Fino a quale grado di parentela si può chiedere la legge 104 e relativi permessi nel 2021

Fruire della legge 104 significa fruire di permessi retribuiti sul lavoro, ma solo se lavoratori dipendenti con esclusione dei collaboratori familiari e dei lavoratori a domicilio.

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Legge 104: fino a quale grado di parentela si possono chiedere i permessi?

Al di là della situazione di gravità dell'handicap e della sottoscrizione di un contratto di lavoro di tipo dipendente, sia esso a tempo determinato o indeterminato, il grado di parentela richiesto per accedere alla legge 104 ovvero ai permessi retribuiti deve essere di una delle seguenti tipologie: il coniuge, il partner dell'unione civile o il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado, gli affini entro il secondo grado. Il beneficio può essere esteso ai parenti e agli affini entro il terzo grado solo a determinate condizioni.

Tra le disposizioni più avanzate nel sistema normativi italiano c'è di certo la legge 104. Si tratta di quella raccolta di provvedimenti che tutela i diritti di chi si trova in stato di disabilità e dei familiari che li assistono. O almeno cerca di attenuare la posizione di svantaggio in cui si trovano.

Il concetto di familiare è però molto ampio perché comprende i genitori e i figli, ma anche i fratelli e le sorelle. Volendo allargare lo sguardo, include anche nonni e zii fino ad arrivare a suoceri e cugini. Vogliamo allora capire fino a quale grado di parentela si ha diritto ad accedere alle agevolazione delle legge 104 e in particolare i permessi retribuiti dal lavoro.

Questi ultimi si caratterizzano infatti per la possibilità di fruizione allargata. Non solo a chi è alle prese con un handicap grave e regolarmente certificato. Ma anche ai familiari che prestano assistenza, purché siano lavoratori dipendenti. Vediamo quindi;

  • Legge 104: fino a quale grado di parentela si possono chiedere i permessi
  • Tante facilitazioni concesse con la legge 104

Legge 104: fino a quale grado di parentela si possono chiedere i permessi

Al di là della situazione di gravità dell'handicap e della sottoscrizione di un contratto di lavoro di tipo dipendente, sia esso a tempo determinato o indeterminato, il grado di parentela richiesto per accedere alla legge 104 ovvero ai permessi retribuiti deve essere di una delle seguenti tipologie:

  • il coniuge, il partner dell'unione civile o il convivente more uxorio
  • i parenti entro il secondo grado: parenti di primo grado ovvero genitori e figli, parenti di secondo grado ovvero nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli di figli in linea retta)
  • gli affini entro il secondo grado: affini di primo grado ovvero suocero, nuora e genero, affini di secondo grado ovvero cognati

Il beneficio dei permessi legge 104 può essere esteso ai parenti e agli affini entro il terzo grado a condizione che il coniuge o i genitori siano deceduti o mancanti (separazione, divorzio o abbandono purché certificato dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità) oppure abbiamo più di 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti (individuate dall'Inps su parere del Ministero della Salute). In sintesi:

  • parenti terzo grado: zii, nipoti ovvero figli di fratelli e sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta
  • affini terzo grado: zii acquisiti e nipoti acquisiti

Affinché parenti e affini di terzo grado abbiamo diritto ai permessi in base alla legge 104 basta che solo uno solo tra coniuge o genitori rientri nelle condizioni richieste. Non conta il riscontro della presenza in ambito familiare di parenti o affini di primo e secondo grado.

Il diritto ai permessi legge 104 scatta anche nel caso in cui siano in vigore altre forme di assistenza pubblica o privata, ad esempio se il disabile è ricoverato in una struttura pubblica.

Tante facilitazioni concesse con la legge 104

Fruire della legge 104 anche nel 2021 significa fruire di permessi retribuiti sul lavoro, ma solo se lavoratori dipendenti con esclusione dei collaboratori familiari e dei lavoratori a domicilio. I permessi possono essere richiesti in due modi: 2 ore di permesso giornaliere o 3 giorni di permesso mensili.

Questi ultimi possono essere suddivisi in permessi orari in base all'orario di lavoro medio giornaliero. La modalità del permesso può variare anche da un mese all'altro. I permessi devono essere goduti nel mese di competenza e non possono essere cumulati con quelli spettanti nei mesi successivi.

In tutti i casi i permessi sono indennizzati ovvero il pagamento dell'indennità viene effettuato dal datore di lavoro recupera quanto anticipato mediante conguaglio sui contributi dovuti all'Inps. Allo stesso tempo i sono coperti da contribuzione figurativa e devono essere considerati utili ai fini della pensione.

Tra l'altro, il lavoratore che già beneficia dei permessi in virtù del suo riconoscimento può fruire anche di permessi per assistere i famigliari portatori a loro volta di handicap.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il