Cosa rischia una persona che lavora in nero per una azienda? Multe e sanzioni nel 2022

Non è mai una buona idea impiegare lavoratori in nero. Le multe sono piuttosto salate e gli svantaggi sono maggiori dei vantaggi. Ecco perché.

Cosa rischia una persona che lavora in n

Lavoro in nero, quali sono multe e sanzioni nel 2022?

Sono in vigore sanzioni piuttosto salate nei confronti del datore di lavoro che si comporta scorrettamente, a iniziare dall'impiego di lavoratori in nero. Più esattamente, per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo varia da 1.500 a 9.000 euro.

Tutti i dettagli del rapporto di lavoro vanno messi nero su bianco sulla base delle disposizioni generali in materia. Ma anche del Contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento così come degli accordi individuali. Può però accadere che nel passaggio dalla teoria alla pratica ovvero dalle promesse e dalle migliori attenzioni alla cristallizzazione dell'intesa possa nascere un problema.

Ci riferiamo alla mancata formalizzazione dell'assunzione del lavoratore che, di fatto, non è in regola. SI tratta dei cosiddetti lavoratori in nero ovvero dei dipendenti che, secondo il gergo in materia, lavorano in nero.

Ci domandiamo quindi cosa rischia una persona che lavora in nero per una azienda. L'aspetto positivo è proprio l'esistenza di una serie di norme che tutelano la sua posizione con contestuale sanzione a carico del datore di lavoro. Approfondiamo quindi cosa prevedono le normative 2022 vigenti e più precisamente:

  • Lavoro in nero, multe e sanzioni nel 2022

  • Cosa caratterizza e come si combatte il lavoro in nero

Lavoro in nero, multe e sanzioni nel 2022

Sono in vigore sanzioni piuttosto salate nei confronti del datore di lavoro che si comporta scorrettamente, a iniziare dall'impiego di lavoratori in nero. Più esattamente, per ogni lavoratore irregolare entro i 30 giorni di impiego effettivo varia da 1.500 a 9.000 euro.

Per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo compreso tra i 31 e i 60 giorni da 3.000 a 18.000 euro. Infine, per ogni lavoratore irregolare con impiego effettivo superiore ai 60 giorni, l'importo della sanzione a carico del datore varia da 6.000 a 36.000 euro.

L'assunzione non in regola da parte del datore di lavoro si configura in una vera e propria violazione di legge, oltre che dei diritti fondamentali dello stesso lavoratore. Innanzitutto quelli di tipo economico. Non dimentichiamo che, oltre alla retribuzione mensile, altre voci da considerare nel caso di un'assunzione in regola sono il Tfr, le ferie, la tredicesima ed eventualmente la quattordicesima, gli straordinari.

Ma poi ci sono anche i diritti legati alla dignità del (mancato) dipendente. Ecco allora che quest'ultimo può denunciare l'assunzione non in regola all'Ispettorato del lavoro istituito alla Direzione provinciale del lavoro.

La denuncia deve essere circostanziata ovvero contenere i dati relativi al contratto e all'attività e alle mansioni svolte. Da accompagnare con i dati anagrafici oltre che con quelli relativi al giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepiti. Tutte le prove documentali che rafforzano la propria posizione di dipendente in nero, comprese quelle prove testimoniali a sostegno della denuncia, sono naturalmente ben considerate.

Cosa caratterizza e come si combatte il lavoro in nero

Non è un caso che il datore di lavoro deve sempre indicare nel contratto il luogo di lavoro e se non è fisso o predominante deve specificare che il dipendente è occupato in luoghi diversi e indicare la sua sede o il suo domicilio. Allo stesso tempo è indispensabile l'orario di lavoro e l'eventuale richiesta di effettuazione di lavoro straordinario, se la possibilità non è specificata dal contratto collettivo applicato.

Quindi è necessaria l'identità delle parti. In pratica il datore di lavoro deve fornire tutti gli elementi relativi alla corretta identificazione. Spazio poi durata alla specificazione delle ferie retribuite cui il dipendente ha diritto o le modalità di determinazione e alla loro fruizione. Via libera all'indicazione dell'importo iniziale della retribuzione e gli elementi che la compongono, con indicazione del periodo di pagamento.

E poi alla durata dell'eventuale periodo di prova nel rispetto di quanto previsto dal contratto collettivo applicato. Non devono mai mancare inquadramento, livello e qualifica oppure la descrizione sommaria del lavoro, la durata del contratto a tempo determinato o indeterminato, la data d'inizio del rapporto di lavoro. E infine, ma non meno importante rispetto alle altre voci, i termini di preavviso per il recesso.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il