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Diritto alla pensione e importi, modifiche importanti grazie a decisioni Cassazione

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Da condizioni imprescindibili di accesso alla pensione finale a calcolo rivalutazione delle pensioni annuali: le più importanti sentenze ad oggi 2022 della Cassazione sulle pensioni
Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
Diritto alla pensione e importi, modifiche importanti grazie a decisioni Cassazi

Quali sono le sentenze della Cassazione più importanti al 2022 su diritto alla pensione?

La Corte di Cassazione si è espressa diverse volte nel corso degli anni sulla sempre dibattuta questione pensionistica ma le sue sentenze più importanti ad oggi riguardano soprattutto le condizioni essenziali per avere accesso effettivo alla pensione finale, calcolo e modalità di rivalutazione automatica delle pensioni e pensione di reversibilità ai superstiti di un assicurato.
 

Andare in pensione è un diritto riconosciuto a tutti coloro che svolgono una determinata attività lavorativa per tutto il tempo necessario al conseguimento del diritto alla pensione. Per andare in pensione nel 2022 con la pensione ordinaria di vecchiaia bisogna raggiungere 67 anni di età a maturare almeno 20 anni di contributi, mentre per la pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e un anno in meno, vale a dire 41 anni e 10 mesi di contributi, per le donne (più una finestra mobile di tre mesi per la pensione effettiva).

Ci sono poi le forme pensionistiche in vigore per andare in pensione prima nel 2022, tra quota 102 (per uscire a 64 anni di età e con 38 anni di contributi), opzione donna (per andare in pensione a 58 e 59 anni di età, rispettivamente per lavoratrici dipendenti e autonome con almeno 35 anni di contributi maturati al 31 dicembre 2021), ape social (per andare in pensione prima a 63 anni di età e con almeno 30 anni di contributi ma solo per determinate categorie di persone), che sono, però, misure sperimentali e quindi, al momento e previe ulteriori modifiche e proroghe, destinate ad esaurirsi. 

Sulla questione pensione si dibatte sempre e da sempre e spesso è la legge a intervenire per risolvere questioni e controversie. Vediamo quali sono le sentenze dalla Corte di Cassazione al 2022 più importanti sul diritto alla pensione.

  • Diritto alla pensione secondo Cassazione condizione imprescindibile
  • Diritto a pensione di reversibilità a ex coniuge secondo Cassazione
  • Rivalutazione automatica pensioni e importi più alti cosa ha deciso la Corte di Cassazione
  • Diritto a importi pensione di reversibilità secondo Cassazione


Diritto alla pensione secondo Cassazione condizione imprescindibile

Una delle più importanti sentenze della Corte di Cassazione sul diritto alla pensione, e in particolare sul raggiungimento del diritto a poter collocarsi finalmente a riposo, è la sentenza n. 14417 del 27 maggio 2019, che afferma che è condizione imprescindibile per poter andare effettivamente in pensione la cessazione effettiva dell'attività lavorativa.

Tale condizione, secondo la Cassazione, non sussiste quando un lavoratore dipendente dimessosi viene, poi, riassunto dallo stesso datore e alle stesse condizioni di lavoro precedenti. Quando, dunque, si è in procinto di raggiungere i requisiti per la pensione tali da aver maturato il diritto a collocarsi a riposo, bisogna presentare contestuale dichiarazione di cessazione dell’attività lavorativa. 

Diritto a pensione di reversibilità a ex coniuge secondo Cassazione


Altra importante sentenza della Corte di Cassazione riguarda il diritto alla pensione di reversibilità nei casi di divorzio: la Cassazione ha, infatti, stabilito che tale prestazione spetta al coniuge separato e anche nei casi in cui si tratti di coniuge separato con addebito e non solo se titolare di assegno alimentare a carico del coniuge deceduto, come prima stabilito, ma anche senza assegno.

Secondo la Cassazione, non sussiste alcuna differenza di trattamento per il coniuge separato con o senza addebito per cui, per poter ottenere la pensione di reversibilità, non è condizione obbligatoria da soddisfare non aver avuto addebito della separazione e percepire già l’assegno alimentare.

Per la Cassazione, condizione essenziale per avere diritto alla pensione di reversibilità per il coniuge separata è l’esistenza del rapporto coniugale con il coniuge defunto, a prescindere da motivo e condizioni successive del divorzio.

Rivalutazione automatica pensioni e importi più alti cosa ha deciso la Corte di Cassazione

E’ stata la Corte di Cassazione a stabilire che la rivalutazione delle pensioni debba essere applicata sull'importo netto del trattamento e non sull’importo lordo degli assegni, specificando che spetta anche al netto di eventuali quote incumulabili, considerando che non tutte le pensioni si possono cumulare con eventuali altri redditi del beneficiario, per esempio le pensioni di reversibilità, o l’assegno ordinario di invalidità e così come altri trattamenti previdenziali per invalidità.

Inoltre, la stessa rivalutazione delle pensioni che comporta aumenti annuali degli importi percepiti cambia modalità di perequazione e le sei precedenti fasce sono diventate quest’anno tre. In particolare, le precedenti sei fasce di rivalutazione delle pensioni avvenivano sulle seguenti percentuali:

  • 100% per gli importi fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 77% per gli importi compresi tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 52% per gli importi compresi tra 5 e 6 volte il trattamento minimo;
  • 47% per gli importi compresi tra 6 e 8 volte il trattamento minimo;
  • 45% per gli importi compresi tra 8 e 9 volte il trattamento minimo;
  • 40% per gli importi superiori a 9 volte il trattamento minimo.

Dal primo gennaio 2022, le sei fasce sono diventate le seguenti tre per percentuali di rivalutazione:

  • rivalutazione al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo (fino a 2062 euro lordi);
  • rivalutazione del 90% per le pensioni tra tre e cinque volte il minimo (fino a 2577,90 euro);
  • rivalutazione del 75% per gli assegni oltre cinque volte il minimo (importi lordi oltre 2.577,90 euro).

Diritto a importi pensione di reversibilità secondo Cassazione

Relativamente alla pensione di reversibilità, la Corte di Cassazione è intervenuta anche per quanto riguarda calcoli e relativi importi di reversibilità da corrispondere ai familiari superstiti dell’assicurato defunto. 

In particolare, con la sentenza del 29 settembre 2021, la Corte di Cassazione ha precisato che i rischi della vecchiaia, dell'invalidità e della morte dell'assicurato o del pensionato vengono conglobati in un'unica forma assicurativa e il diritto a percepire la pensione di reversibilità è sempre condizionato al verificarsi del decesso dell'assicurato e matura parallelamente e insieme al diritto ad altre eventuali pensioni.

La pensione di reversibilità ai superstiti dipende dalla posizione assicurativa del defunto e le condizioni di maturazione derivano dalla stessa posizione assicurativa. A seconda cioè, della contribuzione versata dall’assicurato deceduto cambia l’importo della prestazione dovuta ai superstiti, insieme, eventualmente, secondo stabilito dalla Cassazione, al diritto alle altre pensioni dello stesso deceduto.