Cosa fare se mi viene proposta riduzione stipendio per evitare licenziamento

Lo stipendio di un dipendente può essere ridotto solo in seguito a un preciso accordo tra il datore e il lavoratore che preveda l'assegnazione del dipendente a mansioni minori.

Cosa fare se mi viene proposta riduzione

Riduzione stipendio per evitare licenziamento, cosa fare?

Nel caso di mancato rispetto di queste norme ovvero se il datore propone una riduzione dello stipendio per evitare il licenziamento, il dipendente può opporsi. Se il datore procede con l'allontanamento, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione e al pagamento degli stipendi non corrisposti dalla data del recesso sino a quella della reintegra.

Soprattutto nei periodi di maggiore difficoltà economica, ascoltiamo storie di lavoratori alle prese con licenziamenti e riduzione di stipendio. Tuttavia da parte del datore di lavoro ci sono alcuni limiti da non superare ovvero regole da rispettare affinché le decisioni assunte siano legali.

Vediamo quindi nei dettagli cosa prevede la normativa in vigore, senza dimenticare le importanti sentenze dei tribunali che hanno fissato principi in parte rivoluzionari. Esaminiamo quindi:

  • Riduzione stipendio per evitare licenziamento, cosa fare
  • Licenziamento o riduzione stipendio, cosa dicono i giudici

Riduzione stipendio per evitare licenziamento, cosa fare

I datori di lavoro non possono retrocedere unilateralmente i dipendenti e ridurre il loro stipendio.

Anche nel caso in cui un datore di lavoro assegni un dipendente a mansioni di status ridotto o inferiore, cosa consentita per modifiche alla struttura organizzativa, il dipendente ha diritto a mantenere la propria classificazione e retribuzione a livello professionale, ad eccezione di quegli elementi della retribuzione connessi a modalità specifiche di svolgere i compiti precedenti.

L'articolo 2103 del Codice civile limita la possibilità di un datore di lavoro di ridurre lo stipendio di un dipendente solo nell'ambito dell'esercizio del proprio potere: "Il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa".

Non vieta esplicitamente alle parti in cui ovvero azienda e lavoratore di concordare in autonomia un diverso pacchetto retributivo, purché rispetti i limiti previsti dalla legge e il minimo salariale previsto dall'eventuale Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici).

Di conseguenza è possibile un accordo tra un datore di lavoro e i suoi dipendenti che prevede una riduzione temporanea dello stipendio non collegata a un cambiamento delle mansioni dei dipendenti.

Al fine di ridurre il rischio di contestazioni e contenziosi, il dipendente dovrebbe confermare successivamente alla stipula del contratto che lo stipendio percepito durante il periodo di riduzione era corretto e rinunciare a qualsiasi reclamo al riguardo.

Nel caso di mancato rispetto di queste norme ovvero se il datore propone una riduzione dello stipendio per evitare il licenziamento, il dipendente può opporsi.

Se il datore procede con l'allontanamento, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione e al pagamento degli stipendi non corrisposti dalla data del recesso sino a quella della reintegra.

Licenziamento o riduzione stipendio, cosa dicono i giudici

Lo stipendio di un dipendente può quindi essere ridotto solo in seguito a un preciso accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore che preveda l'assegnazione del dipendente a mansioni minori e una categoria di lavoro inferiore.

L'intesa tra le parti deve essere firmata davanti a un Comitato di conciliazione e sono validi solo se mirano a favorire gli interessi del dipendente, come evitare il licenziamento, consentirgli di acquisire competenze diverse o migliorare le proprie condizioni di vita.

Sulla base di un'interpretazione restrittiva di questa disposizione, esiste una giurisprudenza che afferma l'esistenza del principio generale di non riduzione della retribuzione, secondo cui non è permesso alcun taglio, anche con il consenso del dipendente.

Di conseguenza, sono considerati validi solo gli accordi sottoscritti nei termini e alle condizioni previste ovvero nell'ambito di una sede protetta tra quella sindacale, le commissioni di certificazione dei contratti di lavoro, il giudice del lavoro, la sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro.

Il giudice ha argomentato la sua interpretazione evidenziando la necessità di tutelare la ragionevole aspettativa dei dipendenti di ricevere un determinato importo a titolo di risarcimento per le mansioni che si impegnano a svolgere al momento della sottoscrizione di un contratto di lavoro.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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