Idoneità lavoratore dopo malattia quando deve essere data e chi la deve riconoscere

Affinché il lavoratore non abbia ricadute e possa essere scongiurata una infezione a catena è fondamentale che sia perfettamente guarito. Ma a chi spetta certificarlo?

Idoneità lavoratore dopo malattia quando

Chi deve controllare e quando idoneità lavoratore dopo malattia?

Nel caso in cui il periodo di assenza del lavoratore per malattia è superiore a 60 giorni continuativi scattano le disposizioni previste nel Testo unico sulla sicurezza. In particolare diventa obbligatorio sottoporre il dipendente a visita medica di idoneità specifica. Il controllo è a cura del medico aziendale.

Se c'è un aspetto da non sottovalutare sono le condizioni di salute del lavoratore al termine del periodo di malattia. Affinché non abbia ricadute e possa essere scongiurata una infezione a catena è fondamentale che sia perfettamente guarito. Ma a chi spetta certificare che sia in salute? E dopo quanto tempo va effettuato il controllo?

Come vedremo in questo articolo, esiste una disposizione legislativa ben precisa. Tuttavia non è completa e presenta alcune mancanze che rende difficoltoso trovare una risposta definitiva. Punto di riferimento per sapere qual è il trattamento previsto è il Testo unico sulla sicurezza.

La sua formulazione originaria risale al 2008, ma nel tempo è stato oggetti di aggiornamenti e modifiche fino ad assumere la forma e i contenuti attuali. Esaminiamo quindi:

  • Chi deve controllare e quando idoneità lavoratore dopo malattia
  • Precauzioni per il ritorno del lavoratore dalla malattia

Chi deve controllare e quando idoneità lavoratore dopo malattia

Nel caso in cui il periodo di assenza del lavoratore per malattia è superiore a 60 giorni continuativi scattano le disposizioni previste nel Testo unico sulla sicurezza. In particolare diventa obbligatorio sottoporre il dipendente a visita medica di idoneità specifica.

In questo caso lo scopo è la verifica della permanenza dell'idoneità allo svolgimento dei compiti assegnati. Il controllo è a cura del medico aziendale incaricato agli espletamenti della medicina del lavoro. Si tratta di un situazione che merita attenzione poiché il ritorno al lavoro senza che il dipendente sia stato sottoposto alla visita di controllo è vietato ovvero espone l'azienda ad azione di responsabilità per aggravamento.

Il problema è in realtà un altro ovvero la mancata indicazione dei tempi entro cui concludere la procedura. In buona sostanza, finché il medico non effettua la visita, il dipendente non può prendere servizio. Si tratta di una circostanza delicata perché non è chiaro come considerare il periodo tra fine della malattia e la visita di idoneità che ne certifichi la guarigione.

La prassi prevede che in questa fascia temporale di attesa, il dipendente può usufruire o di aspettativa non pagata o di giorni di ferie e non sempre è a carico dell'azienda. In pratica, datore e lavoratore possono sottoscrivere accordi individuali, anche tenendo conto degli strumenti a disposizioni.

Non solo ferie e aspettativa non retribuita, ma anche Rol (Riduzione orario di lavoro), permesso a recupero, addebito nella banca ore.

Precauzioni per il ritorno del lavoratore dalla malattia

Nel caso di malattie virali da cui è reduce il lavoratore occorre prestare attenzione anche alla purificazione dell’aria negli ambienti chiusi. Lo snodo centrale è la cosiddetta carica virale ovvero la sua concentrazione. In buona sostanza si tratta della quantità di virus presente per unità di volume.

Ed è evidente che maggiore è questa concentrazione e più elevato è il rischio di contagio. Si tratta di un concetto valido per tutti i locali, dagli appartamenti ai negozi, dai ristoranti in cui andiamo a ritirare il cibo da asporto fino ad arrivare alle strutture sanitarie. La soluzione per ridurre o annullare i rischi è la più semplice che si possa immaginare: rinnovare l’arrivare.

Con l’introduzione di aria pulita dall’esterno si abbatte la carica virale media nell’ambiente interno. Si tratta di un’attività di prevenzione che non offre la certezza di rimanere al riparo dal virus. La ragione è molto semplice: anche se diluita, finché la sorgente è attiva il pericolo rimane. A oggi non è chiaro quale sia il numero medio di particelle virali sufficienti per provocare una infezione.

Detto in altri termini, non è possibile determinare con sicurezza la quantità di aria da introdurre in un ambiente per garantire totale sicurezza rispetto alla possibilità di infezione.

Ma naturalmente con la garanzia di una costante purificazione dell’aria grazie a un sistema di ventilazione attivo diminuisce al minimo la possibilità per i presenti di contrarre l’infezione se nel locale sono attive una o più sorgenti di infezione.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il