Quando si riceve una notifica di sfratto esecutivo la legge prevede che bisogna lasciare la casa entro 6 mesi dalla convalida dello sfratto o, in casi eccezionali, entro 12 mesi. In presenza di morosità, con il provvedimento di sfratto bisogna lasciare la casa entro 60, al massimo 90 giorni.
Se ho ricevuto lo sfratto, quanto tempo ho per lasciare la casa? Quando un inquilino è moroso, cioè non paga i dovuti canoni di locazione nei tempi stabiliti, per più di due mensilità solitamente, il proprietario di casa può decidere di chiedere al giudice un provvedimento di sfratto. Vediamo di seguito nel dettaglio quali sono i tempi previsti per lasciare casa dopo un provvedimento di sfratto.
Il provvedimento di sfratto da una casa in affitto per un inquilino che non paga non arriva subito, appena uno, due o tre giorni in cui non si effettua il pagamento.
Secondo la normativa vigente, si può pagare in ritardo la mensilità prevista fino ad un massimo di 20 giorni dalla scadenza.
Solo trascorso questo periodo, il proprietario, se non ha ricevuto alcun pagamento dopo tentativi di sollecito, può decidere di dare avvio alla procedura di sfratto esecutivo che, però, prevede tempi piuttosto lunghi.
Può, infatti, durare qualche mese ma anche oltre un anno. Molto dipende dalla mole di lavoro dei giudici.
Prima, infatti, che il giudice del tribunale competente disponga lo sfratto esecutivo, bisogna passare attraverso diversi passaggi.
Dopo aver ricevuto la notifica dell’atto di sfratto esecutivo dall’ufficiale giudiziario, bisogna generalmente lasciare la casa entro 6 mesi dalla convalida dello sfratto.
In casi eccezionali, si arriva ai 12 mesi ma anche più.
Si tratta dei casi, per esempio, di sfratto per le famiglie con bambini o per le famiglie con disabili.
In entrambe questi ultimi casi, infatti, è difficile definire un tempo obbligatorio entro cui bisogna lasciare casa, perchè la legge prevede che lo sfratto può effettivamente diventare esecutivo solo quando si trova una sistemazione alternativa adeguata per garantire una vita idonea e dignitosa sia ai bambini che alle persone disabili in famiglia.