Cosa fare in caso di rifiuto di smart working del datore di lavoro

Il principio di base dello smart working è che non si tratta di una modalità di lavoro che prevede un trattamento differente rispetto al lavoro in presenza.

Cosa fare in caso di rifiuto di smart wo

Cosa fare se il datore di lavora non concede lo smart working?

Lo smart working va concordato con datore e dipendente che devono essere entrambi d'accordo sullo svolgimento del lavoro a distanza. Tuttavia possono presentarsi situazioni in cui è una necessità e a cui è d'obbligo aderire. In queste circostanze, se sussistono condizioni e presupposti per l'impiego a distanza ma il datore si rifiuta, il lavoratore può agire in giudizio nei confronti del datore di lavoro e chiedere il risarcimento dei danni subiti.

Lo smart working è diventato realtà nel mondo del lavoro con un numero crescente di dipendenti che accetterebbe modalità di impiego a distanza per un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata. Oppure per ragioni logistiche perché la sede dell'azienda è distante rispetto alla propria abitazione.

Alla base dello smart working c'è un accordo tra le parti e di conseguenza ci chiediamo che se il datore di lavoro può rifiutarsi di concederlo e cosa può fare il dipendente in caso di diniego. Esaminiamo tutti i dettagli previsti dalla normativa attuale e quindi

  • Se datore di lavoro non concede smart working cosa fare
  • Smart working e comportamenti datore e lavoratore

Se datore di lavoro rifiuta lo smart working cosa fare

Il principio di base dello smart working è che non si tratta di una modalità di lavoro che prevede un trattamento differente rispetto al lavoro in presenza. In buona sostanza, il contratto rimane lo stesso, retribuzione, doveri e diritti inclusi, ma cambia solo il luogo di svolgimento delle mansioni a cui si è assegnati.

Il secondo aspetto da non perdere di vista è che la decisione va concordata. Significa che datore e dipendente devono essere entrambi d'accordo sullo svolgimento del lavoro a distanza.

Tuttavia possono presentarsi situazioni in cui lo smart working è una necessità e a cui è d'obbligo aderire - naturalmente se il tipo di attività lo consente - anche senza accordi individuali previsti dalla normativa generale e dai vari Ccnl (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici).

Pensiamo ad esempio alle recenti disposizioni governative sul contenimento e la gestione dell'emergenza sanitaria. In queste circostanze, se sussistono condizioni e presupposti per l'impiego a distanza ma il datore si rifiuta, il lavoratore può agire in giudizio nei confronti del datore di lavoro e chiedere il risarcimento dei danni subiti. Allo stesso tempo, il dipendente può rifiutare di lavorare in presenza.

Smart working e comportamenti datore e lavoratore

Lo smart working può aiutare i dipendenti a raggiungere un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e ridurre drasticamente i costi e il tempo associati ai viaggi da e verso il luogo di impiego. Molti dipendenti desiderano questa opzione in modo da poter bilanciare gli impegni personali come famiglia, hobby e studio.

La flessibilità incoraggia pause regolari, assenze dal lavoro e lavoro da casa che possono ridurre il livello di stress. Da parte loro, i datori di lavoro hanno maggiore facilità nel convincere lavoratori di talento che desiderano accedere allo smart working.

Creano in questo modo una cultura aziendale flessibile che valorizza le esigenze dei propri dipendenti. In un'ottica più ampia, riescono ad assicurare un lavoro più mirato, un maggiore coinvolgimento dei dipendenti e livelli di produttività più elevati. Possono insomma incoraggiare e motivare i lavoratori e e renderli più felici del proprio impiego quotidiano.

D'altro canto è pure vero che alcuni dipendenti hanno bisogno di un ambiente strutturato per prosperare sul lavoro e può essere difficile motivarsi se non si è in un ambiente di lavoro con possibilità di distrazioni. Il rischio di lavorare più del dovuto quando si è in modalità di smart working è evidente per via della difficoltà a creare una divisione netta tra vita privata e vita professionale. E attenzione al pericolo solitudine perché molte persone riescono a dare il meglio di sé solo all'interno di un ambiente di lavoro. Anche per i datori di lavoro sono alle prese con una serie di difficoltà, come la gestione delle prestazioni in modo equo tra i dipendenti in remoto o in presenza. Le scelte dipendono dalle esigenze del datore di lavoro e del dipendente. Meglio fissare linee guida chiare sin dall'inizio con la fissazione di riunioni regolari. Di certo l'impegno è fondamentale da entrambe le parti e deve essere equo.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
Puoi Approfondire
Ultime Notizie