Cosa succede se si arriva al lavoro in ritardo

In caso di mancata puntualità si viene meno a un dovere contenuto nel proprio contratto di lavoro. Di conseguenza il datore può applicare una delle sanzioni disciplinare.

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Quali conseguenze se arrivo in ritardo al lavoro?

La gravità dei provvedimenti disciplinari per chi arriva in ritardo al lavoro è variabili. Nell'ordine sono il rimprovero verbale, l'ammonizione, la multa, la sospensione, il trasferimento, il licenziamento. Ciascuna di queste disposizioni è legata a una serie di motivi.

Ammettiamolo pure, a chi non è mai capitato di arrivare almeno una volta in ritardo al lavoro? Quali conseguenze ci sono state? Ci auguriamo che la più drastica di tutte ovvero il licenziamento, non sia arrivata. Ma è bene sapere che in caso di mancata puntualità si viene meno a un dovere contenuto nel proprio contratto di lavoro.

Di conseguenza il datore può applicare una delle sanzioni disciplinari. Come vedremo in questo articolo, non solo dispone di una vasta scelta di opzioni, ma allo stesso tempo può tenere conto di una serie di indicatori che lo indirizzano verso una decisione anziché un'altra.

La posta in gioco nel caso di ritardo sul lavoro è dunque molto alta perché, al netto delle particolarità eventualmente contenute nel Ccnl di riferimento - terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici -, il contratto di lavoro prevede l'orario di ingresso e quello di uscita ovvero il numero esatto delle ore in cui prestare la propria attività.

D'altronde, anche nella stessa busta paga consegnati ai dipendenti è indicato il numero delle ore di lavoro svolte. Vediamo quindi

  • Al lavoro in ritardo, cosa succede al dipendente
  • Da cosa dipendono le sanzioni per ritardo sul lavoro

Al lavoro in ritardo, cosa succede al dipendente

Arrivare in ritardo al lavoro non è mai una buona idea perché il rischio di vedersi applicata una sanzione disciplinare è concreto. Chiariamo subito un principio che regola o dovrebbe regolare tutte le organizzazioni del lavoro: il buon senso deve essere prevalente.

Significa che non può considerarsi automatica una sanzione nel caso di un unico ritardo nell'arco di tanti anni di lavoro, magari per cause indipendenti della propria volontà, ad esempio causa treno. A ogni modo, sono sei le possibile conseguenze a cui può andare incontro il lavoratore.

La prima è quella più lieve ed è il rimprovero verbale da parte del superiore con invito a prestare maggiore attenzione e a evitare ritardi che possono provare disfunzioni nella macchina organizzativa. Sicuramente più grave è l'ammonizione che si differenzia dal rimprovero verbale perché è una sanzione scritta e di conseguenza entra nel fascicolo del dipendente.

Ma se in questi primi due casi le conseguenze pratiche sono nulle, diverso è il caso della multa perché si tratta di un vero e proprio taglio dello stipendio.

Le norme in vigore sul ritardo al lavoro prevedono però alcuni limiti ovvero la multa non può in alcun caso prevedere una decurtazione maggiore di 4 ore di retribuzione.

Dalla multa alla sospensione il passo può essere breve. Ma anche in questo caso ci sono alcuni limiti che il datore di lavoro non può travalicare.

La sospensione motivata dal ritardo del dipendente non può essere maggiore di 10 giorni lavorativi. Le possibili sanzioni disciplinari non si arrestano con la sospensione poiché lo step successo è quello del trasferimento del lavoratore in un'altra sede, naturalmente se disponibile.

Infine, come abbiamo già accennato, c'è anche la più esemplare delle sanzioni disciplinari per ritardo sul lavoro ed è il licenziamento del dipendente.

Da cosa dipendono le sanzioni per ritardo sul lavoro

Quali sono i motivi che spingono un datore di lavoro a scegliere di applicare una sanzione disciplinare anziché un'altra? Le ragioni possono essere differenti e la prima è naturalmente la quantità di ritardo accumulato.

Appare infatti evidente che presentarsi con 5-10 minuti dopo l'orario di ingresso rientra nel margine di tolleranza, a differenza di uno sforamento di 2-3 ore.

Altro aspetto di cui si tiene conto è il ruolo ricoperto dal lavoratore all'interno dell'azienda. Nel caso di un addetto alla sicurezza con orari prestabiliti, ad esempio, il ritardo ha un peso maggiore rispetto a quello di un impiegato d'ufficio.

E poi, qual è la frequenza della mancata puntualità: si tratta di casi isolati e distanti nel tempo oppure di un comportamento ripetuto?

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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