Leggi e regole 2021 sui buoni pasto in smart working secondo CCNL vigenti aggiornati

Normativa alla mano ed esattamente quella relativa ai ticket sostitutivi della mensa, il lavoratore in smart working deve utilizzare i buoni pasto solo per l'intero valore facciale.

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Cosa prevedono le norme aggiornate sui buoni pasto in smart working?

Anche chi lavora in smart working ha diritto al buono pasto. Tuttavia occorre consultare accordi sindacali e Contratti collettivi nazionali di lavoro per verificare che non ci siano esclusioni per i lavoratori agili dalla fruizione di questa prestazione.

Ai lavoratori in smart working bisogna assicurare gli stessi diritti di cui godono i dipendenti in presenza. Si tratta di un punto fermo che caratterizza il lavoro a distanza. In termini concreti significa anche che lo smart worker ha diritto a ricevere i buoni pasto ovvero il servizio sostitutivo della mensa aziendale che si sostanzia nella consegna di ticket per l'acquisto di cibo.

Non c'è alcuna contraddizione in questa situazione in quanto i buoni pasto non devono essere necessariamente utilizzati nei bar e nei ristoranti, ma anche per fare la spesa da consumare nel proprio domicilio.

Approfondiamo quindi cosa prevede la normativa in vigore sui buoni pasto in smart working secondo Ccnl (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) vigenti aggiornati:

  • Buoni pasto in smart working, cosa c'è da sapere
  • Norme aggiornate sui buoni pasto in smart working

Buoni pasto in smart working, cosa c'è da sapere

Anche chi lavora in smart working ha diritto al buono pasto. Tuttavia occorre consultare accordi sindacali e Contratti collettivi nazionali di lavoro per verificare che non ci siano esclusioni per i lavoratori agili dalla fruizione di questa prestazione.

In ogni caso, il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato nei confronti dei lavoratori che svolgono le stesse mansioni all'interno dell'azienda.

Il lavoratore può infatti spendere i buoni pasto possono nei supermercati, negli alimentari, nelle gastronomie, nei bar, nei ristoranti e nelle pizzerie, nei negozi biologici, negli esercizi su area pubblica, nei mercatini anche su area pubblica, negli agriturismi, negli ittiturismi, nelle imprese agricole, attraverso i coltivatori diretti. Dal punto di vista strettamente fiscale, il buoni pasto sono considerati un fringe benefit.

Per capire che rapporto c'è occorre innanzitutto precisare che per buono pasto si intende, il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che attribuisce al possessore il diritto a ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro

Norme aggiornate sui buoni pasto in smart working

Normativa alla mano ed esattamente quella relativa ai ticket sostitutivi della mensa, il lavoratore in smart working deve utilizzare i buoni pasto solo per l'intero valore facciale e non li può cedere, vendere, cumulare o convertire in denaro.

Allo stesso tempo, i buoni pasto possono essere utilizzati - durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva - solo dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche se l'orario di lavoro non prevede una pausa per il pasto, oltre che dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato.

A completamento del quadro normativo, i buoni pasto rappresentano il documento che permettono all'esercizio convenzionato di dimostrare la prestazione nei confronti delle società di emissione e infine consentono al lavoratore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto.

Secondo la legge che ha messo nero su bianco le regole sullo smart working, il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto a un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi, nei confronti dei lavoratori che svolgono le stesse mansioni solo all'interno dell'azienda.

Al lavoratore impiegato in forme di lavoro agile può essere riconosciuto il diritto all'apprendimento permanente, in modalità formali, non formali o informali, e alla periodica certificazione delle relative competenze.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il