Mansioni inferiori al proprio livello di lavoro e contratto si possono rifiutare o no

Esiste il diritto del lavoratore allo svolgimento della propria prestazione poiché il lavoro rappresenta un mezzo di sostentamento economico e di espressione della personalità.

Mansioni inferiori al proprio livello di

Si possono rifiutare mansioni inferiori al proprio livello?

La regola generale prevede l'ammissione di progressioni di carriera rispetto alla situazione di partenza stabilita nel contratto di lavoro. Ma non sono concessi passi indietro. Il datore di lavoro può essere condannato al ripristino della situazione originaria ovvero il reintegro del dipendente nella posizione precedente al demansionamento o comunque in un'altra equivalente. Ci sono però due casi in cui è ammesso assegnare al lavoratore mansioni inferiori al livello di partenza.

Le regole sul mercato del lavoro in Italia sono estremamente dettagliate e coprono tutti gli aspetti, compresa l'assegnazione al dipendente di mansioni inferiori al proprio livello. Ma è legale? E soprattutto, il lavoratore può rifiutare il demansionamento o è costretto ad accettare pur di conservare il posto o non subire alcun provvedimento disciplinare?

Lo scopriamo in questo articolo, facendo presente che si tratta di una questione delicata che trova spazio anche nel codice civile, nella parte in cui stabilisce il diritto del lavoratore allo svolgimento della propria prestazione poiché il lavoro rappresenta un mezzo di sostentamento economico e di espressione della propria personalità.

Ne conseguenze che il mancato rispetto di questo principio rappresenta di base un inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro. Ma è sempre così e quali sono le conseguenze per il datore di lavoro?

Alle norme sul lavoro si aggiungono le numerose sentenze della Cassazione sull'assegnazione al lavoratore di mansioni inferiori a quanto previsto dal contratto. Analizziamo quindi

  • Si possono rifiutare mansioni inferiori al proprio livello
  • Casi particolari mansioni inferiori al proprio contratto

Si possono rifiutare mansioni inferiori al proprio livello

La regola generale prevede l'ammissione di progressioni di carriera rispetto alla situazione di partenza stabilita nel contratto di lavoro. Ma non sono concessi passi indietro.

Si tratta del cosiddetto demansionamento che, norme in una mano e sentenza dei tribunali nell'altra, comportano una serie di danni al lavoratore, a cominciare da quelli di natura patrimoniale.

Sono 5 quelle che nel tempo sono state individuate e per cui i vari datori di lavoro sono stati via via condannati, a cominciare dall'impedimento per il dipendente di sfruttare possibili future occasioni di lavoro per poi proseguire con la mancata acquisizione di una maggiore capacità professionale.

Al lavoratore sono quindi riconosciuti la diminuzione delle attitudini lavorative del lavoratore e l'impoverimento della capacità professionale. Infine, ma non di minore importanza, il pregiudizio alla carriera.

I giudici della Cassazione hanno successivamente riconosciuto anche la lesione del diritto alla manifestazione della personalità del lavoratore con tanto di ripercussioni dal punto di vista sociale e dell'immagine.

In questo caso si tratta di danno non patrimoniale per via della perdita della professionalità acquisita. E senza dimenticare i rischi per la salute, ad esempio la lesione del diritto all'integrità fisica. La regola generale prevede quindi che il lavoratore può rifiutare di svolgere mansioni inferiori al proprio livello.

Nel caso in cui la questione finisca davanti a un giudice, il datore di lavoro può essere condannato al ripristino della situazione originaria ovvero il reintegro del dipendente nella posizione precedente al demansionamento o comunque in un'altra equivalente.

Allo stesso tempo scatta l'obbligo di corrispondere le mensilità dovute e non ricalcolate sulla base della revisione della posizione originaria, insieme al risarcimento del danno. Il tutto al tetto di possibilità specificità contenuti nel vari Contratti collettivi nazionali di lavoro esistenti in Italia.

Casi particolari mansioni inferiori al proprio contratto

Attenzione quindi ai casi particolari in cui il datore di lavoro può assegnare mansioni inferiori (ma c'è anche il caso dell'assegnazione di mansioni superiori) al dipendente senza il rischio di andare incontro a vertenze con tanto di condanna.

La prima è appunto la presenza di una specifica disposizioni nel Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato per cui in alcuni delimitati casi è ammessa questa opzione. Pensiamo ad esempio ai Ccnl terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi ed enti pubblici.

La seconda è il riassetto aziendale che può portare al riposizionamento dei lavoratori, magari per effetto dell'automazione o dell'introduzione di nuove tecnologie.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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