusione, l'obbligo del lavaggio degli indumenti da lavoro, soprattutto quando sono considerati Dpi, ricade sul datore di lavoro, in linea con quanto stabilito dalle disposizioni legislative e dalle decisioni giudiziarie.
L'articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 81 del 2008 definisce i dispositivi di protezione individuale come "qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro". Di conseguenza, un indumento da lavoro indossato per proteggere il lavoratore dal contatto con agenti chimici o biologici pericolosi deve essere considerato come un Dpi.
La sentenza impugnata, pur riconoscendo il rischio noto di contatto con sostanze tossiche, nocive e agenti biologici ("germi e virus") nell'attività di raccolta e trasporto dei rifiuti, ha escluso la qualificazione degli indumenti forniti dalla società come Dpi, considerandoli come una semplice divisa aziendale o come utili per preservare gli abiti civili. Ma non sono stati adottati altri strumenti in grado di affrontare il rischio accertato, quindi le tute rappresentavano l'unico mezzo di protezione praticamente utilizzabile contro il possibile contatto con sostanze nocive per la salute per gli operatori ecologici.